Tacconi: "Il Cagliari sta facendo molto bene con i giovani, non avrà problemi per la salvezza. Piazza calda, mi sarebbe piaciuto giocare in rossoblù"
Stefano Tacconi torna in Sardegna. L'ex portiere di Juventus, Avellino, Genoa e Nazionale sarà oggi ad Arborea, alle 19.15, per presentare il libro “L'arte di parare”, edito da Rizzoli. Nell'occasione ha concesso una lunga intervista a L'Unione Sarda, raccolta da Lorenzo Piras, nella quale ha ripercorso la propria vita dentro e fuori dal campo, soffermandosi anche sulla Juventus, sulla Nazionale e sul Cagliari.
«Il libro racconta la mia vita da bambino, da adolescente e poi da ragazzo, da giocatore della Juventus e della Nazionale», dice Tacconi, 69 anni compiuti il 13 maggio. «Un percorso di esperienze che, a un certo punto, purtroppo, culmina con l'aneurisma e, in seguito, con l'ischemia arteriosa».
Tacconi: «Per ora sono riuscito a parare anche la malattia»
L'ex portiere racconta quindi come sta affrontando la malattia:
«Di sicuro con grinta, ma anche con fatica. La vita me l'ha messa nel destino: non ha capito, però, chi ero. Per ora sono riuscito a parare anche lei».
Il tour di presentazione del libro rappresenta anche un'occasione per continuare a incontrare le persone che gli hanno manifestato affetto negli ultimi anni.
«Vado dove mi chiamano, sempre con piacere. Il rapporto con la gente mi tiene vivo».
«Sì, da tutti. In una misura così vasta che non me l'aspettavo. È stato quasi commovente».
Tacconi non nasconde di aver cambiato radicalmente abitudini dopo quanto accaduto:
«Avevo uno stile di vita esagerato, di sicuro sbagliato. Ero perennemente in giro per lavoro, stavo sempre in macchina. Non mi fermavo mai e chiedevo troppo a me stesso. Alla fine l'ho pagata».
E adesso la priorità è una sola:
«Penso solo a star bene».
«Con la Juve ho vinto tutto»
L'addio al calcio giocato, spiega Tacconi, non è stato traumatico. La famiglia e gli altri interessi gli hanno permesso di affrontare senza particolari rimpianti la nuova fase della sua vita.
«No, al tempo ho superato bene l'addio al calcio. Ho quattro figli, la famiglia e molti interessi. Ho senz'altro cambiato stile di vita, ma ho seminato bene: mi sono potuto godere quel che sono riuscito a costruire. Con la Juve ho vinto tutto, dalla Coppa Intercontinentale alla Champions, dalla Coppa delle Coppe alla Uefa. Poi scudetti, Coppa Italia e altri tornei. Non posso che stare bene per questo».
Tra quei successi resta anche il ricordo drammatico della finale di Coppa dei Campioni dell'Heysel:
«Fu terribile scendere in campo in quella partita, giocammo davvero con la morte nel cuore. Mi stavano distruggendo il sogno di una vita, il sogno che avevo da bambino».
Tacconi e il calcio di oggi: «Conta solo il fisico»
Nel suo passato c'è anche l'esperienza con l'Avellino, dove Tacconi conserva il ricordo del sardo Mario Piga e del presidente Antonio Sibilia.
«Tanti. Uno era sardo, Mario Piga, che ogni tanto sento al telefono: è sempre a pesca. Ho bei ricordi di quegli anni. Il presidente dell'Avellino era il commendator Antonio Sibilia. Ce ne fossero oggi personaggi come lui. Era un calcio più umano, con più fantasia. Non c'erano solo giocatori forti. Oggi è tutto uno schema, conta solo il fisico».
Sul momento attraversato dal calcio italiano, Tacconi indica uno dei problemi nei settori giovanili:
«Prima vanno cambiate un po' di cose. Ci sono troppi stranieri nelle Primavere. Metterei solo italiani nei settori giovanili».
E sulle prospettive della Nazionale aggiunge:
«Penso parecchio tempo. Mancini è bravo, tra i migliori ct. Ma i giocatori sono quelli che sono».
«Perché la Juve torni grande ci vorranno anni»
Tacconi non nasconde neppure una certa distanza dal calcio contemporaneo e dalle partite della sua ex squadra:
«Mi annoia guardarle, anche quelle della Juve. Mi annoia un mondo, ancora di più allo stadio. Perché la Juve torni grande ci vorranno anni, vale lo stesso discorso fatto per la Nazionale. Spero che Spalletti sia la persona giusta, l'allenatore in grado di imprimere la svolta».
Tra i ricordi della Nazionale c'è anche quello di Gigi Riva:
«Certo, venne anche con noi dell'Olimpica, a Seul. Era una persona pacata, molto per bene».
Tacconi e il Cagliari: «È sempre stata una squadra tosta»
Il rapporto con la Sardegna risale agli anni da calciatore, quando Tacconi trascorreva le vacanze estive in Costa Smeralda.
«Quando giocavo trascorrevo le vacanze in Costa Smeralda tutte le estati. Adesso torno per presentare il mio libro, ma mi tratterrò giusto due giorni, ad Arborea».
L'ex portiere rivela poi che avrebbe gradito un'esperienza con il Cagliari e promuove il percorso intrapreso dai rossoblù:
«Mai stato accostato al Cagliari? È una piazza calda, mi sarebbe piaciuto. Poi vedo che sta facendo molto bene con i giovani. Se continua così credo che non ci saranno problemi per la salvezza».
Infine, il ricordo del vecchio Sant'Elia e delle trasferte affrontate con Genoa e Juventus:
«È il segno dei tempi, ma sono sicuro che una municipalità importante come quella di Cagliari costruirà presto il nuovo stadio».
«Non era un campo facile, è sempre stata una squadra tosta, quella rossoblù. Mi ricordo di quando scendevo in campo al Sant'Elia con il Genoa e con la Juventus: anche quando abbiamo vinto, ce la siamo dovuta sudare».
