Franco Selvaggi: "Questo Cagliari può andare lontano. La Nazionale? Mancano i giocatori di talento"

Franco Selvaggi: "Questo Cagliari può andare lontano. La Nazionale? Mancano i giocatori di talento"
Oggi alle 23:00Primo piano
di Vittorio Arba
Cagliari, Selvaggi esalta il successo di Udine: “Questa squadra può andare lontano”. L’ex bomber ricorda Riva e invita a riscoprire tecnica e talento.

Intervenuto nel corso della trasmissione Magic Box, condotta da Bruno Corda su Canale Italia, Franco Selvaggi ha analizzato il successo per 0-1 del Cagliari contro sul campo dell'Udinese. Le parole dell'ex bomber rossoblù, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "Questo Cagliari può andare lontano, perché l’entusiasmo nel calcio è importante e certe partite non le vinci se non sei una buona squadra. Mi ricorda, per certi aspetti, il Cagliari del mio primo anno: anche noi partimmo molto bene e giocavamo un gran calcio. Arrivammo fino a Natale nelle prime posizioni. Io ho amato il Cagliari perché qui mi sono divertito: eravamo amici, giocavamo bene a calcio e ricordo quegli anni con grandissima nostalgia. Mio figlio è nato a Cagliari e oggi siamo tutti tifosi rossoblù. Cagliari è stata la squadra che mi ha portato poi in Nazionale, all’Inter e al Torino: è stato il mio trampolino di lancio. Come faccio a non essere tifoso del Cagliari? Devo praticamente tutto a Gigi Riva, perché fu lui a volermi fortemente. Quando giocavo nel Taranto lo incontrai all’aeroporto di Fiumicino: era il mio idolo da ragazzino e sentii che chiedeva al presidente del Taranto come avesse giocato Selvaggi. Poi ebbi la possibilità di scegliere tra Bologna, Ascoli e Cagliari e dissi immediatamente Cagliari.

Fu la mia fortuna. Quanto alla Nazionale, secondo me bisogna rendersi conto che gli altri Paesi si sono evoluti. Il problema nostro oggi è soprattutto negli ultimi venticinque metri: mancano i giocatori di talento, mancano i Del Piero, i Totti, i Baggio. È lì che si decidono le partite. Bisogna tornare a insegnare l’uno contro uno, il due contro due, la tecnica. A volte vedo allenamenti con settanta porticine e ragazzi che devono pensare a mille cose: il calcio è un gioco molto semplice. Da bambini bisogna giocare, divertirsi e fare tantissima tecnica. Nel calcio sono entrate anche troppe teorie e troppe persone perché ci sono tanti soldi. Ho avuto tanti ragazzi nelle Nazionali giovanili, anche giocatori arrivati poi in Nazionale maggiore, e all’estero ce la giocavamo con tutti. Nel 1982 non giocai al Mondiale, ma sono sempre stato orgoglioso di quella convocazione e non ho mai avuto nulla contro Bearzot: avevo anche giocato delle partite di qualificazione e fare parte di quel gruppo è stata una cosa importantissima".