La Nuova Sardegna - Nicola Riva: "La storia di papà bella ed emozionante. La scelta di rifiutare le big e restare in Sardegna è stata troppo forte per non lasciare il segno. Nel 2017 è cambiato tutto"
Lunga intervista di Nicola Riva, figlio del Mito Gigi Riva, sulle pagine de La Nuova Sardegna. Le sue parole raccolte da Enrico Gaviano: "Il giro dell'Italia per ritirare premi e riconoscimenti? Quasi un secondo lavoro - dice lui con un sorriso -. Ora poi, dopo la scomparsa di papà, gli impegni si sono triplicati. Non è stato facile. Ho dovuto reinventarmi, forzare un po' il mio carattere. Quando è iniziata questa attività? Più o meno dal 2017, quando papà decise di ritirarsi a casa e chiudere con qualsiasi attività esterna. Gli inviti arrivavano e pensavo che uno di noi doveva esserci. Detto che Mauro non aveva alcuna intenzione, ho deciso di sostituire io mio padre. Sarebbe stato scortese non rispondere, quasi non ci importasse dei riconoscimenti che venivano dati all'uomo e al calciatore. I consigli di papà prima di andare a una premiazione? Lui mi diceva semplicemente di parlare con il cuore, di dire quello che sentivo. Ha sempre funzionato, perché poi quando gli raccontavo come era andata mi guardava e sorrideva, aggiungendo un complimento. Ora mi manca tanto questo, potermi confrontare con lui prima di una cerimonia e poi potergli dire come è andata"-
Sul suo discorso In chiesa a Bonaria che ha commosso la grande folla presente sul sagrato: "Sono stato sempre consapevole, sin da piccolo, che avrei dovuto condividere mio padre con tante persone che gli volevano bene, forse quanto me. La conferma di cosa rappresentasse l'ho avuta dalle persone che sono andate a salutarlo nella camera ardente allo stadio e ai funerali. Gente che piangeva, che lo accarezzava, lo ringraziava. La sua scelta di restare in Sardegna, di rifiutare tutte le offerte delle grandi squadre è stata troppo forte per non lasciare il segno. Per questo ai funerali ho parlato della scomparsa di un parente di tutti, non solo di un padre e di un nonno".
Sul ritiro dalla scena pubblica del papà: "Quando è cambiato tutto? Più o meno quando gli fu assegnato nel 2017 il collare d'oro del Coni. Decise di chiudersi a casa, qui, di stare tranquillo. Circondato dall'affetto della famiglia, con i suoi amici, e il telefono a cui non ha mai smesso di rispondere. Egoisticamente dico che è stato il momento più bello per me. Finalmente ce l'avevamo tutto per noi. Potevamo vederlo tutti i giorni, parlarci, confrontarci. Sin da bambino mi sarebbe piaciuto fargli tante domande. Ma o non ci riuscivo o magari era lui a non rispondere. Invece nell'ultimo periodo della sua vita mi sono fatto una grande cultura sul suo passato, sulla sua vita da giovane. Una storia bella, emozionante. Tanto che ho pensato anche di scrivere un libro, o almeno sogno di farlo. La vita di papà da 0 a 19 anni, sino all'arrivo a Cagliari. Come è nato e cresciuto l'uomo e il campione che poi ha cambiato la storia della squadra rossoblù e anche del calcio italiano. In effetti lui ha messo il mare fra Leggiuno e la sua nuova vita, quasi a lasciarlo come un lontano ricordo, che però non lo ha mai abbandonato".
