Acquafresca: "Mi è dispiaciuto non aver giocato più a lungo nel Cagliari. Vivere qui è stata una scelta facile"
In vista di Cagliari-Bologna, Robert Acquafresca ha ripercorso alcune tappe della sua carriera sulle pagine di Domus Rossoblù, il giornale ufficiale del Cagliari distribuito in occasione delle gare casalinghe. L'ex attaccante, che ha vestito entrambe le maglie, ha parlato del legame con la Sardegna, della scelta di vivere a Cagliari e del suo attuale ruolo nel Settore Giovanile rossoblù.
Cagliari-Bologna. Metà della tua carriera l’hai trascorsa tra Sardegna ed Emilia. Emozioni?
"Sono state le stagioni più belle, anche se con i felsinei ho giocato il doppio degli anni. Due esperienze diverse, ma che mi hanno fatto diventare quello che sono oggi".
Tante gioie, ma anche qualche rimpianto?
"Dispiace solo non aver avuto più tempo a disposizione con la maglia del Cagliari".
Come molti ex, anche tu hai deciso di vivere a Cagliari. Cos’ha questa città che le altre non hanno?
"Il sole, il mare, la gente. È stata una scelta facile. Qui ho conosciuto mia moglie e sin da quando ero giocatore ho sempre pensato di voler passare la mia vita sull’Isola e col tempo quest’idea si è rafforzata. Poter fare una pausa pranzo al Poetto piuttosto che nel grigio della metropoli è affascinante. Il livello della vita qui è alto e mi piacerebbe un giorno portare anche il mio papà".
In questi anni, però, non ti sei mai allontanato dal Cagliari, seguendo tuo figlio nel Settore Giovanile rossoblù. Quanto è importante dare un’identità a questi giovani?
"Questi giovani sono diversi da com’eravamo noi. La tecnologia ha portato tante distrazioni e figure come insegnanti, mister e genitori devono insegnare loro l’equilibrio. A non esaltarsi quando le cose vanno bene e a non abbattersi quando vanno male. Poi tocca a loro reagire di conseguenza".
E la tua nuova figura all’interno del Settore Giovanile va anche in questo senso?
"Io ero un ragazzo come loro, pieno di sogni e ambizioni che ce l’ha fatta. Quindi vorrei che questi ragazzi non mi vedessero solo come un mister, ma come uno di loro, che li accompagna in questo percorso. L’obiettivo del Club è anche questo, portarli più in alto possibile".
Parlaci del tuo nuovo ruolo.
"Curo la parte offensiva degli attaccanti. Il gol è solo la parte finale di un movimento fatto bene, di una situazione di gioco che alla loro età devono saper leggere. Devono imparare a vederla già nella loro testa prima ancora che accada. Se ciò avviene, poi arriva il movimento giusto e il gol".
