Cagliari, Pavoletti: "Il gol di Bari ha cambiato la mia storia e quella del club. Senza Serie A le strade si sarebbero divise"

Cagliari, Pavoletti: "Il gol di Bari ha cambiato la mia storia e quella del club. Senza Serie A le strade si sarebbero divise"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 22:00News
di Vittorio Arba
Pavoletti racconta a PodCasteddu il gol promozione di Bari, la promessa al popolo sardo e le reti più importanti con il Cagliari tra Genoa e Fiorentina.

Ospite dell'ultima puntata di PodCasteddu, podcast del Cagliari Calcio condotto da Alessandro Spedicati, Leonardo Pavoletti ha parlato del gol promozione a Bari e degli altri gol più importanti in carriera, siglati con la maglia rossoblù. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net.

Pavoletti e i gol più importanti con il Cagliari

Il gol promozione a Bari

Se quel gol di Bari non fosse mai arrivato e il Cagliari fosse rimasto in Serie B, come sarebbe cambiato il futuro tuo e del club?

"Durante tutti i playoff non abbiamo mai pensato di non salire. Eravamo talmente al settimo cielo che non si è mai presa in considerazione l’idea di non andare in Serie A. Anche la sera prima facemmo una riunione tra di noi, si rideva, si scherzava, si fece anche lo schiaffo del soldato. Tutti quelli che parlarono dissero: ‘Ragazzi, domani vinciamo’. Non per autoconvincersi, ma perché era una convinzione vera. Se quel gol non fosse arrivato, credo che la storia di Pavoletti e del Cagliari sarebbe cambiata molto. Un altro anno in Serie B ti avrebbe costretto a ridimensionare e rischiavi di fare la fine di altre società che provano a spendere ancora, ma poi si indebitano o fanno un passo che può far male. Dopo una retrocessione, dopo un anno in cui a tratti ero stato Pavoletti e a tratti mi ero rifatto male, secondo me le strade si sarebbero divise".

Il primo gol col Genoa e la rete di Firenze

Oltre a Bari, c’è un gol che ricordi con particolare affetto?

"Mi ricordo sicuramente il primo gol col Genoa in casa, anche se non servì a niente. Venivo da un mese e mezzo a Cagliari senza segnare, dopo sei mesi a Napoli in cui non avevo fatto gol. La testa gioca brutti scherzi e ho dovuto fare un grande lavoro su me stesso, staccarmi da tutto e ritrovarmi. Quel gol me lo sono tirato fuori da dentro, e sono i gol più belli, perché quando hai quella rabbia addosso da tanto tempo e finalmente segni, senti che quel gol è una parte di te. Poi ricordo il gol di Firenze. Era morto da poco Davide Astori, il giorno prima eravamo andati a portare un mazzo di fiori, e quella era una giornata sentitissima. Loro si giocavano l’Europa, noi eravamo a un passo dalla retrocessione e dovevamo vincerne almeno una tra Fiorentina e Atalanta. Quel gol di testa me lo ricordo con grandissimo piacere, forse più dei sedici gol dell’anno dopo, perché lì senti di essere parte integrante di una squadra e di un percorso".

La promessa al popolo sardo e la rabbia dei playoff

Nei playoff sembravi avere dentro una rabbia particolare. Era solo voglia di giocare di più?

"Non ero arrabbiato solo perché volevo giocare di più. Ero arrabbiato perché avevo paura che stesse andando in fumo la promessa fatta a me stesso e al popolo sardo. Subito dopo la retrocessione avevo chiamato la società e avevo detto: ‘Ragazzi, io voglio rimanere. Toglietemi i soldi, fate quello che volete, ma io voglio stare qui e dare il mio contributo per riportare il Cagliari in Serie A’. Mentre mi riscaldavo sotto la pioggia di Bari e sentivo loro esultare, mi tornavano in mente quei momenti. Pensavo: ‘Mamma mia, forse sono stato stupido, oppure devo avere qualcosa in più da questa storia’. Quando sono entrato, infatti, ero nero: ho iniziato a dare sportellate, a fare fallo, a buttarmi su ogni pallone. Non era solo la finale: era il desiderio di riprenderci quello che la retrocessione dell’anno prima ci aveva tolto".

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