Altro che traghettatore: Pisacane si è preso il Cagliari. Ora l'ultimo punto, poi il futuro tra il mercato e i progetti del club
di Sergio Demuru
C’è una fotografia che resterà scolpita nella memoria dei tifosi rossoblù al termine di questa stagione: Fabio Pisacane, solo, davanti alla curva, con gli occhi lucidi e il pugno chiuso. È l’immagine di chi ha preso una squadra non sull’orlo del baratro, ma tutta da assemblare, e l’ha portata, contro ogni pronostico, ad un passo dalla salvezza, a due giornate dalla fine. Non è stata solo una questione di punti, ma di visione a lungo termine.
Il mister rossoblù ha vinto la sua scommessa più grande: fondere il vigore della linea verde con la solidità dei veterani, creando un mix che ha sorpreso un po’ tutti gli addetti ai lavori. Il coraggio non è mancato al tecnico napoletano, che non ha esitato a lanciare nella mischia ragazzi che molti consideravano "acerbi".
La gestione di Marco Palestra è stata esemplare: l'esterno destro ha arato la fascia con una continuità impressionante, dimostrando una maturità tattica rara per la sua età. La notizia del suo probabile ritorno all'Atalanta, proprietaria del cartellino, lascia l'amaro in bocca in una piazza che lo ha già adottato, ma Palestra resterà il simbolo del "metodo Pisacane". Accanto a lui, le luci della ribalta si sono accese su Mendy, Trepy e Obert. Se il primo ha garantito una fisicità straripante, evidenziatasi nelle due reti in otto minuti realizzate all’Atalanta e scatenando gli interessi delle big, il secondo ha portato quel pizzico di sana incoscienza materializzatosi nel pareggio in extremis in casa della Cremonese nel girone di andata. Per quanto riguarda Obert, l’esterno sinistro è cresciuto al punto da diventare una pedina insostituibile nello scacchiere ed il suo utilizzo è lievitato rispetto alle scorse stagioni.
Giovani sfrontati che hanno trovato in Cagliari l’habitat ideale per crescere senza paura. Ma la gioventù, si sa, ha bisogno di guide. Pisacane ha saputo rigenerare senatori e nuovi innesti, affidando loro le chiavi dello spogliatoio. Alessandro Deiola, il capitano, è stato il collante emotivo: sardo tra i sardi, ha messo i polmoni e il cuore in ogni contrasto, ricordando a tutti cosa significa lottare per la sopravvivenza nella massima serie. Fondamentale è stato l'impatto di Yerry Mina. Il colombiano ha portato in dote un carisma internazionale e una cattiveria agonistica che hanno trasformato la difesa in un fortino. Qualche metro di fronte a lui, la diga costruita da Adopo ha permesso alla squadra di non spezzarsi mai, garantendo equilibrio e muscoli in una zona nevralgica del campo.
Un mix, quello tra i nuovi volti e le certezze, che ha permesso al Cagliari di navigare tra le tempeste di un campionato durissimo. Il merito principale va però all'uomo in panchina. Pisacane ha saputo leggere i momenti della stagione, alternando il bastone e la carota, e soprattutto ha saputo isolare la squadra dalle pressioni esterne. In un’annata dove le tensioni non sono mancate (non ultima quella vicinanza a volte "eccessiva" di una frangia di tifo che ha creato frizioni con la stampa), l'allenatore è rimasto un punto di riferimento saldo.
Ora che la salvezza è quasi realtà, si apre il capitolo della programmazione. Il Cagliari deve decidere se continuare su questa strada di valorizzazione o se cercare profili di proprietà per evitare di essere un semplice "trampolino" per talenti altrui, come nel caso di Palestra. Una cosa però è certa: la base è solida, l'entusiasmo è tornato e Fabio Pisacane ha dimostrato di essere molto più di un "traghettatore". È un allenatore di categoria, capace di dare un'identità precisa a una squadra che sembrava averla persa. Il Cagliari è quasi salvo, il popolo rossoblù respira. Poi, la sfida si sposterà dalle scrivanie del mercato ai progetti per una stagione che non dovrà più essere vissuta col cuore in gola.
