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Vitale: “Stupito dall’andamento dell’attacco del Cagliari e da quello di Lapadula. Con il Venezia l’opportunità di invertire la tendenza”

ESCLUSIVA TC - Vitale: “Stupito dall’andamento dell’attacco del Cagliari e da quello di Lapadula. Con il Venezia l’opportunità di invertire la tendenza”TUTTOmercatoWEB.com
venerdì 23 settembre 2022, 14:50Primo piano
di Roberta Lai

A una settimana dalla ripresa del campionato di Serie B dopo la sosta delle Nazionali e, di conseguenza, a una settimana da Cagliari-Venezia, la redazione di TuttoCagliari.Net ha intervistato in esclusiva Francesco Vitale, giornalista sportivo, conduttore, radiocronista e scrittore.

Partiamo da una domanda generale. Qual è il suo giudizio su questa prima fase del campionato di Serie B? Si aspettava Reggina e Brescia in vetta alla classifica?

“Dopo sei giornate non mi aspettavo nulla in particolare perché il campionato di Serie B è molto difficile e lo ha dimostrato l’anno scorso il Parma con una stagione disastrosa laddove le premesse erano di un immediato ritorno in Serie A.  Anche se il Cagliari e il Genoa non stanno nei primi due posti, a livello di punti il campionato è molto corto. Non sono stupito dall’andamento della Reggina perché Filippo Inzaghi, in Serie B, ha dimostrato di essere un ottimo allenatore. C’è da dire anche un’altra cosa: lui è stato anche l’uomo che ai tempi del Milan, nonostante le problematiche importanti, inventò Ménez nel ruolo di attaccante. I due si sono ritrovati a Reggio creando un binomio perfetto. Non sono stupito neanche dal Brescia perché Clotet è un ottimo allenatore. Ripeto, siamo solo alla sesta della giornata, ci sarà tempo per cambiare la classifica. Basta un mezzo passo falso da parte di qualcuno”.

Passiamo nello specifico al Cagliari, reduce da una retrocessione, dall’arrivo di un nuovo allenatore e da un calciomercato finalizzato a una rifondazione parziale della squadra. Come ha visto i rossoblù in queste prime sei partite?

“Partiamo dalla retrocessione, una delle più clamorose del calcio europeo in generale. Quello che è successo è qualcosa di inverosimile perché al Cagliari bastava battere il Venezia (già retrocesso) in casa mentre la Salernitana, diretta concorrente, perdeva all’Arechi con l’Udinese. Il Cagliari aveva tutto il tempo per trovare la via del gol. Di retrocessioni amare mi viene in mente anche quella della stagione 1996/1997 quando perse il pareggio con il Piacenza da favorita. Per quanto riguarda questa stagione, è ancora troppo presto per dare dei giudizi. Credo che Liverani sia assolutamente l’uomo giusto per ripartire vista anche la rifondazione. Non dimentichiamoci che questo tecnico, a Lecce, ha fatto un vero miracolo, ha portato la squadra dalla Serie C alla Serie A. Dopo la battuta di arresto nell’amichevole con il Leeds, il Cagliari, in campionato, non ha fatto male. È tutto recuperabile. Quando si retrocede, poi, è inevitabile che ci sia una sorta di rivoluzione. Quest’anno, manca la presenza di un leader tecnico e carismatico come Joao Pedro che non si era ambientato nella realtà Cagliari solo come calciatore ma anche come entità e persona che viveva questo ambiente da tantissimi anni. Non vivendo Cagliari quotidianamente, non posso avere il termometro di certe situazioni ma se fossi stato in Joao Pedro non mi sarei mai trasferito in Turchia, al Fenerbahce. Avrei fatto un atto d’amore verso la terra che gli ha dato anche i suoi figli e aiutare la squadra a risalire in Serie A”.

Un giudizio sui reparti? L’attacco, in particolare, ha mostrato delle difficoltà. Quale può essere la soluzione per Lapadula?

