Sportweek, Vernazza: "Un tempo i giocatori venivano mandati in Sardegna per ritorsione. Oggi le società sono serve delle bizze di giocatori e agenti"

Sportweek, Vernazza: "Un tempo i giocatori venivano mandati in Sardegna per ritorsione. Oggi le società sono serve delle bizze di giocatori e agenti"TUTTOmercatoWEB.com
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di Vittorio Arba
Sportweek, Vernazza analizza il potere dei calciatori nel calcio moderno: dalla fine del vincolo al caso Esposito-Cagliari, simbolo dei nuovi equilibri.

Un lungo approfondimento sul rapporto di forza tra calciatori e società, ieri e oggi. A firmarlo è il giornalista Sebastiano Vernazza per Sportweek, che sui propri canali social ha accompagnato il focus con una foto di Sebastiano Esposito in maglia Cagliari. Il punto di partenza è il vecchio vincolo, che fino all'inizio degli anni Ottanta legava di fatto un calciatore al proprio club a tempo indeterminato. Vernazza ricorda anche una particolare percezione della Sardegna nel calcio dell'epoca: "Quando c'era il vincolo, i calciatori non erano padroni del proprio futuro. Le società li possedevano, in senso letterale, e per ritorsione potevano mandarli in Sardegna, come si usava fare allora con poliziotti o carabinieri riottosi. La Sardegna era percepita come una sorta di Caienna, in realtà era già un paradiso in terra, ma tant'è".

Dal vincolo al potere dei calciatori

Vernazza ricostruisce poi il funzionamento del sistema dell'epoca: "Un giocatore firmava e il club diventava padrone a tempo indeterminato delle sue prestazioni. Erano anni in cui ai giocatori non si pagavano neppure i contributi per la pensione e lo stipendio veniva decurtato del 40 per cento se non si raggiungevano le 24 presenze stagionali in A e le 20 in Serie B".

La svolta arrivò nel 1981 con la legge 91 e l'introduzione della firma contestuale, che rese necessario il consenso del calciatore per completare un trasferimento. Secondo il giornalista, però, nel calcio moderno si sarebbe arrivati all'estremo opposto: "I giocatori guadagnavano bene, ma sotto certi aspetti, tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso, erano degli schiavi, si fa per dire. Oggi, nel 2026, siamo passati all'eccesso opposto, sono le società ad essere serve delle bizze dei giocatori e dei loro agenti...". Una riflessione che, anche per la scelta di utilizzare l'immagine di Esposito, inevitabilmente richiama l'attualità e la lunga vicenda che nelle ultime settimane ha coinvolto l'attaccante e il Cagliari.