Vittorio Sanna: "Il calcio educato di Pisacane: umiltà, studio, lavoro e sacrificio"

Vittorio Sanna: "Il calcio educato di Pisacane: umiltà, studio, lavoro e sacrificio"
Oggi alle 12:45News
di Giorgia Zuddas
Vittorio Sanna analizza il Cagliari di Fabio Pisacane e definisce il suo modo di intendere il calcio “educato”, tra umiltà, studio, lavoro e sacrificio.

Il giornalista Vittorio Sanna, nel suo ultimo video pubblicato su YouTube, ha dedicato ampio spazio a una riflessione sul Cagliari di Fabio Pisacane. Al centro del suo intervento c'è il modo di intendere il calcio dell'allenatore rossoblù, che Sanna definisce "calcio educato", fondato sull’umiltà, lo studio, il lavoro e il sacrificio. Di seguito un estratto delle sue parole:

"Oggi comincia il calcio che conta. Il Cagliari affronta l'Arezzo in Coppa Italia e, insieme alla nuova stagione, comincia un altro esame per Fabio Pisacane. Ma c’è qualcosa che mi interessa perfino di più del risultato: il modo di arrivarci. Quello di Pisacane mi piace definirlo il calcio educato. Educato non significa debole né remissivo. Significa un calcio che parte dalla persona e arriva in campo attraverso quattro parole: umiltà, studio, lavoro e sacrificio. Pisacane è stato calciatore. Avrei potuto pensare che aver giocato ad alto livello fosse sufficiente per insegnare il calcio. Invece, studia, ascolta, fa esperienza e costruisce il proprio percorso. Oggi questo atteggiamento è quasi rivoluzionario, perché viviamo in un calcio in cui essere stati calciatori sembra essere diventato un lasciapassare universale. Si smette di giocare e, improvvisamente, si può fare tutto: il dirigente, l’allenatore, il giornalista, il commentatore, il telecronista. Come se aver saputo giocare a calcio significasse automaticamente saperlo insegnare, raccontare o organizzare.

Non è così. 

Forse uno dei problemi del calcio italiano nasce proprio da qui. Abbiamo tantissimi ex campioni pronti a spiegare come facevano loro e molti meno adulti disposti a chiedersi come si fa con il ragazzo che hanno davanti. Prima di parlare bisognerebbe ascoltare, prima di giudicare bisognerebbe conoscere, prima di pretendere bisognerebbe insegnare. Abbiamo costruito anche una cultura del tutto e subito. Voglio giocare subito, voglio guadagnare subito, voglio essere importante subito. E quando arriva un no, quel no diventa difficilissimo da tollerare. Le vicende di questi giorni intorno a Esposito, al di là degli aspetti personali, contrattuali e medici che devono essere rispettati, pongono anche questa domanda: stiamo insegnando ai ragazzi a gestire la frustrazione? Educare non significa eliminare gli ostacoli, ma preparare qualcuno ad affrontarli. Un allenatore non dovrebbe costruire soltanto calciatori: dovrebbe contribuire a formare persone capaci di aspettare, di soffrire, di sbagliare e di ricominciare. Ed è per questo che guardo con interesse al Cagliari di Pisacane. Non so dove arriverà, nessuno può saperlo, ma mi piace la strada. È il percorso dello scugnizzo che non dimentica da dove è partito e, proprio per questo, continua a studiare per capire dove vuole arrivare".