Scarpi promuove Caprile: “Mi piace molto, soprattutto per la sua personalità“
Una carriera legata a doppio filo ai colori rossoblù, prima a Cagliari e poi a Genova. Alessio Scarpi conosce bene l’ambiente del calcio sardo: arrivato in Sardegna nel 1990 dalla Pasianese, si è formato nel settore giovanile del Cagliari fino a conquistare il posto da titolare nel 1997, dopo l’esperienza alla Reggina. Un anno più tardi l’esordio in Serie A, quindi il trasferimento all’Ancona e, nel gennaio 2004, l’approdo al Genoa. Con il Grifone ha vissuto la scalata dalla C1 alla massima serie e anche l’esperienza europea, prima di proseguire la sua avventura nel club come preparatore dei portieri, ruolo che ricopre ancora oggi nello staff di Daniele De Rossi.
Intervistato ai microfoni de L’Unione Sarda, Scarpi ha parlato soprattutto della crescita di Elia Caprile, soffermandosi sulle qualità che potrebbero portarlo a vestire la maglia della Nazionale.
Caprile è ormai uno dei punti di riferimento del Cagliari?
«È diventato un gran portiere, direi uno dei pilastri del Cagliari di oggi. Mi piace molto, soprattutto per la sua personalità. Ha anche grandi potenzialità a livello futuro, posso solo fargli i complimenti e augurargli una carriera di spessore. Come secondo me può fare».
Qual è la qualità che lo distingue maggiormente?
«A livello tecnico lo vedo come un portiere molto esplosivo, molto forte fra i pali. È un numero uno vecchio stampo: di quelli della nuova generazione si vede che sono soprattutto bravi coi piedi, mentre tra i pali lasciano a desiderare. Lui invece in porta è di livello».
Può diventare il secondo portiere della Nazionale alle spalle di Donnarumma?
«Sì, è possibile. Poi dipende da lui: se continuerà a questi livelli può spingersi ancora più in alto in Nazionale. Non penso che possa fare il titolare, perché abbiamo un portiere molto solido come Donnarumma, ma il ruolo da dodicesimo sì».
Scarpi ha poi analizzato il momento del Cagliari e il lavoro della società sul mercato.
Che giudizio dà alla rosa rossoblù?
«Secondo me sta costruendo una squadra abbastanza buona, poi mancano ancora due settimane alla fine del mercato e tutto può succedere. Giulini però non mi sembra uno sprovveduto: darei tempo alla società per lavorare, penso che stia facendo una rosa per un campionato tranquillo».
La valorizzazione dei giovani resta una delle strade principali.
«Dove mi ha impressionato Palestra, che ha fatto un campionato devastante e da quasi sconosciuto è diventato il giocatore principale del Cagliari. Ha contribuito senza dubbio alla salvezza, Pisacane è stato bravo a lanciarlo. Le società di medio-bassa classifica devono puntare sui giovani come caratteristica principale: i talenti in Italia ci sono, bisogna solo avere il coraggio di schierarli».
Dai giovani del Cagliari di oggi ai ricordi personali, Scarpi torna poi agli inizi della sua avventura in Sardegna.
Che ricordo conserva del suo arrivo a Cagliari a 17 anni?
«Il mio primo volo in aereo da solo, peraltro con scalo a Roma dove incontrai alcuni nuovi compagni. Era il 1990, appena dopo i Mondiali: mi avevano accolto subito molto bene, avevamo fatto due-tre giorni bellissimi in albergo e poi eravamo andati in ritiro a Pattada, molto tosto. Avevamo Checco Fele come allenatore, ci aveva fatto fare un mese durissimo che però ci era servito molto e ci aveva fatto tirare fuori il carattere».
Qual è stato il periodo più bello vissuto in rossoblù?
«I primi due anni dopo il prestito alla Reggina, dal 1997 al 1999, sono stati fantastici. Tornai che il Cagliari era retrocesso in Serie B e l’anno della promozione fu fantastico. Quello successivo, di nuovo in A, ci salvammo sempre con Ventura togliendoci tante soddisfazioni, battendo il Milan e la Juve in casa per poi pareggiare con l’Inter e la Lazio. Eravamo una squadra che dava parecchio fastidio, è stato il momento più bello in Sardegna».
Tra i ricordi rimasti più impressi c’è anche un episodio particolare vissuto nel 1998 a Udine.
C’è un momento che le viene ricordato ancora oggi?
«Mi viene ricordato spesso l’episodio con Grassadonia a Udine, nel 1998. Era stata una cosa istintiva, avevo visto il mio compagno che non respirava e avevo cercato di dargli un po’ di ossigeno. Una questione di pochi secondi, poi per fortuna erano arrivati i medici e lui si era ripreso».
Il legame con la Sardegna, però, non si è mai spezzato.
Cosa le ha lasciato quell’esperienza?
«Per me Cagliari è stata un’esperienza fantastica: la mia compagna è sarda, mio figlio è nato a Cagliari. È una terra che mi è rimasta dentro e appena posso torno, ci sono stato anche un mese fa in vacanza prima del ritiro col Genoa».
Scarpi parla poi di alcune figure che fanno parte del presente del Cagliari, a partire da Roberto Muzzi.
Che rapporto ha con Muzzi?
«Ho avuto la fortuna di giocarci insieme a Cagliari e di lavorarci insieme al Genoa: un professionista serio, molto preparato. Un guascone romano, molto simpatico, a cui voglio veramente bene: gli auguro il meglio. E mi dispiace molto per la fine del rapporto fra il Cagliari e il dottor Scorcu, una figura molto importante per tutto il mondo rossoblù».
Tra gli allenatori che hanno segnato il suo percorso c’è invece Checco Fele.
A quale tecnico è rimasto maggiormente legato?
«Ho grande ammirazione per Checco Fele, che ha sempre dimostrato di essere un uomo leale e corretto oltre che un bell’osso duro. È stato prezioso anche sul carattere, per far crescere tanti ragazzi. Dalla Primavera ero stato aggregato in prima squadra e c’erano Ranieri, Mazzone, Giorgi e Tabárez, tutti con carisma, poi ho trovato Ventura: ognuno, a modo suo, mi ha dato tanto».
Oggi Scarpi continua a lavorare nel calcio professionistico, ma da una prospettiva diversa, come preparatore dei portieri del Genoa.
Come si trova nel suo attuale ruolo?
«Mi trovo alla grande. È una città di mare, tra giocatore e preparatore vivo a Genova da oltre vent’anni. Ringrazio la società per la fiducia, è una piazza molto importante con dei tifosi caldi e attaccati alla squadra. Sono stato fortunato a finire la mia carriera qui e ricominciarla da preparatore dei portieri: sono contento».
Infine, uno sguardo alla nuova stagione di Serie A, che secondo Scarpi potrebbe regalare grande equilibrio.
Che campionato si aspetta?
«Penso un campionato veramente difficile per tutti, perché anche le squadre di bassa classifica si sono rinforzate. Sarà tosta e dura, sia per i vertici sia per la salvezza. Vedo un torneo molto equilibrato, una bella lotta: conterà partire bene e dare continuità».
