Serie D, Loi: "Sogno di diventare professionista e giocare nel Cagliari"

Serie D, Loi: "Sogno di diventare professionista e giocare nel Cagliari"
Oggi alle 12:00Le altre sarde
di Giorgia Zuddas

Intervistato da La Nuova Sardegna, Davide Loi ha raccontato il suo percorso tra difficoltà e rinascita, fino all’esordio con gol in Serie D con la maglia della Costa Orientale Sarda. Di seguito un estratto della sue parole: "Ho iniziato a giocare quando avevo 4 anni. La passione me l’ha trasmessa mio padre Roberto, che faceva il portiere tra Castor e Triei. Ho cominciato nella scuola calcio del Tortolì, dove vivo, giocando tra primi calci e pulcini. A 12 anni sono passato all’Accademia Ogliastra di Loceri e poi, due stagioni fa, alla Costa Orientale Sarda, dove ho giocato negli Allievi regionali come esterno d’attacco".

Hai vissuto anche un momento molto difficile a livello personale: "Sì, ho dovuto affrontare un’osteomielite da stafilococco, un’infezione ossea seria che ha messo a rischio tutto. È stata una battaglia lunga, ma sono riuscito a superarla".

Poi è arrivata la chiamata in prima squadra. Te l’aspettavi? "No, sinceramente no. Il mister Francesco Loi mi ha fatto allenare con la prima squadra e venerdì scorso, alla fine dell’allenamento, mi ha detto che sarei stato convocato per il derby contro l’Olbia. Non pensavo nemmeno di giocare".

E invece sei partito titolare, esordendo in Serie D. Che emozione è stata? "All’inizio ero molto emozionato, ma è durato poco. I miei compagni mi hanno aiutato tanto e mi hanno fatto sentire subito a mio agio".

E poi è arrivato anche il gol: "Sì, con un sinistro al volo. È stata una gioia immensa, ho pianto per la felicità. In quel momento ho lasciato definitivamente alle spalle tutto quello che avevo passato".

Come riesci a conciliare scuola e calcio? "Frequento il liceo scientifico sportivo a Lanusei, sono pendolare. Non è semplice, ma a scuola vado bene e non ho debiti".

Il tuo sogno?
"Diventare un calciatore professionista e giocare con il Cagliari, la squadra per cui tifo. So che è difficile, ma ci credo. Se non dovessi riuscirci, mi piacerebbe fare il medico sportivo".