Tabanelli: "A Cagliari trovai Conti, Cossu, Pinilla e Ibarbo. Barella si vedeva subito, Astori era speciale"

Tabanelli: "A Cagliari trovai Conti, Cossu, Pinilla e Ibarbo. Barella si vedeva subito, Astori era speciale"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Francesco Di Leonforte/TuttoCesena.it
Oggi alle 00:00Ex rossoblù
di Vittorio Arba
Tabanelli racconta al Doppio Passo Podcast l’esperienza al Cagliari: l’arrivo in Serie A, il caos Leeds con Cellino, Barella, Astori e Ibarbo da ex rossoblù

Andrea Tabanelli, ex centrocampista del Cagliari, ha ripercorso la sua carriera ai microfoni di "Doppio Passo Podcast", tornando anche sull'avventura in Sardegna, risalente al periodo tra gennaio e giugno 2014. Di seguito le sue parole, sintetizza da TuttoCagliari.net.

Tabanelli sul passaggio dal Cesena al Cagliari

"Appena ho sentito Serie A, come potevo dire di no?"

"Stavo facendo bene al Cesena, eravamo una bella squadra e giocavamo per vincere il campionato di Serie B. A gennaio avevo Atalanta e Cagliari dietro, poi il Cagliari fece un’offerta concreta. Appena ho sentito Serie A, figurati: come potevo dire di no? Era appena andato via Nainggolan, che era stato ceduto alla Roma, e serviva un giovane per sostituirlo. Arrivai a Cagliari e presi il numero 4, carico come una moto. Chiesi subito il permesso, perché non ci mancherebbe. C’erano Conti, Pinilla, Cossu, Ibarbo: era un Cagliari forte".

Tabanelli sul Leeds di Cellino

"Cellino mi propose un’esperienza in Inghilterra"

"Bruciai subito quell’esperienza, perché arrivò Cellino e mi disse che stava prendendo una società in Inghilterra, il Leeds in Championship. Mi spiegò che a Cagliari quell’anno si doveva giocare per salvarsi e che avrei fatto fatica a trovare spazio, perché c’erano ancora Conti, Cossu, Dessena e un bel centrocampo. Mi propose di fare un’esperienza in Inghilterra: se mi fossi trovato bene sarei potuto rimanere lì, con l’obiettivo di costruire una squadra per andare in Premier League; altrimenti sarei tornato a Cagliari per giocarmi le mie carte in Serie A".

Il jet privato, lo stadio e le "scene epiche"

"Partimmo subito con il jet privato, ma già all’atterraggio ci fu un momento incredibile. Arrivai, firmai allo stadio, che era bellissimo: nuovo, con negozi, merchandising, ristorante, davvero avanti anni luce. Cellino mi disse che dopo due giorni ci sarebbe stata la partita e che avrei giocato subito. Decideva tutto lui. Poi licenziò l’allenatore, fece fuori il manager e dopo poco c’erano tutti fuori ad aspettarci, con noi che uscivamo scortati. Scene epiche".

Il contratto bloccato e il mese in hotel

"Il giorno dopo andai al campo per allenarmi, ma non mi aprirono nemmeno. Ero arrivato in taxi dall’hotel, con una busta piena di scarpini, dicendo che ero il nuovo giocatore. Ci dissero che non potevamo cambiarci, allenarci o fare nulla perché il contratto non era ancora valido. In pratica Cellino non era ancora ufficialmente presidente, non aveva ancora la maggioranza e quindi non poteva prendere certe decisioni. C’era una clausola di valorizzazione, una cosa che si sarebbe potuta sistemare, ma dall’altra parte gli misero i bastoni fra le ruote e bloccarono tutto. Sono rimasto un mese, un mese e mezzo in hotel, senza potermi allenare con la squadra. Passavo le serate a bere una birra con il barista, senza capire quasi nulla di quello che mi diceva. Poi sono tornato a Cagliari, ma il cartellino doveva rientrare dalla Federazione inglese alla FIGC e ci volle ancora tempo. Alla fine passarono quasi tre mesi prima che potessi giocare".

Tabanelli sull’esperienza al Cagliari

L’esordio a Sassuolo

"Tornai a Cagliari e, per fortuna, riuscii a fare l’esordio in Serie A a Sassuolo. Fu emozionante e anche molto intenso, perché prima di partire avevamo ricevuto una visita degli ultrà del Cagliari. Il messaggio era chiaro: se fossimo tornati senza punti sarebbero stati schiaffi per tutti. Io ero appena arrivato e pensai: bel benvenuto. Meno male che ci pensò Ibarbo, con una sgroppata incredibile che portò al rigore. Tornammo con un risultato positivo e io, da Sassuolo, potei anche fermarmi un attimo a casa. Entrai negli ultimi minuti, la partita era tirata e importante. Quando mi dissero di andare a scaldarmi salì un po’ di tensione, ma poi entri in campo, inizi a correre e ti dimentichi tutto. Dovevo stare ordinato, difendere e non inventarmi nulla. Però fu bellissimo".

