La coppa di Bisoli
Il Cagliari trema. Ultimo in classifica, con 7 punti in 8 partite, un attacco che segna troppo poco e una difesa che comincia a scricchiolare. Trema anche Bisoli, nonostante le dichiarazioni di fiducia di Cellino. Trema perché l’ambiente non è tutto dalla sua parte, e dentro lo spogliatoio, così come sugli spalti del Sant’Elia, c’è qualcuno che non vedrebbe poi così male un suo esonero.
Trema ma spera, perché il presidente sta ancora con lui e ci scommette al punto da lanciarsi in assurde promesse ai tifosi, e perché il peggio del calendario se l’è già lasciato alle spalle. Spera e lavora, ma sa che la pazienza di Cellino non può essere infinita e che senza i risultati il suo regno a Cagliari potrebbe chiudersi molto presto.
C’è qualcosa che non funziona dentro la squadra, e che i problemi stiano sul campo o fuori poco cambia. I rossoblu sembrano essere incompatibili con Bisoli, sotto il profilo caratteriale forse, ma soprattutto sotto il profilo tecnico. Questa è una squadra nata per fare calcio, non per distruggerlo. È una squadra geneticamente incapace di speculare sugli errori dell’avversario, di chiudersi in difesa e ripartire in contropiede, di vincere le partite creando 2 o 3 palle gol in 90 minuti. Merito e colpa di Massimiliano Allegri, che a questo gruppo ha iniettato una mentalità vincente, sempre, anche contro gli avversari più forti.
Bisoli è diverso, lui è un difensivista. Non un catenacciaro, intendiamoci, ma un difensivista moderno, uno di quelli che sposano la filosofia del “primo non prenderle”, ma che sanno anche come ferire e, talvolta, divertire. Bisoli è uno che ha conquistato due promozioni grazie alla migliore difesa del torneo, uno che ama le squadra compatte e ciniche. Bisoli è un grandissimo allenatore, e lo dimostrano gli straordinari risultati che ha ottenuto finora nella sua breve carriera, ma deve avere l’intelligenza e la furbizia di fare un passo indietro. Deve capire che il suo calcio non è il calcio di Cossu, Lazzari, Conti e Matri, deve capire che adesso non è più alla guida di una Minardi, ma ha una piccola Ferrari.
Questa settimana potrebbe essere decisiva per lui, a dispetto di tutte le parole di Cellino. Bisogna dimostrare che il Cagliari c’è, è in grado di vincere, e che l’avvio difficile è solo ed esclusivamente colpa del calendario. Bisogna dimostrarlo domenica contro il Bologna, ma anche mercoledì contro il Piacenza. Ecco perché una partita che in altre condizioni sarebbe stata irrilevante, in questa situazione diventa importante. Ecco perché la Coppa Italia può dare ai rossoblu quelle sicurezze che sembrano aver smarrito per strada ed ecco perché sarebbe meglio rinunciare ai progetti di turn-over e giocare una partita vera, cercando di vincerla. Il Cagliari ha bisogno di riscoprire la propria forza, e la Coppa può essere il laboratorio migliore per farlo. Perdere in casa, contro una squadra che lotta per evitare la Lega Pro, sarebbe una Waterloo difficile da digerire. Per i tifosi e per i giocatori, ma anche per Cellino.
