Sarri a Dazn: "È stata la partita più intensa e aggressiva che abbiamo fatto"
Maurizio Sarri, intervenuto ai microfoni di DAZN al termine di Atalanta-Cagliari, ha commentato la vittoria ottenuta dalla squadra nerazzurra, soffermandosi sulla prestazione, sull’atteggiamento e sul percorso di crescita della squadra. Il tecnico ha analizzato anche il lavoro tattico, il ritorno di Kessié e l’episodio del rigore. Di seguito le sue dichiarazioni:
Mister, è un risultato figlio del percorso di adattamento e cambiamento di cui si parla, oppure è una partita decisa dagli episodi?
"È un risultato figlio anche di un pizzico di sfortuna, sinceramente. La partita è stata fatta in maniera aggressiva, in maniera tosta, con la squadra in possesso e con il baricentro alto; dentro ci abbiamo messo qualche errore a livello di distribuzione e abbiamo preso anche qualche ripartenza, ma la partita è stata in netto dominio. Stavo guardando i dati e parlano chiaro: c'è un 61-39 di possesso palla, ma la supremazia territoriale è stata 85-15. Ho la sensazione che questa sia la partita più intensa e più aggressiva, sia fisicamente sia mentalmente, che abbiamo fatto. Sono un po' meno preoccupato rispetto a qualche partita fa: questa è una base su cui si può costruire, restando sugli errori ma tenendo queste caratteristiche di aggressività e di voglia di dominare il gioco".
In alcuni tratti la linea difensiva ha faticato e il Cagliari è ripartito bene un paio di volte: è anche lì il lavoro che sta facendo, con una squadra abituata a giocare in tutt'altro modo?
"Sì, però è stato tutto relativo: i palloni giocati in area sono 104 a 17, quindi non è che gli abbiamo fatto ripartire tantissimo. Poi l'obiettivo di stasera, sinceramente, da parte mia era sbloccare mentalmente la squadra: li vedevo in una via di mezzo, non facevano ancora quello che chiedo io, perché non gli veniva, e non facevano nemmeno quello che normalmente hanno nelle corde. La raccomandazione prima della partita era di giocare, a costo di sbagliare tanto dal punto di vista tattico, ma di sbloccarsi la mente, di giocare in libertà mentale. Poi, da qui, se manteniamo queste caratteristiche si possono mettere a posto i particolari e i difetti che ancora abbiamo".
Che progressi vede in questo percorso e come è riuscito a sbloccare la squadra, che fin qui sembrava bloccata?
"Cercando di liberare loro la mente. Quando non ci penseranno più, le cose che chiedo verranno da sole: l'importante, in questo momento, era liberare la testa dei giocatori, farli giocare senza secondi pensieri, a mente libera, sapendo che a mente libera poteva venir fuori qualche piccolo problema. Però la squadra ha giocato, e se giochiamo con questa aggressività, con questa intensità e con questo predominio, mettiamo a posto due o tre cose e penso che possiamo diventare una squadra".
C'era grande attesa per il ritorno di Kessié da titolare: come lo vede nel medio-lungo periodo, in che posizione e con quali caratteristiche tattiche?
"È un ragazzo che può fare tranquillamente l'interno, può fare tranquillamente il vertice basso e può giocare tranquillamente in un centrocampo a due. Dopo il Mondiale è stato fermo per tanto tempo e si sta allenando con noi da qualche settimana: avrebbe avuto bisogno di una decina di giorni in più per presentarsi al massimo, però mi sembra che non abbia fatto una brutta partita".
Questa è stata la partita con più tempo effettivo in Serie A, 66 minuti: che bilancio fa del metro arbitrale e cosa pensa dell'episodio del rigore?
"Non lo so. Io ho visto due falli di mano, uno nella nostra area e uno nell'area avversaria, e uno è stato fischiato e l'altro no. Non capisco come la dinamica possa essere stata così diversa da determinare questo, però si tratta di due episodi. Io l'ho visto da cinquanta metri, quindi faccio fatica a spiegarlo: è chiaramente borderline, perché la palla gli arriva da dietro ed è deviata da dieci-quindici centimetri. Quindi boh, non lo so, dai".
