Mauro Esposito: "A Cagliari ho trovato la mia dimensione. Cellino era un presidente unico"

Mauro Esposito: "A Cagliari ho trovato la mia dimensione. Cellino era un presidente unico"TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 15:15News
di Paola Pascalis
Mauro Esposito ripercorre gli anni al Cagliari: l’arrivo in Sardegna, la scelta tra Salernitana e rossoblù, le comproprietà e il rapporto con Cellino.

Mauro Esposito è stato ospite dell'ultima puntata del podcast "Facci un giro", condotto da Giampaolo Gaias. Di seguito alcuni passaggi legati al suo passato al Cagliari: 

Ricordi come è arrivata la chiamata del Cagliari?

"Quell’anno stavo andando alla Salernitana. Ero in autostrada con Pierpaolo Marino, che mi stava portando da Zeman, quando a un certo punto abbiamo fatto inversione perché lui aveva ricevuto la chiamata del Cagliari di Cellino. Marino mi propose di andare a Cagliari. Per me, nonostante a Salerno ci fosse Zeman, un allenatore che con le mie caratteristiche avrebbe potuto valorizzarmi, lui mi convinse ad andare in Sardegna. Secondo lui il Cagliari era una società che puntava molto su di me e che mi voleva fortemente. Alla fine abbiamo avuto tutti ragione.

All’epoca c’erano ancora le comproprietà. Il tuo cartellino era metà dell’Udinese e metà del Cagliari. Cosa pensava un calciatore che si trovava in questa situazione?

"Era sempre una questione di dimostrare il proprio valore. Quando il cartellino era a metà dovevi convincere entrambe le società. Poi è normale che, quando fai bene in una squadra, cerchi di rimanere lì perché hai l’opportunità di giocare e stai facendo bene. Il Cagliari mi ha dato questa opportunità, io ho fatto subito bene e quando è arrivato il momento di scegliere non ho avuto dubbi: volevo rimanere a Cagliari".

Tu arrivi a Cagliari e, se non ricordo male, l’allenatore era Giampiero Ventura.

"No, prima no. Quando sono arrivato a Cagliari in Serie B c’era ancora Matteoli. Quell’anno il Cagliari andava malissimo e ci salvammo verso la fine del campionato. C’erano Matteoli, Nuciari e ci furono diversi cambi in panchina. È stata un’annata un po’ così, però alla fine ci siamo salvati. Poi l’anno dopo siamo ripartiti con Ventura".

Tu che lo hai vissuto nel suo periodo migliore, che presidente era Cellino?

"Per me è stato un grande presidente. Lo dico veramente con piacere. Non ho mai visto un presidente così appassionato della propria squadra. Lui non si perdeva un allenamento, neanche uno. Era sempre presente a bordo campo. Quando scendevamo per allenarci, lui era lì, osservava tutto e qualche volta decideva anche qualcosa sugli allenamenti. Era particolare perché voleva sempre decidere, giustamente perché era il presidente. Nei ritiri che ho fatto con lui magari partivamo anche 23 giorni prima perché secondo lui 17 non bastavano. Aveva tante regole: bisognava vestirsi tutti uguali, certi colori non andavano bene. Ricordo un giocatore che il primo giorno si presentò con una fascetta bianca nei capelli. Andò dal direttore sportivo Nicola Salerno e gli disse: “Ma l’hai preso tu quel giocatore?”. Il direttore rispose di sì e Cellino disse: “Da domani è fuori rosa. Come si presenta con la fascetta bianca? Io non voglio vedere nessuno con la fascetta bianca”. A me quell’anno permetteva di usarla, ma nera. A parte gli scherzi, è stato veramente un presidente presente. Non ci ha mai fatto mancare nulla e qualsiasi cosa gli chiedevamo si metteva sempre a disposizione".