“Vedo abbastanza equilibrio. L’unico problema, come dice lei, è l’attacco e di questo sono stupito. Lapadula è un giocatore che Liverani conosce molto bene, un acquisto utile per affrontare la Serie B. Non dimentichiamoci che a livello di categoria è il miglior nome che si poteva prendere su piazza. Certo, deve essere aiutato e supportato dai compagni ma non dimentichiamoci che ai tempi del Pescara, quando fece quella stagione strabiliante che culminò con 27 reti in campionato, era un giocatore che le palle se le andava a cercare, aggrediva lo spazio, correva come un forsennato. È vero che sono passati tanti anni ma, francamente, sono stupito da questo rendimento. Di positivo c’è una cosa: il Cagliari potrà contare su di lui e su un suo eventuale miglioramento anche in virtù del fatto che non andrà al mondiale. Essendo un attaccante di categoria avrà un’inversione di tendenza sia perché sarà supportato dai compagni sia perché troverà lui le soluzioni per rendere al meglio”.

Quale futuro per Gaston Pereiro? La fiducia nei suoi confronti non manca.

“Lo conosco dai tempi del PSV Eindhoven. È il classico giocatore a cui non manca niente perché è fortissimo dal punto di vista fisico e ha una tecnica sopraffina. Quando c’è un grande salto dal campionato olandese che non è più quello dei tempi andati alla Serie A la differenza si vede e, a quel punto, entrano in gioco anche il carisma e la personalità. Probabilmente deve crescere dal punto di vista caratteriale. Un giocatore con le sue stesse difficoltà è Correa dell’Inter, non ha mai trovato la sua definitiva consacrazione pur essendo un grandissimo calciatore”.

Il 4-3-3 scelto da Liverani è secondo lei il modulo giusto per il Cagliari?

“È una peculiarità di Fabio Liverani. Nel precampionato avrà addestrato i suoi giocatori predisponendoli a giocare in quel modo. Le dico la verità, Liverani non mi dispiace come allenatore ma sono anche uno che non vive di integralismi, non mi piacciono gli allenatori che sono schiavi di uno spartito e di un modulo a meno che non si chiamino Pep Guardiola o, in passato, Johan Cruijff. Sono per quegli allenatori che hanno l’umiltà di cambiare idea. Mi viene in mente Antonio Conte che magari non farà un gioco spettacolare ma che dal 4-2-4 che praticava al Bari è passato a un modulo totalmente diverso quando ha sposato la causa della Juventus. L’allenatore bravo, secondo me, non è quello che è schiavo di un modulo ma che sa adattarsi alle caratteristiche dei suoi giocatori”.

Liverani e il suo staff hanno ancora una settimana a disposizione per prepararsi al match con il Venezia. Come vede i lagunari? Che partita si aspetta? Su cosa, secondo lei, ci si dovrà focalizzare maggiormente?

“Va fatto un grande lavoro motivazionale. Sembrerà banale ma bisognerà focalizzarsi solo ed esclusivamente su una cosa: la vittoria. L’importante è vincere, non importa come. In questo momento, il Cagliari deve ottenere i tre punti e ha tutti i mezzi per farlo visto che gioca in casa, è favorito e visto che il Venezia non sta attraversando un bel momento. Questa è una grossa opportunità per i rossoblù per invertire la tendenza dopo la brutta sconfitta interna con il Bari”.

Una domanda su un ex rossoblù: cosa pensa della scelta dell’allenatore del Monza di non impiegare Alessio Cragno da titolare?

“Una scelta incomprensibile. Il Monza è appena salito in Serie A, si è rifondato comprando giocatori di esperienza e importanti come Cragno che in qualche modo, anche se per poco, hanno assaggiato la maglia azzurra. È vero che Di Gregorio ha fatto molto bene in Serie B però il club aveva acquistato giocatori di categoria per affrontare la Serie A. Stroppa, secondo me, ha completamente sbagliato. Vediamo se con Palladino ci sarà un’inversione di tendenza. È una scelta che, francamente, mi ha stupito perché Cragno era stato anche cercato da club molto più importanti”.

Si ringrazia Francesco Vitale per la disponibilità e la cordialità nell’accettare e svolgere questa intervista.