Boi: "Non si dica che perdere a San Siro ci può stare, troppe giustificazioni"

Boi: "Non si dica che perdere a San Siro ci può stare, troppe giustificazioni"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 11:30Primo piano
di Giorgia Zuddas

Il giornalista Giuseppe Boi, attraverso i suoi canali social, ha commentato la sconfitta del Cagliari contro l'Inter, soffermandosi sul momento della squadra e sul progetto tecnico del club. Di seguito il suo intervento:

"PROGETTO? Non si dica che perdere a San Siro ci può stare. Di giustificazioni ovvie in questa stagione se ne sono sentite troppe. Tutti sappiamo che l’Inter è più forte del Cagliari. Il problema non è perdere ma come si è perso. Ossia come con il Sassuolo e in tante altre gare: una squadra in partita finché l’avversaria gioca al piccolo trotto e va in tilt alla prima accelerazione. Così, dopo 33 turni, i segnali del fallimento si delineano chiari, indipendentemente dalla salvezza o meno. Il Cagliari ha mostrato anche con l’Inter di non avere gioco, polmoni e cuore. Neanche un tiro in porta in 90’. Del resto cosa ci si può attendere da una squadra che, a fine campionato, non ha ancora un 11 titolare e un modulo di riferimento? E anche qui non si cada nell’ovvio di giustificarlo con gli infortuni. Tanti, verissimo, ma se non c’è un’identità di squadra l’effetto dell’infermeria piena diventa devastante.

Il problema è che l’unico automatismo creato in un anno è palla a Palestra e speriamo che crei qualcosa. E non sarebbe neanche poco, ma il vestito tattico di Pisacane depotenzia il talento dell’Atalanta. Schierato a tutta fascia perde in efficacia davanti e, sfiancato dal fare avanti e indietro, lascia buchi in difesa come quello in cui si è infilato Di Marco nel primo gol. Il tutto per le scelte di un allenatore che appare senza coraggio, legato a doppio filo a quel 5/3/2 che sta uccidendo il calcio italiano e agli equilibri di uno spogliatoio che appare pronto ad esplodere. Il problema Cagliari va infatti ben oltre l’allenatore: questa è una squadra senza anima, in cui il primo che protesta con un compagno perché ha fatto il movimento sbagliato è Palestra, 21 anni, con Mendy, 20 anni. Mina non è più un condottiero che lancia il cuore oltre l’ostacolo. Deiola è un capitano senza carisma e Pavoletti è sempre più ai margini. La questione è che la squadra sembra da rifondare e Pisacane non all’altezza. E sentire Giulini ribadire alla Gazzetta che “una volta conquistata la salvezza, con questo progetto, sarebbe la cosa più sbagliata cambiare”, fa venire i brividi. Perché, molto semplicemente, il progetto lo vede solo lui".