Il nuovo "Gigi Riva", L'Unione Sarda: "Stadio, 50 milioni pubblici per il 'taglio" dei negozi". Bellinazzo: "Prima di fare l'hotel, valutare offerta esistente"

Il nuovo "Gigi Riva", L'Unione Sarda: "Stadio, 50 milioni pubblici per il 'taglio" dei negozi". Bellinazzo: "Prima di fare l'hotel, valutare offerta esistente"TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 07:45Rassegna stampa
di Redazione TuttoCagliari

"Stadio, 50 milioni pubblici per il "taglio" dei negozi", è il titolo nella prima pagina de L'Unione Sarda. Cagliari, tutti i costi dell'impianto. A pagina 4: "Il primo pianto privato a Reggio. Ma la rivoluzione l'ha fatta la Juve". L'attuale Mapei fu costruito nel 1995 con l'aiuto dei tifosi anche se l'Allianz ha trasformato il business del calcio. A Bergamo il club ha comprato e ristrutturato lo stadio. Problemi di costi a Bologna.

A pagina 5: "Stadio di Cagliari, via i negozi: compensazione da 50 milioni". Lo prevede il Piano finanziario, i soldi li metterà la Regione. 

 «La costruzione degli stadi – dice Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore e massimo esperto italiano in materia – credo debba avvenire senza sostegno pubblico, per non alterare la concorrenza. Tuttavia, è il quadro normativo attuale a consentire forme di co-finanziamento che vanno a compensare gli interventi accessori. Quelli che un tempo venivano autorizzati in deroga, come la realizzazione di negozi, falsando però il mercato». È sull'onda dei conflitti amministrativi generati da maglie concessorie troppo larghe che la Legge Stadi, datata 2013, è stata rivista «ammettendo la compartecipazione pubblica e bloccando le opere destinate a diventare diseconomie per il territorio».

Bellinazzo, inoltre, sottolinea come la realizzazione dell'hotel «non può prescindere dalla valutazione dell'offerta esistente». «Quando un ente pubblico partecipa all'investimento con proprie risorse – conclude  Bellinazzo – tendenzialmente si evita di affidare alla NewCo privata anche la proprietà del bene: il diritto di superficie, che pure è stato concesso alla Juve a Torino, è qualcosa di molto simile».