Sciabola e fioretto

Sciabola e fiorettoTUTTOmercatoWEB.com
lunedì 23 marzo 2009, 00:00Il punto
di Christian Seu
Direttore di TuttoCagliari e già caporedattore di Tuttomercatoweb.com, Christian Seu si è occupato delle vicende della squadra isolana anche per Cuorerossoblu.com, InformazioneSportiva, Real Soccer, Goal.com e Zerosettanta.it.

Brutto, cattivo e sporco. Ma anche bello, elegante e pulito. Sono le due facce compenetranti di un Cagliari tornato alla vittoria in quel di Bologna, abile e deciso a mettersi alle spalle un periodo di vacche magre e le conseguenti accuse mugugnanti di "panciapienismo" lanciate dai soliti mammasantissima che "o i punti o la vita".
Un Cagliari così, sono in pochi a poter vantarsi di averlo ammirato. A chi è nato dopo il 1970 o immediatamente prima, poco ha concesso la storia tinta di rosso e blu. Qualche sprazzo di quel meraviglioso Cagliari che arrivò alle semifinali della Coppa Uefa, qualche partita dello straripante team di Ballardini, non certo le annate di Ventura - in cui si alternavano grandi imprese a solenni batoste - o quelle di Reja e Arrigoni, in cui il gioco era poco spumeggiante ma sapientemente illuminato da quel fuoriclasse che di nome faceva Gianfranco e di cognome Zola.

Questo Cagliari, quello di Max Allegri, è diverso. E' spigliato, ma non sfacciato. Gioca il pallone, ma sa ringhiare alle caviglie del portatore di palla avversario. Contiene e riparte, ma riesce con la stessa naturalezza a imbastire l'azione a ritmo più compassato. E' un Cagliari insomma che dimostra di aver raggiunto una maturità tattica forse insperata e insperabile all'inizio della stagione. Prendete la partita contro il Bologna, il secondo tempo in particolare. Prendetela e mostratela ai più giovani: c'è da rimanere senza parole nè fiato a osservare il modo naturale in cui i rossoblù riescono ad uscire, palla al piede, dopo aver interrotto l'azione avversaria. Oggi, pur senza Cossu che nel prendere possesso della sfera e smistarla spalle alla porta è un maestro con pochi eguali in serie A, la Allegri band ha deliziato il pubblico del Dall'Ara, ridicolizzando a tratti la squadra felsinea, in più circostanze costretta al fallo per arginare l'ariosa manovra rossoblù. Una manovra mai fine a sè stessa, mai lenta nè banale. Tocchi in rapidità, di prima, spesso al volo, che hanno più volte proiettato Fini, Jeda, Acquafresca e soprattutto Matri a tu per tu con un Antonioli più volte bersagliato.

L'emblema di questa squadra forse è, più di ogni altro, Davide Biondini. Uscito per noie muscolari, il rosso centrocampista ha dimostrato di aver superato quel momento di appannamento (e appagamento, forse) successivo alla partita contro la Juventus. Biondini, che come idolo aveva l'ex bomber di Brescia e Piacenza Dario Hubner, è il giocatore che forse più di ogni altro è cresciuto rispetto lo scorso campionato. Anche oggi, chilometri macinati e palloni recuperati ai quali però aggiungere un destro da fuori che Antonioli ha faticato non poco a deviare in angolo e un mirabile lancio di 40 metri per Jeda nel secondo tempo. Una crescita sul piano della tecnica per un giocatore sul quale Allegri punta ad occhi chiusi, impegnandolo indifferentemente come mezzala destra o sinistra.

Un Cagliari insomma abile a tirare fuori dalla fodera di volta in volta la sciabola o il fioretto, adattandosi più alla situazione contingente che alle caratteristiche degli avversari. Avversari che ormai imparano a conoscere questa formazione, che può vantarsi di aver lottato sempre alla pari e di non aver mai dato segni di manifesta inferiorità contro tutte le squadre fin qui affrontate. Considerato il passato recente e sbirciato con curiosità in casa d'altri, non è davvero cosa di poco conto.