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Bruno Corda: "Cagliari, bene la salvezza ma è mancato il gioco: l'essenza del calcio. Ora serve chiarezza: dove sono i soci americani? Qual è il loro ruolo? Anche perché con Giulini in 12 anni un progetto vero e proprio non c'è mai stato"

Bruno Corda: "Cagliari, bene la salvezza ma è mancato il gioco: l'essenza del calcio. Ora serve chiarezza: dove sono i soci americani? Qual è il loro ruolo? Anche perché con Giulini in 12 anni un progetto vero e proprio non c'è mai stato"TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 17:05Esclusive TC
di Matteo Bordiga

Il noto giornalista Bruno Corda, interrogato da Tuttocagliari.net sul campionato appena concluso dal Cagliari e sulle prospettive future del club isolano, come sempre non usa giri di parole e parla in maniera schietta e diretta, chiedendo a gran voce “chiarezza e trasparenza riguardo le intenzioni e i piani della società. Si parla tanto di stadio, di ringiovanimento della rosa, di progetti a lungo termine: tutti discorsi che abbiamo sentito mille volte nei dodici anni di gestione giuliniana, ma che non sono mai sfociati in un progetto vero e strutturato. Ora vogliamo vedere in volto i soci americani, sapere chi sono, cosa vogliono fare e come e quando investiranno nel Cagliari Calcio. Anche perché il nuovo stadio senza una squadra adeguata e - finalmente - ambiziosa non ha ragione di esistere”.

Bruno, che opinione ha maturato circa il campionato del Cagliari? Ci sono state più note liete o delusioni?

“Parto dal principio. Un anno fa, quando la società annunciava l’ingaggio di Pisacane - il quale con la Primavera aveva conquistato una Coppa Italia che, parliamoci chiaro, in realtà era una coppettina e che i media avevano fin troppo magnificato - tutti noi sapevamo che Giulini aveva deciso di scommettere sul tecnico napoletano a scatola chiusa. Si trattava a tutti gli effetti di un azzardo. Alla fine sul piano dei risultati, con 43 punti in cascina, questo azzardo tutto sommato ha pagato. Quello che è mancato è stato il gioco, il divertimento: l’essenza del calcio.

Il nostro campionato è stato caratterizzato da quattro momenti ben distinti: la partenza lanciata aveva impressionato e illuso un po’ tutti, poi abbiamo attraversato un periodo segnato da alcuni malumori manifestati da qualche giocatore acquistato in estate e impiegato relativamente poco. Quindi c’è stata la grande crisi invernale, con le otto sconfitte in dieci partite e il dramma sportivo di una squadra che si è ritrovata a giocarsi lo scontro decisivo per la salvezza in casa contro la Cremonese. Il finale di stagione, fortunatamente, è stato in crescendo: il successo con l’Atalanta è stato di importanza capitale, poi la chiusura con la vittoria di San Siro contro il Milan ha lasciato in bocca ai tifosi un sapore decisamente dolce.

Detto questo, dal punto di vista dello spettacolo offerto in campo e della qualità del calcio giocato non abbiamo vissuto una bella annata. Qualcuno dice che abbiamo valorizzato tanti giovani: anche su questo avrei qualche dubbio. Chi sarebbero questi giovani? Trepy ha fatto il botto col gol a Cremona e poi si è eclissato. Mendy è stato lanciato solo nell’ultimo scorcio di campionato. Insomma, la stampa - isolana e non - ha esaltato e santificato Pisacane, ma non dimentichiamoci che abbiamo giocato semplicemente per evitare il diciottesimo posto, visto che Pisa e Verona di fatto erano già virtualmente retrocesse alla fine del girone d’andata.”

E ora? Quali sono le sue sensazioni sul futuro che attende il club rossoblù, sia sul piano tecnico che dal punto di vista societario?

“Ora, tanto per cambiare, ci sarà una nuova rivoluzione: andranno via i vari prestiti Palestra, Folorunsho, Mazzitelli e Dossena. E per quanto riguarda l’eventuale permanenza di Andrea Belotti, beh credo che si deciderà in base a questioni economiche. L’ex DS Guido Angelozzi è stato criticato da più parti, ma secondo me aveva fatto un grandissimo lavoro nel costruire un organico di discreto livello. Semmai poi è stato Pisacane a far giocare poco o nulla i calciatori portati da Angelozzi: penso soprattutto al turco Kiliçsoy.

Adesso l’idea sembra essere quella di puntare forte su talenti under 20. Ma in serie A è fondamentale assemblare un mix di giovani e di giocatori esperti. Ciò detto, io mi chiedo in tutta sincerità quale sia la posizione in merito dei soci americani che detengono il 49% della società. Il 31 maggio avrebbe dovuto concretizzarsi il passaggio di consegne tra Giulini e gli imprenditori a stelle e strisce, con l’acquisizione da parte di questi ultimi delle quote di maggioranza del club. Invece a fine campionato dagli americani giunge solo un silenzio assordante: alcune voci raccontano di un Prashant Gupta, il manager di origini indiane entrato nel capitale sociale del Cagliari, che avrebbe controllato i conti della società trovando alcune preoccupanti criticità; altre voci suggeriscono addirittura che Tommaso Giulini, pagando una consistente penale, potrebbe liquidare gli americani e rivolgersi ad altri potenziali soci e imprenditori di sua conoscenza. Qualcun altro invece sostiene che finché non verrà messa la prima pietra sul nuovo stadio gli americani non stanzieranno fondi di tasca propria.

In tutto ciò il club dichiara che l’obiettivo per la prossima stagione è quello di migliorare il rendimento della squadra: immagino dunque che l’idea sia quella di passare dagli attuali 43 punti in classifica ad almeno 50-55 punti. Ma questi sono discorsi triti e ritriti, che sentiamo ripetere incessantemente - come un disco rotto - dal 2014. Il vero nodo è la società: dobbiamo sapere chi sono questi americani e sentire dalla loro voce quali sono le garanzie economiche che intendono fornire. In questa fase così nebulosa e incerta c’è urgente bisogno di trasparenza: lo stesso Maurizio Fiori l’abbiamo sentito parlare in tempi non sospetti, poi anche lui è scomparso dai radar. E ricordiamoci che il supermilionario non è Fiori, ma Prashant Gupta.

Insomma, non possiamo sentire discettare solo di stadio nuovo: lo stadio non dà punti in classifica. Il nodo-chiave è il rafforzamento della rosa: senza squadra lo stadio serve a poco. Anche perché, nonostante le rassicurazioni di Giulini, in dodici anni un progetto tecnico vero e lungimirante non c’è mai stato. O qualcuno può sostenere il contrario? Abbiamo puntato solo ed esclusivamente a evitare gli ultimi tre posti in serie A, riuscendo - peraltro non sempre - a tagliare il traguardo grazie alle sventure altrui più che ai nostri meriti oggettivi.”