Acquafresca e la missione di formare i giovani: "Il gol è solo la parte finale di un movimento fatto bene"

Acquafresca e la missione di formare i giovani: "Il gol è solo la parte finale di un movimento fatto bene"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico Paparusso
Oggi alle 17:30Ex rossoblù
di Martina Musu

In un'intervista a Domus Rossoblù, il magazine ufficiale del Cagliari Calcio, l'ex attaccante Robert Acquafresca racconta il suo nuovo ruolo nel Settore Giovanile rossoblù: dalla lettura delle situazioni di gioco alla gestione delle difficoltà, fino alla fiducia nei giovani talenti cresciuti in casa.

LEGGERE IL GIOCO PRIMA CHE ACCADA

Il lavoro di Acquafresca parte dalla comprensione dei meccanismi offensivi. Un attaccante deve saper riconoscere gli spazi, interpretare i movimenti dei compagni e anticipare mentalmente ciò che potrebbe accadere sul terreno di gioco.

«Curo la parte offensiva degli attaccanti. Il gol è solo la parte finale di un movimento fatto bene, di una situazione di gioco che alla loro età devono saper leggere. Devono imparare a vederla già nella loro testa prima ancora che accada. Se ciò avviene, poi arriva il movimento giusto e il gol».

Una visione che supera l'idea dell'attaccante come semplice finalizzatore. La capacità di segnare nasce infatti da una serie di decisioni che precedono il tiro e che richiedono sensibilità, attenzione e intelligenza calcistica.

L'obiettivo è insegnare ai ragazzi a comprendere il gioco, sviluppando quelle qualità che permettono di arrivare nella posizione giusta al momento giusto. La tecnica individuale resta importante, ma deve essere accompagnata dalla capacità di leggere gli sviluppi dell'azione e scegliere come intervenire.

IL RAPPORTO CON I GIOVANI, LA SFIDA PIÙ GRANDE

Trasmettere conoscenze ed esperienze non è però un compito automatico. Ogni ragazzo ha il proprio carattere, i propri tempi di apprendimento e un modo personale di recepire le indicazioni. Per questo, oltre alla preparazione tecnica, diventa fondamentale la capacità di comunicare.

«Le difficoltà sono giornaliere. Devi trovare le parole giuste per spiegare determinate cose ai ragazzi e non è detto che il messaggio arrivi. Devi essere bravo a entrare in contatto con loro, a livello comunicativo».

Il lavoro quotidiano richiede dunque pazienza e disponibilità, ma soprattutto la capacità di instaurare un rapporto di fiducia. Acquafresca conosce bene il percorso che i giovani calciatori stanno affrontando e vuole essere per loro un riferimento che sappia parlare la stessa lingua.

La sua esperienza personale rappresenta un punto di contatto importante con i ragazzi, che possono vedere in lui non soltanto un allenatore, ma anche qualcuno che ha vissuto le stesse ambizioni e conosce le difficoltà di un percorso nel calcio.

«Io ero un ragazzo come loro, pieno di sogni e ambizioni che ce l'ha fatta. Quindi vorrei che questi ragazzi non mi vedessero solo come un mister, ma come uno di loro, che li accompagna in questo percorso. L'obiettivo del Club è anche questo, portarli più in alto possibile».

La sua esperienza diventa così uno strumento per avvicinarsi ai ragazzi, comprenderne le ambizioni e aiutarli a gestire le aspettative legate al mondo del calcio.

UN CALCIO DIVERSO, MA CON GLI STESSI PRINCIPI

Rispetto agli anni in cui giocava, il calcio è cambiato. I ritmi sono aumentati e le caratteristiche fisiche sembrano avere un peso sempre maggiore nella valutazione dei giovani calciatori. Acquafresca riconosce questa evoluzione, ma invita a non trascurare le qualità individuali e l'importanza del gioco collettivo.

«Rispetto ai miei tempi è cambiato il ritmo di gioco, è più elevato, ma ancora di più oggi si cerca il giocatore alto, piazzato e forte fisicamente. Ma non tutti possono avere queste caratteristiche. Quindi dove non si arriva con l'individualità, bisogna farlo col gioco. E nel nostro Settore Giovanile ci sono ottimi maestri. Pisacane è l'esempio per tutti. Oggi anche la tecnologia aiuta tantissimo».

Il messaggio è chiaro: le caratteristiche fisiche possono rappresentare un vantaggio, ma non devono diventare l'unico criterio con cui giudicare un giovane. Quando determinate qualità individuali non sono presenti, il lavoro sul gioco e sull'organizzazione può offrire altre soluzioni.

La formazione passa quindi dalla valorizzazione delle peculiarità di ciascun ragazzo, aiutandolo a trovare il modo migliore per esprimere il proprio potenziale. Una filosofia che punta a costruire calciatori capaci di adattarsi alle situazioni e di contribuire al gioco della squadra.

IL CONSIGLIO AL GIOVANE ROBERT

Ripensando agli inizi della propria carriera, Acquafresca individua anche un aspetto che va oltre il campo: l'importanza delle persone che accompagnano un giovane calciatore nel suo percorso.

Alla domanda su quale consiglio darebbe oggi al ragazzo che era, la risposta riguarda proprio la necessità di circondarsi di persone capaci di mettere al primo posto il suo bene.

«È molto difficile, ma penso che gli direi di circondarsi di persone che davvero vogliono il suo bene. Il problema dei giovani calciatori è proprio questo, avere a volte attorno persone che pensano solo ai loro interessi e non a quelli del ragazzo».

Un tema particolarmente delicato in un ambiente nel quale le aspettative possono diventare molto alte già nelle prime fasi della crescita. Per Acquafresca, il giovane deve poter contare su figure di riferimento che sappiano sostenerlo senza condizionarne il percorso per interessi personali.

La formazione, dunque, non può limitarsi agli allenamenti e alle prestazioni. Deve comprendere anche l'educazione, la gestione delle pressioni e la costruzione di un ambiente che permetta ai ragazzi di crescere serenamente.

DA BARELLA E DEIOLA AI TALENTI DI OGGI

Il futuro del Cagliari passa anche dalla capacità di dare spazio ai giovani cresciuti nel proprio Settore Giovanile. Una convinzione che Acquafresca considera centrale nella visione del Club e che trova riscontro nei percorsi di calciatori capaci di arrivare ai massimi livelli.

«Sì, è fondamentale. Per un Club il Settore Giovanile è una risorsa importantissima».

L'esperienza di chi ha già raggiunto la prima squadra dimostra quanto sia importante investire nella crescita dei ragazzi e offrire loro opportunità concrete. Ma il lavoro continua anche con le nuove generazioni, quelle che oggi si allenano con il sogno di indossare un giorno la maglia rossoblù da protagonisti.

«Penso a Barella, Deiola, ma anche ai ragazzi di oggi, come Mendy, Trepy, Sugamele. C'è bisogno di ragazzi come loro. Il Cagliari crede davvero in questo progetto».