ESCLUSIVA TC - ALDO FIRICANO: "Quanto fatto finora non è sufficiente per mantenere la categoria. Ma nel girone di ritorno vedremo un altro Cagliari: Ranieri sta studiando i giocatori e cercando le soluzioni tattiche più funzionali"
Aldo Firicano, dal 1989 al 1996, è stato la colonna portante della difesa del Cagliari.
Libero chirurgico, elegante e col vizietto del gol, ha preso per mano i rossoblù e li ha accompagnati attraverso una promozione in serie A, una salvezza prodigiosa, una stupefacente qualificazione in Coppa Uefa e una semifinale europea contro l’Inter, persa anche per via di un chiaro rigore non assegnato per un fallo subito proprio da lui in area nerazzurra.
Firicano, che si è guadagnato un posto di diritto nel Pantheon dei migliori difensori rossoblù di ogni epoca, oggi è convinto che, così come accadde tanti anni fa con lui in campo e con mister Ranieri in panchina, il Cagliari possa svoltare da un momento all’altro. Occorre trovare la partita giusta per accendere la miccia: quella vittoria che possa sbloccare mentalmente, oltre che tecnicamente, la compagine isolana.
Aldo, come si spiegano tutte le difficoltà che sta incontrando il Cagliari, ultimo in classifica con appena tre punti in nove gare?
“Il Cagliari sta pagando lo scotto del salto di categoria. In rosa ha diversi elementi che stanno sperimentando la serie A per la prima volta nella loro carriera. In serie B erano abituati a recitare un ruolo da protagonisti, a tenere sempre in mano il pallino del gioco in ogni partita. In serie A tutto improvvisamente cambia.
La presenza in panchina di Claudio Ranieri mi porta con la mente lontano fino ai nostri tempi, quando con il mister vivevamo una situazione del tutto simile. Dopo la promozione in massima serie il girone d’andata in serie A fu un calvario. Poi grazie alla tenacia e al coraggio di tutto il gruppo centrammo una salvezza miracolosa. Non voglio azzardare un paragone tra le due epoche: era per dire che una neopromossa, magari anche a causa di un calendario particolarmente complicato, può andare incontro a delle problematiche come quelle vissute dal Cagliari attuale. Naturalmente adesso la squadra deve crescere per sperare di mantenere la categoria: quello che è stato fatto fino a oggi non è certo sufficiente per legittimare la permanenza in serie A.”
Forse il “suo” Cagliari, che poteva contare su giocatori come Francescoli, Fonseca, Herrera e Matteoli, aveva quantomeno un pizzico di qualità in più rispetto a quello attuale…
“Ribadisco che non me la sento di fare una comparazione di carattere tecnico, perché stiamo parlando di due epoche molto lontane tra di loro. Il confronto era incentrato sulla situazione: come allora, anche oggi il Cagliari ha incontrato avversari molto forti in avvio di stagione, e tanti giocatori hanno bisogno di tempo per ambientarsi e per trovare la loro dimensione a questi livelli. Non vedo i rossoblù spacciati, ma è evidente che bisogna cambiare marcia.”
Tutti conosciamo il valore e le doti tecniche e umane di un allenatore come Ranieri. Tuttavia la classifica parla chiaro: ultimo posto in solitaria e nessuna vittoria dall’inizio del torneo. Anche lui ha delle responsabilità?
“In questo sport le colpe vanno sempre distribuite tra tutte le componenti in gioco: la rosa dei calciatori, lo staff tecnico, la proprietà che ha allestito l’organico. Quindi è chiaro che tutti hanno una parte di responsabilità. Detto questo, io faccio fatica a pensare a un tecnico migliore e più navigato, oltre che più legato alla squadra e alla realtà sarda in generale, di Claudio Ranieri. Non mi immaginerei, francamente, nessun sostituto del mister sulla panchina isolana. Punterei piuttosto sul mercato di gennaio per rinforzare il parco giocatori e cercherei di trovare all’interno, nella compattezza del gruppo e nell’unità di intenti generale, la ricetta per risalire la china. D’altra parte la storia del Cagliari è piena di rimonte clamorose dopo un girone d’andata deficitario: ricordo, in tempi relativamente recenti, quel gol di Conti all’ultimo respiro contro il Napoli che diede il la a una cavalcata irresistibile.
Dunque in questo momento bisogna serrare i ranghi e dare fiducia ai ragazzi, che naturalmente da par loro dovranno alzare l’asticella. Anche perché basta una vittoria per cambiare umore e prospettive. Il match della svolta potrebbe essere anche il prossimo, contro il Frosinone in casa.”
Aldo, secondo molti addetti ai lavori Ranieri ha optato per una strategia troppo conservativa nelle prime giornate, limitandosi ad attendere gli avversari – con un centrocampo puramente “di rottura” – per poi puntare sulle ripartenze. Questa scelta non ha portato punti. Con la Salernitana, coi vari Prati, Mancosu, Oristanio e Viola contemporaneamente in campo, il gioco d’assieme è parso migliorare. Domanda: si poteva – e doveva – osare un po’ di più anche prima?
“In effetti il dubbio è fondato. Credo tuttavia che questa prima parte del campionato sia stata, in primis per lo stesso Ranieri, prettamente conoscitiva. Il mister aveva bisogno di studiare a fondo le caratteristiche dei vari interpreti e di valutare diverse soluzioni per poi trovare la quadra. Ora sta cercando di capire se sia più funzionale, anche a seconda degli avversari che via via si affrontano, una squadra più muscolare o un’altra più tecnica.
Io penso, in tutta franchezza, che nel girone di ritorno vedremo un altro Cagliari. Nascerà una squadra nuova, anche dalle ceneri di alcuni errori commessi in precedenza, e secondo me lotterà fino alla fine per centrare il suo traguardo. Crescerà al contempo l’autoconsapevolezza tra i giocatori: quando approdi per la prima volta in serie A, soprattutto nei primissimi mesi, tendi a portare fin troppo rispetto a quei campioni che fino a quel momento avevi visto solo in televisione. Poi col passare delle partite perdi il timore reverenziale nei confronti di chicchessia, acquisisci maggiore confidenza con gli avversari e inizi a rischiare qualcosa di più.”
