Cagliari, il primo giorno in rossoblù di Albarracìn: "Voglio inserirmi subito, il gruppo mi ha accolto benissimo. Ruolo? Mi adatto a ciò che chiede Pisacane"

Cagliari, il primo giorno in rossoblù di Albarracìn: "Voglio inserirmi subito, il gruppo mi ha accolto benissimo. Ruolo? Mi adatto a ciò che chiede Pisacane"
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di Vittorio Arba

Prime dichiarazioni da giocatore del Cagliari per Agustìn Albarracìn. L'attaccante uruguaiano, ufficializzato ieri mattina, ha rilasciato un'intervista all'emittente radiofonica uruguaiana Carve Deportiva. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net.

Come stai vivendo queste prime ore da giocatore del Cagliari?

"Bene, bene. Sono molto contento: siamo arrivati ieri tardo pomeriggio qui al centro sportivo, stamattina abbiamo firmato e oggi abbiamo già fatto il primo allenamento".

Com’è nato, Agustín, il tuo trasferimento il Cagliari? Sei molto giovane: immagino sia un’opportunità d’oro, qualcosa che aspettavi da tanto.

"Sì, sì. La vedevo più vicina quando è finito il torneo: non avevo giocato le amichevoli, quindi sapevo che c’era la possibilità di partire. So che c’erano anche diverse cose davanti, ma la verità è che venire qui è un orgoglio".

Hai già avuto tempo di scambiare due parole con la squadra, col gruppo, con l’allenatore? Cosa hai trovato?

"Sì, prima di tutto ho incontrato Juanchi (Rodriguez, ndr), che è stato mio compagno nell’Under 20 e ci siamo ritrovati anche diverse volte in Nazionale maggiore lavorando con Bielsa. Ho avuto contatti anche con l’allenatore. Il gruppo, la verità, mi ha accolto molto bene. È stato tutto molto bello".

Ti faranno tante domande su questa nuova sfida a Cagliari. In varie interviste hai sempre sottolineato l'importanza di Marcelo Bielsa: è uno stile che ti piace e che ti ha lasciato qualcosa per la carriera?

"Sottolineo sempre la sua intensità nel vivere ogni partita e ogni allenamento al massimo: ti fa tirare fuori il massimo. Le volte che mi sono allenato con lui penso di esserci riuscito. Mi piace il suo modo di lavorare, la sua idea di gioco, e sono migliorato molto grazie a lui: parte tattica, con la palla, movimenti senza palla… sono cresciuto tanto".

C’è qualcosa di specifico che Bielsa ti ha trasmesso, a livello di gioco, tecnica e altro, che ti sei portato dietro?

"Sì. Oltre al tema tecnico e con la palla, direi soprattutto senza palla: la mobilità quando abbiamo noi il possesso. Non restare mai fermo, essere sempre in movimento, attaccare lo spazio o venire incontro sul piede, ma sempre muovermi, mai stare statico".

Ti auguriamo il massimo successo in Italia, in questa grande sfida con il Cagliari, squadra dove hanno giocato tantissimi uruguaiani. Al di là del fatto che ti ha accolto Juanchi Rodríguez e che immagini un calcio più intenso di quello uruguaiano: cosa hai potuto capire di come sta la squadra e di com’è il calcio italiano oggi?

"È un orgoglio anche ritrovare Juanchi. Oggi è stato il primo allenamento: la squadra arriva da due vittorie consecutive, sta andando molto bene, c’è tanto livello. L’allenamento è stato intenso: dovrò adattarmi, ma credo di poterlo fare nel migliore dei modi".

Hai parlato con il tecnico del ruolo? Dove giocherai, dove ti senti più a tuo agio? A Boston River con Jadson Viera giocavi spesso largo: avete parlato con l’allenatore del Cagliari su come ti userà?

"Sì, abbiamo parlato. Io gli ho detto che mi sento più a mio agio dietro la punta, da seconda punta, come ho giocato al Boston River. Poi ovviamente uno deve abituarsi anche ad altri ruoli: non sono un esterno, però posso farlo nel migliore dei modi. La decisione, comunque, sarà sua".

