Giulini, Pisacane e i detrattori: le scommesse si pagano. Il futuro del Cagliari: resta vivo un enorme sogno...
Tommaso Giulini la sua scommessa l’ha vinta. Bisogna saperlo ammettere. Aveva deciso di affidare il Cagliari a un allenatore esordiente, Fabio Pisacane, scegliendo una strada che nel calcio italiano viene quasi sempre considerata troppo rischiosa. Perché da noi si invoca il coraggio ma si pretende la sicurezza. Si chiede innovazione ma si cercano certezze. E soprattutto si giudica tutto immediatamente.
Giulini e la scommessa Pisacane. Una salvezza costruita con pazienza
La scommessa, invece, prevedeva pazienza. E anche una certa dose di rischio.L’obiettivo era la salvezza. Quella è arrivata. E in alcuni momenti della stagione è sembrata persino così vicina e relativamente tranquilla da far pensare a traguardi più ambiziosi.
Non è successo. Ma il Cagliari non è mai rimasto davvero con l’acqua alla gola, eccezion fatta per lo scontro diretto casalingo con la Cremonese, diventato improvvisamente pesantissimo e poi vinto. Una vittoria che ha cambiato prospettiva e respiro.
La crescita dei giovani e del progetto
Nel frattempo, però, si è costruito altro. Sono stati valorizzati tanti giovani.
Quelli arrivati da fuori e quelli pescati dalla Primavera. È stato riaperto un discorso che negli ultimi anni si era progressivamente interrotto: quello della crescita interna, della costruzione, della valorizzazione. Un percorso difficile da immaginare con allenatori abituati a vivere di certezze, spesso più preoccupati di non fallire che di costruire qualcosa.
Pisacane, invece, ha accettato il rischio. E dentro questo rischio ci sono diversi meriti.Uno su tutti: non essersi mai lamentato. Ha attraversato una stagione segnata da un numero impressionante di infortuni, spesso concentrati proprio sugli uomini migliori del momento, senza mai trasformare le assenze in alibi pubblici. Nessun piagnisteo. Nessuna ricerca ossessiva della giustificazione.
Persino la cessione di Luperto, che rappresentava una scommessa dentro la scommessa, non ha prodotto ferite mortali. Certo, è stato un azzardo. Ma anche in quel caso il Cagliari ha saputo trovare soluzioni, tamponare, adattarsi.
I detrattori e il futuro del Cagliari
E allora chi deve pagare la scommessa oggi sono soprattutto i detrattori. Non ha molto senso continuare a raccontare questa stagione come un fallimento, inventando obiettivi superiori rispetto a quelli realmente fissati all’inizio. È vero: tutti vorremmo vedere di più. Una squadra più forte. Più spettacolo. Più ambizione. Ma è altrettanto vero che in tanti, a novembre, non pensavano che Pisacane avrebbe mangiato il pane sapa. Poi il panettone a Natale. Poi la colomba a Pasqua. E fino all’ultimo hanno continuato a prevedere una retrocessione che non c’è stata. Questo non significa che il loro intuito debba essere cancellato o deriso. Semplicemente non ha ancora trovato le prove definitive della raffinatezza che sostiene di possedere.
I pensieri negativi continueranno a volare. Succede sempre. Ma per ora devono planare nella piattaforma dell’attesa. La stessa attesa che accompagnerà tutti nel capire il futuro della società ancora prima di quello della squadra. Il fatto stesso che sia già stata stabilita la sede del ritiro lascia intuire che non ci sarà una soluzione di continuità. Più probabilmente sarà un ponte verso il futuro.
Il sogno dei tifosi resta vivo
Con una speranza inevitabile: alzare l’asticella. Quella appena conclusa può essere definita una stagione di crescita. Ma il sogno dei tifosi resta enorme. Ed è giusto che sia così. Non bisogna spegnerlo.
Ma non può nemmeno diventare una forma permanente di frustrazione. Perché altrimenti si finisce per vivere guardando soltanto le ombre, senza riuscire mai a riconoscere il valore delle nuove luci. Anche quando sono soltanto piccole fiammelle.
