Se si ammainano le bandiere

Se si ammainano le bandiereTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
martedì 17 maggio 2011, 11:02Il punto
di Christian Seu
Direttore responsabile di TuttoCagliari.net e già caporedattore di Tuttomercatoweb.com, Christian Seu si è occupato delle vicende della squadra isolana anche per Cuorerossoblu.com, InformazioneSportiva, Real Soccer, Goal.com e Zerosettanta.it.

Garrivano al vento, un tempo. Oggi, invece, stanno appassite a lambire un pennone arruginito, segnale fin troppo eloquente di un tempo andato, in maniera senz'altro poco galante. In un calcio che si riempie la bocca di frasi fatte, clichè abusati e parole gonfie di aria viziata, si finisce con l'appiccicare con imbarazzante facilità l'etichetta di ''bandiera'' a pedatori in calzoncini corti che trascorrono appena qualche stagione più della media con una stessa casacca indosso.

Noi, per dire la verità, c'eravamo cascati. Almeno in parte. Daniele Conti ha lasciato Roma - la sua Roma, intesa come città e come squadra - poco più che maggiorenne, ''sbattuto'' in Sardegna a farsi le ossa. A Cagliari ci è rimasto, professando amore per la causa e definendosi ''sardo d'adozione'', dopo aver vinto la sfida più grande di tutte: quella di smarcarsi dalla monumentale ombra di papà Bruno, icona laica di un'intera generazione di sportivi italiani. Sembrava destinato a chiudere la carriera in rossoblù Daniele, che intanto lo scorso anno del Cagliari era diventato anche capitano. Invece no. A luglio, probabilmente, lascerà l'Isola per tornare ''in continente'', dove a fargli i ponti d'oro ci sarebbero quelli di Ponte Vecchio, ovvero la Fiorentina.
C'è chi, tra gli appassionati, si strappa i capelli. E chi, tifoso ragionatore (è un ossimoro? Forse sì) prova a riflettere sulle cause che potrebbero portare a una separazione traumatica ancorchè consensuale. E qui entra in gioco un altro vessillo rossoblù, quell'Alessandro Agostini che il campo lo sta ancora calcando più per mancanza di reali alternative che per convinzioni di Roberto Donadoni, per nulla intenzionato a darsi la zappa sui piedi rompendo con fragorosa veemenza il vaso di coccio dell'equilibrio dello spogliatoio. Hanno legato da subito Conti e Agostini, arrivato a Cagliari nell'anno di grazia 2004, coinciso con la promozione in serie A targata Zola-Reja: un rapporto di fratellanza, esteso ad altri due alfieri rossoblù come Lopez e Abeijon, che si è tradotto in tumulti interni alla stanza dei bottoni e rapporti non sempre rosei con gli allenatori che si sono alternati sulla panchina isolana.



Un esclusivo circolo di senatori, capace di trasformarsi quasi in consiglio dei ministri, nel bene e nel male: più che dettare legge, in questi anni le ''bandiere'' rossoblù hanno legiferato, riuscendo più volte a ottenere la firma del presidente (non della Repubblica, ma del cda) su decreti dai contenuti a volte non condivisi da tifosi e critica. Non si tratta di un caso isolato: in passato (e anche nel presente, in molte società), i giocatori più carismatici hanno suggerito e influenzato ai club la strada da intraprendere, nel bene e nel male. Ad esempio: come dimenticare le misteriose modalità dell'uscita di scena di Marco Giampaolo? Massimiliano Allegri, che della gestione dello spogliatoio si è rivelato maestro indiscusso, è riuscito a far quadrare i conti (e i Conti): Bisoli, meno propenso al dialogo e più avvezzo al bastone che alla carota, ha perso le staffe con i due leader dello spogliatoio, mettendoli fuori squadra, prima che Massimo Cellino decidesse (saggiamente) di improvvisarsi paciere e far rientrare l'emergenza coabitativa.

I cocci, tenuti a fatica insieme fino a qualche mese fa, sono caduti ora a terra. Roberto Donadoni, uomo vero e poco incline a giochetti e mezzucci, ha sostituito per due volte di fila Daniele Conti, prima di tenerlo definitivamente in panchina nelle ultime due gare con Cesena e Milan. Nessuno, però, ha parlato di lesa maestà: l'ex Ct della Nazionale ha conquistato Cellino, pronto a varare quel progetto a lungo termine che non è riuscito a intraprendere con Allegri. E per farlo, è disposto a sgomberare il campo da ogni possibile equivoco futuro, mettendo in dubbio anche chi fino a qualche giorno fa pareva intoccabile.