Capitan Pavoletti, l'uomo che ha insegnato al Cagliari a non mollare mai
Le favole iniziano quasi sempre allo stesso modo: c'era una volta.
Quella di Leonardo Pavoletti, invece, comincia con l'abbraccio di un popolo in un afoso pomeriggio d’agosto del 2017, all'aeroporto di Cagliari. Ad aspettarlo centinaia di tifosi curiosi di conoscere quel centravanti arrivato da Napoli, con gli occhi pieni di entusiasmo e la voglia feroce di dimostrare, ancora una volta, il proprio valore. In pochi immaginavano che quel ragazzo sarebbe diventato molto più di uno dei tanti calciatori che vanno e vengono nel corso delle stagioni.
Il primo capitolo della sua storia rossoblù prende forma il 15 ottobre 2017. Davanti c'è il Genoa, il suo passato. Pavoletti segna il suo primo gol con la maglia del Cagliari e da quel momento qualcosa cambia. Non è soltanto una rete: è l'inizio di un legame. A fine stagione saranno undici, abbastanza per entrare nel cuore della gente. L'anno successivo fa ancora meglio. Sedici gol, salvezza conquistata e la sensazione che il Cagliari abbia finalmente trovato il suo leader offensivo. Pavoletti trascina, lotta, segna, esulta togliendosi simbolicamente la polvere dalle spalle, come a voler scrollarsi via ogni ostacolo. Sembra l'inizio di una lunga scalata.
Ma il calcio, a volte, come la vita, sa essere crudele. Il 25 agosto 2019, alla prima giornata del nuovo campionato, arriva l'incubo: rottura del legamento crociato sinistro e del menisco. Operazione, riabilitazione, mesi lontano dal campo. E quando il peggio sembra passato, il destino colpisce ancora. Il 10 febbraio 2020, durante il recupero, lo stesso legamento subisce una nuova lesione. E' il colpo più duro. La paura di non tornare più quello di prima diventa reale.
Ma Pavoletti non smette mai di crederci. Stringe i denti, senza mai perdere il sorriso. Il ritorno arriva il 1º agosto 2020 contro il Milan. Per rivederlo segnare bisogna aspettare ancora qualche mese, fino al 29 novembre: contro lo Spezia trova un gol pesantissimo, il primo dopo 553 giorni. Una liberazione. Per lui e per tutto il popolo rossoblù. Da lì in avanti la sua storia si intreccia definitivamente con quella del Cagliari. Non solo per i gol, 52 in 231 presenze, ma per ciò che rappresenta. Perché Pavoletti diventa il volto della resistenza, della voglia di rialzarsi sempre. Lo dimostra soprattutto nella notte più folle e romantica di tutte: Bari, 11 giugno 2023. Minuto 94. La zampata che riporta il Cagliari in Serie A e gela il San Nicola entra nella storia del club e nella memoria collettiva di un’intera isola.
Ci sono reti che valgono trofei. E poi ce ne sono altre che valgono appartenenza. Quella di Bari appartiene a entrambe le categorie.
Ieri, nel giorno del suo addio, Pavoletti ha salutato così il suo popolo:
"Quando mi alzavo dalla panchina in mezzo al vostro boato, mi dimenticavo degli infortuni e davo tutto in quei dieci minuti. Ma quando ci siamo riusciti, quanto è stato bello, cazzo!".
Dentro quelle parole c'è tutto: la sofferenza, la rinascita, il rapporto viscerale con Cagliari e con i suoi tifosi. Un amore rimasto intatto anche nei momenti più difficili, tra infortuni e retrocessioni, sempre affrontati insieme.
"Sei bella come un gol di Pavoletti al 94'", disse una volta Nicolas Viola. Ma la verità è che Leonardo Pavoletti, per il Cagliari, è stato molto più dei suoi gol. È stato un capitano emotivo, un uomo capace di incarnare lo spirito di una città e di un popolo. Uno di quei giocatori che finiscono per appartenere alla terra che li ha accolti. E allora sì, le partite finiscono, i calciatori smettono, il tempo passa. Ma certe storie restano. Continuano a vivere nei racconti, nelle immagini, negli abbracci dopo un gol. Perché ci sono giocatori che passano. E poi ci sono quelli che restano. E Leonardo Pavoletti, a Cagliari, resterà per sempre.