La prima da titolare e lo Juventus Stadium

"Dopo giocammo in casa contro il Chievo e partii titolare. Ricordo una punizione da trenta metri, una parata incredibile: nemmeno io mi aspettavo che il portiere la tirasse fuori da sotto il sette. Poi arrivò l’esordio allo Juventus Stadium, contro la Juve dei record di Conte. Prendemmo una bella rullata, ma per me fu un’esperienza incredibile. Nel tunnel vedevo Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli, Pirlo, Vidal, Pogba. Ho pensato: sono davvero qui. Avevano un’aura potentissima, sembravano alieni".

Il talento di Barella

"Quel Cagliari aveva anche Barella, che era ancora giovanissimo. Io faccio sempre questo esempio: quando sei in campo riconosci subito chi ha qualcosa in più. Nella prima partita con la Primavera gli arrivò un pallone e mi fece un tunnel con una semplicità incredibile. Io sono alto 1,90, lui era piccolino, ma fece controllo, finta e tunnel. Pensai subito che quel ragazzo fosse forte. Le vedi subito certe cose: tutti sono bravi, ma quando c’è il genio, quando c’è una qualità sopra la media, lo capisci".

Il ricordo di Astori

"Davide Astori era speciale. So che spesso sembrano frasi fatte, ma in lui si vedeva proprio una bontà particolare. Io ero appena arrivato, un ragazzo di 22 anni dentro una squadra di Serie A piena di giocatori importanti, e lui mi prese subito bene. Mi aiutava, mi dava consigli, mi faceva sentire dentro il gruppo. Daniele Conti era il capitano, ma Astori era il secondo capitano e un punto di riferimento per tutti. Era sempre disponibile, metteva tranquillità nello spogliatoio ed era davvero una persona speciale. La sua scomparsa è stata un colpo incredibile".

La squadra di futsal con gli ex compagni

"Se dovessi fare una squadra di futsal con giocatori con cui ho giocato, in porta sceglierei Agazzi. In difesa Lucioni, perché per il calcio a cinque lo vedo esplosivo. A centrocampo prenderei Barella e Kessié, mentre davanti metterei Pinilla. Sarebbe una bella squadretta, non avrei paura di nessuno".

Tabanelli e l’aneddoto con Liverani a Lecce

L’infortunio nel riscaldamento

"Quando arrivai a Lecce non andò subito tutto bene. Alla prima partita c’erano Liverani e Coppola, che era già il suo secondo. Mi fecero giocare subito. Nel riscaldamento andai a calciare verso la porta, tirai male e vidi la curva che aspettava il tiro del nuovo arrivato. Allora pensai: adesso ne faccio un altro e faccio gol. Arrivò il pallone, calciai bene, feci gol, ma mi stirai. Era ancora il prepartita. Sbiancai. Coppola venne da me e mi chiese se stessi bene. Io gli dissi di sì, ma andai in bagno di nascosto, presi una cosciera e me la strinsi fortissimo con lo scotch sull’adduttore. Poi scesi in campo. Calcio d’inizio, palla dietro, palla lunga e io avrei dovuto andare a saltare. Mi fermai e dissi a Coppola che non riuscivo: mi ero stirato dopo tre secondi di partita".

"Potevo correre solo dritto"

"Liverani mi guardò e mi disse che ormai dovevo restare dentro fino all’intervallo, perché altrimenti sarebbe stata una figuraccia per tutti. Così rimasi in campo, ma potevo correre solo dritto: appena dovevo fare uno spostamento laterale sentivo l’adduttore. Correvo in linea e poi mi giravo come in un videogioco".

Tabanelli su Liverani personaggio

"Faceva morire dal ridere"

"Liverani faceva morire dal ridere, era proprio un romanaccio. Aveva una personalità incredibile. Mi raccontavano che una volta, in aeroporto, al check-in gli chiesero il documento e lui rispose una cosa tipo: ma non hai Sky? Come fai a non conoscermi? Era fatto così. Anche al ristorante riusciva sempre a tirar fuori una battuta. Da giocatore era fortissimo, un allenatore in campo. Quando facevamo gli undici contro zero e qualcuno non gli dava il pallone giusto, lo richiamava subito: voleva sempre la palla sui piedi. Tecnicamente aveva delle pennellate incredibili. In quel ruolo, dopo Pirlo, c’era lui".

Tabanelli e l’aneddoto su Ibarbo

"Era simpaticissimo, faceva troppo ridere"

"Su Ibarbo cosa posso dire? Era noto non solo per le qualità calcistiche, ma anche per quelle fisiche. Era persino peggio di come lo raccontavano. Un giorno, in spogliatoio, gli feci una battuta molto colorita e lui ci scherzò sopra. Era simpaticissimo, faceva troppo ridere. Numero uno, davvero".

© Tuttocagliari.net - Trascrizione a cura della nostra redazione. Riproduzione del virgolettato consentita solo previa citazione della fonte Tuttocagliari.net