Il Cagliari gioca con la linea a 5, quindi non ha esterni alti: gioca 5-3-1-1 (o simile), con un trequartista. In quella posizione potresti starci benissimo. Ma anche da mezzala, nei tre di centrocampo: pensi di avere le caratteristiche per quel ruolo?

"Sì, sì, tranquillamente. Penso di poter giocare da interno come anche da trequartista. Magari da interno serve un po’ più di percorso verso le fasce, ma posso farlo senza problemi. Il Boston River mi ha aiutato molto a crescere: quando sono arrivato giocavano 4-3-3, io facevo il trequartista; poi mi sono dovuto adattare a giocare da interno, come un “10” che però ha libertà di muoversi. Credo di poterlo fare nel migliore dei modi".

Jadson Viera ti ha chiamato dopo il trasferimento?

"Sì, mi ha chiamato lo staff tecnico per congratularsi. Sono anche molto grato a loro e al club: mi hanno dato l’opportunità, mi hanno aiutato tantissimo a rialzarmi da un momento complicato, perché al Wanderers giocavo poco, venivo dall’Under 20 con pochi minuti. Il club mi ha dato una mano enorme e grazie anche al club oggi sono dove sono".

Abbiamo visto una tua foto all’aeroporto: un tifoso, già anziano, ti accoglieva con una bandiera con nomi e cognomi di uruguaiani. Cosa ti dice la gente, i tifosi, su questo legame tra Cagliari e Uruguay?

"Mi hanno accolto in modo spettacolare: di lunedì, alle 5 del pomeriggio, erano lì ad aspettarmi in aeroporto. Sono davvero grato. Qui sono passati tanti uruguaiani, potrei nominarne mille. L’uruguaiano qui è sempre ben accolto e ha sempre lasciato il segno: io vengo per riuscire a fare lo stesso".

Ma li capivi? Come sei messo con la lingua?

"Capisco abbastanza. Ho già vissuto un anno qui: avevo nove anni e mio fratello era venuto a giocare allo Spezia, quindi ho vissuto un anno in Italia. Capisco abbastanza, ma mi servirà magari una settimana o due per tornare a parlarlo bene".

Hai anche il passaporto comunitario?

"Sì, sì, ce l’ho".

Quanto è importante per voi calciatori avere il passaporto comunitario, le porte che apre, no?

"Tantissimo. Il passaporto è fondamentale per tutto: per i documenti, le pratiche… per tutto".

Senti che questo passaggio al Cagliari ti avvicinerà alla Nazionale uruguaiana?

"Io credo di sì. Ora devo sistemarmi: sono arrivato, devo finire di adattarmi. Però sì, mi vedo con la possibilità di arrivare in Nazionale, ho tanta voglia. Prima di tutto, però, penso ad adattarmi qui, iniziare a giocare nel club, poi il resto verrà di conseguenza".

A Juanchi Rodriguez è servita qualche partita per trovare minuti, poi una volta entrato in squadra non è più uscito ed è tra le figure del Cagliari in questa stagione. In questi mesi che restano, punti anche tu a entrare il prima possibile o almeno a mettere minuti nelle gambe?

"Sì, sì. Juanchi si è adattato in modo spettacolare: qui lo prendono un po’ per “matto” in campo… ma non c’entra niente, è un pezzo di pane. Però sì, con costanza si è adattato bene, e sta facendo una grande stagione. Con la qualità che ha, è normale".

È importante averlo al tuo fianco anche per l’adattamento. Ma tu vai da solo o con chi andrai a vivere in Italia?

"Per ora sono con il mio rappresentante e con un mio amico, Mati Maciero, che è con me e mi sta aiutando per tutto: casa, pratiche, ogni cosa. Poi immagino che arriverà la mia fidanzata e allora mi sistemerò definitivamente".

Quanto conta la compagnia in cambiamenti così grandi?

"Tantissimo. Appena mi hanno detto che era tutto fatto per venire in Italia, ho subito scritto a Mati Maciero e gli ho detto che avevo bisogno che venisse con me i primi giorni per darmi una mano con tutto. Lui è già stato qui in Italia, quindi è tutto più facile. Sono anche con Juan Delgado, che è qui, è venuto con noi".