Simone Pinna: "Cagliari, Pisacane preparato e con grandi valori umani. Senza il Monastir avrei lasciato il calcio"
Simone Pinna, ex terzino del Cagliari oggi in forza al Monastir, si è raccontato ai microfoni di SerieD24.com, ripercorrendo una carriera fatta di nuove sfide, cadute e ripartenze. La possibilità di rinascere passando da categorie diverse, il coraggio di accettare i rischi pur di continuare a mettersi in gioco: in sintesi, la storia di un giocatore che non ha mai smesso di credere in sé stesso. Cresciuto nel vivaio rossoblù, Pinna ha mosso i primi passi nel settore giovanile del Cagliari prima di affacciarsi tra i grandi con la maglia dell’Olbia. Da lì il ritorno in Sardegna, fino al sogno realizzato dell’esordio in Serie A: “Ho avuto la fortuna di crescere nel settore giovanile del Cagliari, per poi andare a giocare con i grandi ad Olbia. Quando ho fatto il mio ritorno in rossoblù non ero proprio un giovane in rampa di lancio ma avevo già tante partite con i grandi alle spalle anche se in categoria inferiori - ricorda ai nostri microfoni il terzino -. Il culmine è stato l’esordio in Serie A con il Cagliari. Sono partito in ritiro con la prima squadra pensando che sarei stato mandato in prestito, mentre invece ho dimostrato di essere all’altezza della situazione collezionando due presenze”.
Tra il 18 e il 25 agosto 2019 arrivano le due apparizioni ufficiali con il club sardo: prima in Coppa Italia contro il Chievo Verona, poi in Serie A contro il Brescia. Un’emozione che Pinna porta ancora dentro: “Calcare i campi di Serie A è qualcosa di indescrivibile. Le emozioni che immagini di vivere da piccolo sono poi esattamente quelle che provi”.
Il percorso in rossoblù gli ha permesso anche di condividere lo spogliatoio con giocatori di grande caratura, alcuni diventati vere e proprie bandiere dei rispettivi club. In quella gara contro il Brescia, ad esempio, scesero in campo con lui Leonardo Pavoletti, Joao Pedro e Radja Nainggolan: “Condividere lo spogliatoio con giocatori di un certo livello ha influito molto sulla mia crescita. Ho conosciuto calciatori con grande esperienza che mi hanno aiutato ad affrontare al meglio determinate situazioni”.
Fra i compagni di quegli anni anche Fabio Pisacane, oggi alla guida del Cagliari dopo averne difeso i colori per oltre cinque stagioni: “Io e Fabio Pisacane siamo anche stati compagni di stanza in qualche trasferta. È un uomo con grandi valori e preparato in maniera maniacale che studia ogni minimo dettaglio, sono contento per la carriera da allenatore che sta avendo. Uno sportivo che pensa al calcio e a ciò che deve riportare in campo dalla mattina fin quando va a dormire merita di raggiungere grandi traguardi”.
Archiviata la parentesi Cagliari, per Pinna si aprono le porte della Serie B, con dodici presenze complessive tra Empoli e Ascoli. Poi il ritorno all’Olbia in Serie C, dove colleziona 28 gettoni prima di scivolare progressivamente ai margini per scelte societarie e regolamentari: “Ho lasciato l’Olbia perché avevano deciso di valorizzare i giovani sulle fasce per via della regola degli under. Motivo per cui ho trovato sistemazione al COS Sarrabus Ogliastra, anche se poi ho finito la stagione in Eccellenza per avvicinarmi a casa per via della nascita di mio figlio - spiega Pinna -. La stagione dopo non ho trovato posto in Serie C e Serie D perché tutti i club puntavano sull’under sulla fascia e io non andavo bene essendo un over".
Quando la prospettiva di dover appendere gli scarpini al chiodo sembra sempre più concreta, arriva la chiamata che cambia tutto: quella di Marcello Angheleddu, ex compagno di squadra e da tre anni allenatore del Monastir. "Ho anche pensato di lasciare il calcio finché non si è presentata l’opportunità di giocare al Monastir. A chiamarmi è stato Angheleddu, con cui ho anche giocato, che mi ha chiesto di unirmi a loro ripartendo, però, dalla Promozione. Sapevo che era una scelta importante perché comunque se passi dalla Serie C alla Promozione ti danno per spacciato. Dato che l'alternativa era quella di smettere ho deciso di rimettermi in gioco in una categoria inferiore per ritrovare la felicità di stare su un campo da calcio. Monastir è stata la mia ultima spiaggia e unirmi a loro è stata la mia rinascita. Il progetto si è concretizzato nel migliore dei modi e grazie ad Angheleddu mi sono sentito di nuovo forte e all’altezza di campionati importanti. La maglia del Monastir rappresenta casa, famiglia e felicità. Dopo anni bui sto vivendo un’esperienza fantastica che mi ha permesso di vivere con più leggerezza anche la vita fuori dal campo”.
Oggi Pinna è una colonna del Monastir, di cui ha indossato anche la fascia di capitano. La squadra è terza in classifica e sta viaggiando sulle ali dell’entusiasmo, dimostrando che nel calcio spesso l’età è solo un numero e che a fare la differenza sono qualità, professionalità e mentalità: “Siamo una delle poche squadre a giocare con un terzino over, che sarei io. Al Monastir giochiamo spesso con più di tre under perché abbiamo ragazzi talmente bravi che meritano di giocare a prescindere dalla carta d'identità”.
Il presente è solido, il futuro Pinna lo guarda con ambizione e fiducia, forte di un percorso di risalita che gli ha restituito certezze e autostima. Il sogno, però, resta quello di tornare nel calcio professionistico: “Grazie a questa scalata dalla Promozione sto dimostrando di poter dare il mio contributo. Questo mi sta dando forza e stimoli per tornare a calcare palcoscenici professionistici perché ci credo ed è ciò che mi spinge a non arrendermi e a dimostrare sempre di poter crescere, migliorare e maturare”.