Nessun complotto, torto, vendetta o favore negato, il Cagliari contro la cultura tossica dello “scansarsi”. Ielpo irriconoscibile. Vittoria a San Siro vale più di 3 punti: una bella sensazione
Ci sono vittorie che valgono una classifica. E poi ci sono vittorie che valgono un messaggio. Quella del Cagliari a San Siro contro il Milan appartiene alla seconda categoria. Perché i rossoblù non hanno soltanto battuto una grande squadra in casa sua dopo ventinove anni, ma hanno onorato il calcio nel momento in cui sarebbe stato più facile lasciarsi andare alla rilassatezza della salvezza raggiunta. È qui che il successo assume un significato più profondo.
Il Cagliari contro la cultura dello “scansarsi”
Da troppo tempo il calcio italiano convive con una cultura tossica, quasi normalizzata: quella secondo cui una squadra senza obiettivi di classifica debba “scansarsi”, abbassare l’intensità, diventare inconsapevolmente arbitro del destino altrui. Una mentalità sbagliata. Pericolosa. Antisportiva. Il Cagliari ha fatto esattamente il contrario. Ha giocato per vincere. Ha rispettato il campionato. Ha rispettato se stesso.
E chi oggi parla di “torto” fatto al Milan o alle squadre in corsa per la Champions dimentica un principio elementare: il vero torto sarebbe stato falsare il torneo. Sarebbe stato regalare punti. Sarebbe stato tradire tutte le altre concorrenti che quei punti li hanno dovuti sudare contro i rossoblù. Il Cagliari, del resto, non ha colpito soltanto il Milan. In questa stagione ha battuto anche Roma e Juventus, ha fermato il Como all’andata, ha dimostrato contro le grandi di sapere stare dentro le partite con dignità, coraggio e organizzazione. Non esiste alcun complotto, nessuna vendetta sportiva, nessun favore negato. Esiste soltanto il calcio giocato. E proprio per questo ha fatto male ascoltare certe reazioni.
Le parole di Mario Ielpo e la delusione rossoblù
Tra le maledizioni rivolte ai rossoblù è arrivata persino quella dell’ex portiere del Cagliari Mario Ielpo. Ed è difficile nascondere la delusione. Perché a Cagliari Ielpo è diventato portiere vero, ha costruito la sua carriera, ha scalato la Serie A mostrando allora equilibrio, intelligenza, perfino il profilo composto dell’avvocato appena laureato che sembrava già guardare oltre il campo. Sentirlo oggi sbraitare contro il Cagliari è sembrato fuori misura. Quasi irriconoscibile. Il calcio dovrebbe insegnare altro. Dovrebbe insegnare che ogni partita ha dignità propria. Che una maglia si onora sempre. Che la credibilità di uno sport nasce proprio dalla libertà agonistica di chi scende in campo senza fare calcoli.
Una nuova immagine per il futuro
E forse proprio qui si trova la notizia più bella lasciata dalla serata di Milano. Il Cagliari ha mostrato una versione nuova di se stesso. Senza la pressione della salvezza da conquistare, la squadra ha fatto emergere qualità tecniche, crescita mentale, evoluzione dei giovani e una mentalità vincente che non dipendeva dall’emergenza o dalla paura. Non era più soltanto corsa per salvarsi. Era calcio. Non è stato solo merito dell’allenatore, anche se il lavoro svolto è evidente. È stata soprattutto una risposta individuale e collettiva. Tutti presenti. Tutti dentro la partita. Tutti determinati a regalare ai tifosi qualcosa di raro.
Il valore storico del successo a San Siro
E raro lo era davvero. Per vincere a San Siro contro il Milan bisognava tornare al maggio del 1997, unico gol di Roberto Muzzi. E prima ancora, nella storia del campionato, il Cagliari ci era riuscito soltanto altre due volte: prima dello scudetto con il gol di Hitchens e poi in pieno odore di retrocessione, con Tiddia in panchina e i gol sardi di Virdis e Leschio.
Storie lontane. Memorie pesanti. Tabù che sembravano eterni. Per questo il successo di domenica ha un sapore particolare. Non cambia la classifica del Cagliari, ma cambia l’ultima immagine lasciata negli occhi dei tifosi. E nel calcio, spesso, le ultime sensazioni diventano le prime energie del futuro.
Una bella sensazione. Forse la più bella da cui ripartire.
