Nosotti: "Gigi Riva mi ha insegnato che i sentimenti e le persone contano. In Sardegna ha vissuto una seconda vita"
Il giornalista di Sky Sport, Marco Nosotti, è intervenuto al Teatro Lirico di Cagliari durante la serata dedicata a Gigi Riva, organizzata in occasione dell'82° anniversario della nascita di Rombo di Tuono. Nel corso dell'evento, che ha visto la presentazione del volume biografico "Gigi Riva" della collana Miti Italiani di Treccani, Nosotti ha ricordato il primo incontro con la leggenda rossoblù a Coverciano, soffermandosi sulla sua storia personale e sul profondo legame con la Sardegna. Un intervento particolarmente emozionante, durante il quale il giornalista ha faticato a trattenere la commozione. Di seguito un estratto delle sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net.
Nosotti: "La prima volta che vidi Gigi Riva rimasi senza parole"
"Faccio la Nazionale da oltre vent'anni. La prima volta che arrivo a Coverciano vedo Gigi Riva, il mito, e rimango così, senza parole. Caspita, Gigi Riva con la giacchetta sulle spalle. Rimasi lì col microfono, dovevo fare una domanda... e la domanda non arrivava".
"Gigi Riva è l'uomo che visse due volte. In Sardegna ha trovato la sua rinascita"
Il giornalista ha poi ripercorso le origini del campione, ricordando l'infanzia a Leggiuno, le difficoltà familiari e il percorso che lo avrebbe condotto in Sardegna: "Prendo in prestito una frase che ha detto un mio collega qualche anno fa, e cioè: 'Gigi Riva è l'uomo che visse due volte'. Visse e nacque là dove nacque, sulla riva del Lago Maggiore, e poi quella situazione chiusa e finita... l'altra volta visse, o meglio, vive in Sardegna. In quella Sardegna dove lui arriva portato da quel calcio, da quel sinistro meraviglioso, segnato anche dalla sofferenza, dalle assenze. Orfano, irrequieto, introverso".
Sul rapporto tra Riva e l'Isola: "Quando arriva a Varese piace a tutti. Tutti i presidenti lo vogliono, ma non lo avranno mai. Non lo avranno mai perché poi lui arriva in questa terra, e qui il bordocampista origlia, annusa, ma non capisce il senso di Riva per la sua terra e il senso della sua terra per Riva".
Nosotti ha quindi sottolineato come il trasferimento in Sardegna abbia rappresentato molto più di una scelta professionale: "È bellezza, è amore, è futuro... non lo so. E allora quella che sembrava una punizione, questa terra, diventa invece un'occasione di rinascita, di emancipazione, di felicità. Io credo che a sua maniera Gigi sia stato felice, perché questo l'abbiamo sperimentato, ci ha resi felici".
"Poteva avere tutto calcisticamente, ma dalla Sardegna ha ricevuto tutto"
Il giornalista ha evidenziato anche il significato della scelta di Riva di legarsi definitivamente al Cagliari, rinunciando alle opportunità offerte dai grandi club: "Quest'uomo poteva avere tutto calcisticamente parlando, e invece poi si fermava e diceva... e invece ha avuto tutto, dalla sua terra, dal calcio. Ecco, qui diventa Giggiriva, con due G e due R, un unico nome".
Sulle sofferenze che hanno segnato la vita del campione: "Prima del campione, prima dei gol, prima della leggenda, bisogna attraversare una storia, che è la storia di un bambino costretto a diventare grande molto in fretta. È la stanza del dolore del guerriero, mi è stato detto, ed è da questa stanza che comincia il racconto di questa bellissima cosa che stiamo vivendo questa sera".
Nosotti: "Da Riva ho imparato che i sentimenti contano, le persone contano"
Nella parte conclusiva dell'intervento, Nosotti ha ricordato l'insegnamento umano ricevuto da Rombo di Tuono, andando oltre la dimensione sportiva del campione: "Sono un bordocampista, un uomo da marciapiede che ha imparato da Gigi Riva una cosa: i sentimenti contano, le persone contano. I miei giocatori sono prima uomini, e io parlo agli uomini. Quando sbagliano, quando sono felici, quando si vince, quando sul carro dei vincitori salgono tutti e io me ne torno a casa per i fatti miei. Perché non è coerente, non è giusto. Non è bello".
