Il cortocircuito tra Cagliari ed Esposito: un autogoal per tutti

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Oggi alle 12:00Approfondimenti
di Giancarlo Cornacchia
L'analisi dei due giorni più caldi dell'estate vissuta dai rossoblù

La frattura consumatasi a Ponte di Legno tra il Cagliari Calcio e Sebastiano Esposito ha ormai i contorni di uno scontro frontale a carte scoperte. Da un lato c'è la posizione ufficiale del club rossoblù, che parla di abbandono del ritiro senza autorizzazione; dall'altro c’è la durissima replica del procuratore Mario Giuffredi a TuttoCagliari, che bolla la nota della società come una "grandissima falsità", sostenendo di aver concordato il permesso col ds Accardi e il mister Pisacane per concedere al ragazzo tre giorni di stacco causa forte stress. Ma, cifre e carte alla mano, a chi conviene davvero questo scontro? ​

Il Cagliari: forza contrattuale azzerata e rischio svalutazione

​In un mercato moderno, esporre pubblicamente la frattura con un proprio calciatore rappresenta sempre un rischio strategico: ​perdita di potere contrattuale, senza contare il fattore ambiente: la reazione della piazza sarda, storicamente molto legata al senso di appartenenza e all'attaccamento alla maglia, è stata immediata e intransigente. Questo isola ulteriormente il calciatore, costringendo il club a venderlo in tempi brevi per evitare di portare in spogliatoio un "caso" ad inizio campionato. ​

Effetto leva al ribasso

Le società interessate (tra cui si sono posizionati diversi club di Serie A) ora sanno di poter tirare sul prezzo e proporre formule al ribasso (prestito con diritto o cifre ben inferiori alla valutazione originale). ​La scommessa del "muro contro muro", dal punto di vista dell'entourage dell'attaccante, l'innalzamento dei toni risponde alla volontà di forzare la cessione dopo il mancato accordo sull'adeguamento contrattuale. Forzare la mano obbliga la società a cercare una via d'uscita rapida, garantendo al giocatore di trovare sistemazione prima della chiusura della sessione estiva.

Chi sorride?

Solo i potenziali acquirenti. ​L'unica parte davvero avvantaggiata da questa tempesta mediatica è rappresentata dai club interessati alla punta, poichè possono impostare la trattativa da una posizione di forza, impostando cifre più contenute. ​Troveranno un Cagliari "costretto" a fare cassa e a liberarsi di una situazione diventata tossica dal punto di vista ambientale. ​Insomma, un "gioco a somma negativa". ​Raramente una rottura così fragorosa porta benefici a chi la innesca. Se l'obiettivo finale del Cagliari era tutelare la propria disciplina societaria e quello del giocatore ottenere una nuova destinazione o condizioni migliori, la modalità con cui si è giunti allo scontro rischia di trasformare la vicenda in un autogol per entrambe le parti. ​Il Cagliari rischia di monetizzare meno del previsto. Esposito lascerà una piazza che lo aveva accolto e valorizzato tra le polemiche. Le prossime ore serviranno a formalizzare l'addio, ma la sensazione è che da questa rottura non esca alcun vero vincitore.