Bergomi: "Con Maldini si può tentare Guardiola". Poi rilancia Mancini, Conte e Pioli
Giuseppe Bergomi ha commentato la nomina di Paolo Maldini a nuovo direttore tecnico della FIGC e presidente del Club Italia. In un’intervista concessa a La Repubblica, l’ex difensore dell’Inter si è soffermato sulle priorità del nuovo corso azzurro e sulla scelta del prossimo commissario tecnico. Secondo l’attuale opinionista di Sky Sport, uno dei compiti più importanti sarà valorizzare il lavoro dei settori giovanili e creare una linea tecnica comune tra tutte le selezioni nazionali.
Bergomi: “Bisogna sfruttare i settori giovanili”
Alla domanda sulla sfida più difficile che attende Maldini, Bergomi ha risposto: “Saper sfruttare i settori giovanili. La filiera azzurra lavora bene. Mi dicono che abbiamo due annate promettenti, quella dei ragazzi del 2010 e quella del 2007. Loro dovranno trasmettere le direttive corrette. Bisogna avere gli stessi principi, linee guida condivise”. L’ex capitano dell’Inter ha poi sottolineato la necessità di costruire un’identità riconoscibile per tutte le rappresentative azzurre: “Far giocare con le stesse idee le varie selezioni, pensare alla Nazionale come a una prima squadra di un club. Ho visto da poco un torneo Under 11, vinto da ragazzi spagnoli: loro hanno tutti un modo di giocare simile. Anche noi abbiamo tanto talento: non disperdiamolo, dobbiamo avere il coraggio di far sbagliare i nostri giovani”.
La suggestione Guardiola: “Con Paolo si può fare un tentativo”
La prima grande decisione del nuovo corso federale sarà la nomina del commissario tecnico. Tra i nomi valutati da Bergomi spicca quello di Pep Guardiola: “Non c’è una scelta giusta, dipende dal calcio in cui credi, dai cambiamenti che ti aspetti di vedere. A me stuzzica Guardiola. E quando hai dalla tua parte Paolo, hai la forza e lo standing per andare a parlare con Pep. A naso, un tentativo lo possono fare”. L’aspetto economico potrebbe rappresentare un ostacolo, ma per Bergomi la possibilità di guidare la Nazionale potrebbe diventare una nuova sfida anche per un tecnico abituato ai grandi club: “Io sono per un calcio romantico. Questi allenatori hanno guadagnato un sacco di soldi. Mi dicono: se riducono le pretese non valorizzano il loro status. Ma dico, uno come Guardiola, un genio del calcio, ha bisogno di pensare al suo status? Per lui può essere stimolante guidare la Nazionale, può viverla come una sfida. Certo, questo non vuol dire che gli altri candidati non vadano bene”.
Mancini: “Merita un’altra opportunità”
Tra i possibili candidati resta anche Roberto Mancini, già vincitore dell’Europeo alla guida degli Azzurri: “Perfetto come ct, e ha tanta voglia di rientrare. Sappiamo com’è il nostro mondo, non è facile far digerire a tutti il suo addio del 2023. Ma ha visione, sa scovare i talenti: merita un’altra opportunità”.
Conte: “Ha la garanzia Maldini, che può proteggerlo”
Bergomi ha poi analizzato anche l’ipotesi di un ritorno di Antonio Conte sulla panchina della Nazionale: “In poco tempo sa costruire una squadra, sia in campo sia nello spogliatoio. Pretende molto, dà altrettanto. A chi dice che non resterebbe quattro anni di fila: questo deve sentirlo lui. Se ti dice di sì, vuol dire che arriva fino al Mondiale del 2030, non può più tirarsi indietro, al netto di disastri. Ha la garanzia Maldini, che ti sta vicino, ti protegge. Ed è ancora giovane, avrebbe tutto il tempo di allenare ancora nei club”.
Pioli e il profilo alla Fabregas
Tra le possibili soluzioni è emerso anche il nome di Stefano Pioli, allenatore che Maldini conosce bene dopo l’esperienza condivisa al Milan: “Paolo lo conosce bene, hanno vinto insieme uno scudetto al Milan. Sarebbe un’altra buona soluzione. Un concetto però va chiarito: guidare la Nazionale deve essere un orgoglio. L’aspetto economico non deve essere la prima variabile”. Infine, Bergomi ha indicato anche il tipo di profilo che potrebbe rappresentare una scelta interessante per il futuro: “Io adoro Klopp, ma allenerà la Nazionale tedesca. Allora dico un profilo alla Fabregas. Il suo Como è un modello da studiare, lui sa lavorare con i ragazzi, sa sviluppare il talento. Peccato non sia libero”.
