Ovación - Diego Godin: "Sento che il mio ciclo in nazionale sia finito. La situazione non era buona, nemmeno quella di Cagliari"

Ovación - Diego Godin: "Sento che il mio ciclo in nazionale sia finito. La situazione non era buona, nemmeno quella di Cagliari"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
domenica 15 gennaio 2023, 15:45Ex rossoblù
di Martina Musu

Il capitano dell'Uruguay ed ex rossoblù Diego Godín ha rilasciato un'ampia intervista con Ovación a Punta del Este, prima di tornare in forza al Vélez Sarsfield lunedì 16 gennaio. Di seguito quanto appreso e tradotto da tuttocagliari.net.

SUL MONDIALE IN QATAR - "È triste essere coscienti del fatto che si sarebbe potuto fare molto di più, che noi, i giocatori e lo staff tecnico, eravamo i primi a voler andare avanti nella Coppa del Mondo. Non mi ha sorpreso il fatto di essere stato schierato subito come titolare. Ero abituato a giocare, ad essere il capitano. Mi sono preparato, e se l'allenatore mi ha visto nelle condizioni giuste in allenamento sarà perché lo ero davvero. Penso, con molta l'umiltà, che quello che ho fatto in campo non sia stato meno di quello che stavo facendo in altre partite della nazionale e mi sentivo all'altezza di poter rappresentare l'Uruguay, di poter continuare a portare la fascia da capitano e di giocare con la mia squadra. Dopo, chi prende la decisione è il tecnico".

SULLE CRITICHE DOPO IL PAREGGIO CON LA COREA IN ZONA MISTA- "In primo luogo, rispetto tutti, l'ho sempre fatto nella mia carriera di fronte ai complimenti e alle critiche. Fa parte della mia professione. Naturalmente rispetto tutte le critiche, e ancora di più in un paese calcistico come quello uruguaiano dove respiriamo il calcio. Le critiche le rispetto, le prendo, e fin qui bene. Quando sono mancanza di rispetto, o insulti, lamentele... quelle non le accetto"

FINE CICLO CON LA NAZIONALE - "- Vediamo, in questo voglio essere chiaro in modo che non si arrivi subito ad una conclusione. Penso che il mio ciclo sia finito, penso davvero che sia finito. Ero un ragazzo e sentivo parlare la Tota (Lugano) con Forlán e il Loco (Abreu), con i grandi, e discutevano sempre i modi per lasciare la nazionale. E concettualmente c'erano due strade: una che diceva 'mi ritiro dalla selezione, lascio la selezione, decido quando lasciare la selezione'; e l'altro concetto era 'la selezione non si lascia, la selezione lascia a te'. Sono validi entrambi, perché da un lato si può essere stanchi o si può dire 'mi sento che non posso più dare più alla squadra nazionale, o non avere più voglia', e dall'altro dire 'mi sento che non posso dare di più alla squadra nazionale'. Io sono del concetto di dire 'finché sono idoneo, perché lasciare la selezione?'. Ma ti faccio un esempio: sto giocando a Velez e sto bene. C'è una situazione in cui l'allenatore non ha giocatori e io sto giocando, mi chiama e mi dice 'Diego, mi dai una mano?' Perché non dare una mano? È concettuale, è come dire 'Non sono al di sopra della nazionale uruguaiana'. Diego Godín non lascia la nazionale uruguaiana, la nazionale uruguaiana lascia Diego Godín o l'allenatore per il momento. È molto concettuale ed è molto profondo, giusto?"

IL RITIRO - "Sì, non ti mentirò. Dopo la Coppa del Mondo volevo ritirarmi. La Coppa del Mondo è finita ed è stata anche una sensazione dire 'ora mi riposo'. Avevo bisogno di un po' di tempo per riflettere, per riempirmi di famiglia, per gli amici, per le persone che mi amano, per divertirmi stare a casa, per staccare un po' dal calcio e per valutare, per mettere tutto sulla bilancia.  È stato un anno e mezzo difficile, perché questo (l'infortunio) è iniziato a Cagliari. Essendo a Cagliari, giocando le qualificazioni, eravamo in un momento difficile. Avevo già iniziato con la tendinite, che mi permetteva di giocare a volte. Era già complicato. La situazione della nazionale non era buona, nemmeno quella di Cagliari. L'orgoglio e l'amore per la nazionale, e per il mio paese, mi ha fatto fare cose che la gente non immagina nemmeno. Poi ho preso la decisione di continuare a giocare, di cercare di mettermi al meglio e di cercare di divertirm