Carlo Cornacchia: "Marco Palestra deve ancora crescere tanto: in Premier troverà moltissimi giocatori con le sue stesse caratteristiche. Per emergere dovrà lavorare duramente. Il Cagliari ha urgente bisogno di uno o due bomber smaliziati"
L’ex difensore del Cagliari Carlo Cornacchia, attualmente allenatore, affida ai microfoni di Tuttocagliari.net le sue riflessioni - come sempre tutt’altro che banali - sulla stagione e sul futuro della squadra isolana.
Carlo, quest’anno il Cagliari ha sostanzialmente convinto sul piano dei risultati, mentre solo a tratti ha messo in mostra un calcio propositivo e godibile. Qual è il suo personale bilancio dell’annata rossoblù?
“Credo che si possa alzare il pollice in su e promuovere squadra e staff tecnico. Le ambizioni del Cagliari non differivano granché dai risultati che poi i sardi hanno concretamente ottenuto sul campo. L’idea era quella di raggiungere la salvezza il prima possibile. Diciamo che il percorso non è stato sempre tranquillissimo: Caprile e compagni in certi momenti della stagione hanno dovuto lottare e soffrire in trincea. Ma bisogna anche riconoscere che sono rimasti ai margini della zona rossa praticamente dall’inizio alla fine del campionato.
Questi risultati sono il riflesso di un chiaro concetto che il tecnico è riuscito a veicolare e a trasmettere al gruppo. Ecco perché Pisacane, esordiente assoluto in serie A, nel complesso ha fatto un buon lavoro. Fortunatamente gli allenatori di oggi vengono formati in modo eccellente dalla scuola di Coverciano dove, tra banchi e lavagne, possono confrontarsi quotidianamente coi futuri colleghi, il che è una cosa straordinaria e stimolante. Pisacane ha avuto la grande fortuna di poter applicare subito i concetti appresi a Coverciano sulla panchina di una squadra di serie A. Secondo me il suo vero punto di forza, più che l’aspetto tecnico-tattico, è stata l’abilità nella gestione del gruppo. Ha fatto crescere e valorizzato giovani come, ad esempio, Marco Palestra. E qui apro un inciso: il talento di Buccinasco ha ancora enormi margini di miglioramento. Di calciatori con le sue stesse caratteristiche in Premier League, dove andrà a giocare, ce ne sono tantissimi. Marco per emergere e per diventare un top player oltremanica dovrà lavorare il triplo rispetto a quello che ha fatto a Cagliari.
Tornando alla squadra rossoblù anche Sebastiano Esposito ha dato un buon contributo, un po’ come tutti gli altri: lui è un attaccante anarchico, non ha un ruolo specifico. È estroso e svaria su tutto il fronte offensivo. Gli inglesi lo definirebbero un freebird. Infine ho apprezzato la trasformazione tattica di Gianluca Gaetano, che ora giostra da regista davanti alla difesa. Però devo fargli un appunto: occorre che migliori tanto sotto l’aspetto della fisicità e dell’aggressività. Per giocare in quel ruolo, oltre ai piedi buoni, servono anche grinta e carattere.”
Secondo lei quale deve essere la priorità assoluta del club sardo in questa sessione di mercato? Qual è il reparto che ha maggiore necessità di essere rinforzato per accrescere la competitività della rosa?
“Io credo che il budget a disposizione dei dirigenti cagliaritani debba essere impiegato principalmente per l’acquisto di uno o due attaccanti che abbiano fiuto e senso del gol. Qualcuno che la butti dentro senza tanti fronzoli, insomma. Nel calcio moderno è sempre meglio cercare di fare un gol in più degli altri che non sforzarsi di subirne uno in meno: non è con gli 0-0 che si raggiungono gli obiettivi stagionali e che si cresce nel tempo. Il pareggio, nell’epoca dei tre punti, è come una mezza sconfitta. Dunque occorre veicolare un calcio propositivo e dotarsi di giocatori che sappiano finalizzare in modo ottimale il lavoro di tutta la squadra.”
