Vittorio Sanna: "Due grandi allenatori non bastano a risolvere i problemi del calcio italiano"

Vittorio Sanna: "Due grandi allenatori non bastano a risolvere i problemi del calcio italiano"
Oggi alle 11:30News
di Giorgia Zuddas
Attraverso il suo canale YouTube, Vittorio Sanna ha analizzato le criticità del calcio italiano e il percorso da seguire per rilanciare il settore giovanile.

Vittorio Sanna, attraverso un video pubblicato sul proprio canale YouTube, ha condiviso una riflessione sul momento del calcio italiano e sul futuro della Nazionale. Di seguito un estratto del suo intervento.

I dottori azzurri 

"C'è una domanda che continuo a pormi in questi giorni, da quando ho visto questa scelta così particolare di affidare la Nazionale a due figure di fama mondiale. Due allenatori che, a mio giudizio, sono del tutto incompatibili. La domanda è semplice: in quale altro Paese calcistico è mai successo che, per risolvere la crisi della Nazionale, venissero chiamati contemporaneamente due allenatori di questo livello? Siamo il Paese dell'esagerazione. Quando c'è una falla, invece di ripararla, costruiamo una passerella. Quando c'è una crisi, invece di analizzarne le cause, cerchiamo il nome che faccia effetto.

Parliamo di due allenatori straordinari, ma il calcio italiano è davvero malato perché gli manca un grande medico oppure perché da troppo tempo trascura la prevenzione? La cura, a mio giudizio, è iniziata con una promessa: abbassare le rette delle scuole calcio. È una frase perfetta, di quelle che raccolgono applausi, ma il consenso non coincide sempre con la soluzione. Se i soldi che oggi le famiglie spendono per le rette fossero investiti davvero nella qualità dell'insegnamento, probabilmente il calcio italiano non sarebbe arrivato a questo punto. Il vero investimento non è pagare meno, ma offrire una formazione migliore. Esistono già strumenti che aiutano le famiglie a sostenere questi costi. Anche la Regione Sardegna, ad esempio, mette a disposizione contributi per favorire la pratica sportiva.

Io sogno scuole calcio in cui i bambini trovino maestri di sport, educatori preparati, aggiornati e adeguatamente retribuiti. Persone capaci di insegnare prima il gioco e poi il risultato, prima il pensiero e poi lo schema. Perché il problema del nostro calcio non nasce quando un ragazzo arriva in Serie A. Nasce molto prima: quando a otto anni gli si chiede di vincere invece che di imparare; quando a dieci gli si insegna un modulo, ma non il piacere di pensare; quando a dodici si cerca di imitare Guardiola senza aver ancora imparato a controllare un pallone. Forse la vera riforma non dovrebbe partire da Coverciano, ma dagli oratori, dai campetti comunali, dalle scuole calcio e dai corsi di formazione per allenatori.

Dovrebbe abbattere quel muro che ancora separa il settore giovanile dalla prima squadra, perché è proprio lì che il calcio italiano perde i suoi talenti. È in quel passaggio che si interrompono tante carriere e ragazzi considerati il futuro finiscono per scomparire. Noi, invece, continuiamo a guardare sempre più in alto, come se bastasse mettere due professori universitari in corsia per guarire un ospedale costruito su fondamenta sbagliate. Non è così che si risolve il problema".