Lentini: "Quella maglia è tutto, al Torino sono diventato uomo"

Lentini: "Quella maglia è tutto, al Torino sono diventato uomo"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 12:45Avversari
di Giorgia Zuddas
Gianluigi Lentini ripercorre il suo legame con il Torino tra ricordi dello scudetto, il rimpianto della Coppa Uefa e il passaggio al Milan.

Gianluigi Lentini, ex bandiera del Torino e protagonista di una delle epoche più importanti della storia granata, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera, ripercorrendo i momenti più significativi della sua carriera tra ricordi, rimpianti e il forte legame con il club piemontese. Di seguito un estratto delle sue dichiarazioni.

Sabato si festeggia l'ultimo scudetto granata. Che ricordi ha di quella squadra?

"Nel 1976 avevo 7 anni, sentivo i nomi di Claudio Sala, Pulici e Graziani, ma ancora non capivo la grandezza di quell’impresa. Quando sono entrato nelle giovanili granata quei nomi riecheggiavano ancora nello spogliatoio. Avevano vinto lo scudetto, erano degli eroi".

Ha esordito con il Toro a 17 anni. Cosa rappresenta per lei la maglia granata?

"Quella maglia è tutto. La squadra per cui tifavo da bambino, la società dove sono cresciuto e dove sono diventato giocatore. E anche uomo, grazie agli insegnamenti che ho ricevuto".

La finale di Coppa Uefa con l'Ajax è il suo più grande rimpianto?

"Quella squadra era fortissima. Un mix di ragazzi del “Fila” e campioni che avevano avuto qualche difficoltà. Io avevo rinunciato anche al “numero 7” per darlo a Scifo, che non voleva l’8. Gli aveva portato sfortuna all’Inter. C’era un’alchimia perfetta, ma ci siamo fermati su quella traversa. Se avessimo vinto, adesso a Torino ci sarebbero le nostre statue. Peccato".

Quando si trasferì al Milan ci fu una rivolta. Se tornasse indietro lo rifarebbe?

"Io non volevo. Andai da Borsano a trattare sull’ingaggio, ma ballavano troppi soldi, mi avevano già venduto. Non c’era nulla da fare. Quello che è successo dopo è una ferita, ma è anche la dimostrazione che qualcosa di buono, l’avevo fatto".