Quando essere brutti, sporchi e cattivi porta i tre punti

Quando essere brutti, sporchi e cattivi porta i tre puntiTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 22:30Approfondimenti
di Giancarlo Cornacchia
Al bando l'estetica: oggi il Cagliari ha badato al sodo, senza grossi fronzoli. I tre punti sono arrivati grazie ad una prestazione non bella, ma efficace

Tre punti d'oro che pesano come macigni, arrivati al termine di una partita in cui il cinismo ha prevalso su qualsiasi concetto di estetica. La sfida della Dacia Arena ha certificato che nel calcio non sempre vince chi produce di più, ma chi sa soffrire e colpire nell'unico momento propizio. ​Per quasi tutti i 93 minuti di gioco, il copione è stato nettamente a favore dell'Udinese. I friulani hanno spinto con continuità, alzato il baricentro e creato diverse occasioni nitide. A tenere in piedi i rossoblù ci ha pensato il solito super Elia Caprile, autore di almeno cinque interventi decisivi che hanno letteralmente blindato la porta sarda e frustrato i tentativi dei padroni di casa.

L'episodio che ha deciso la gara

​Poi, l'episodio che ha svoltato la gara: al primo e unico vero errore della retroguardia bianconera, il Cagliari è stato spietato. Daniel Maldini si è fatto trovare pronto nell'unica vera chance costruita dai suoi, punendo la disattenzione difensiva dell'Udinese con una giocata pagata a caro prezzo dagli avversari. ​È stata la vittoria del pragmatismo puro. Il Cagliari è apparso contratto, poco incline alla manovra e costretto a difendersi per quasi tutto l'arco del match con le unghie e con i denti. Una prestazione "brutta, sporca e cattiva", ma tremendamente efficace: la squadra ha saputo incassare i colpi, rimanere aggrappata alla partita grazie ai miracoli del proprio portiere e massimizzare al 100% l'unica occasione capitata tra i piedi. In un campionato come quello della Serie A, saper essere brutti e cattivi, a volte, vale molto di più del bel gioco.