Ricomincio da 3P
di Vittorio Sanna
Trepy, tre pali, tre punti. Dopo una settimana che ha rimesso il calcio al suo posto, il Cagliari riparte dalla vita, dalla squadra e da una vittoria. Ci sono settimane nelle quali il calcio sembra importantissimo. E altre nelle quali improvvisamente diventa piccolissimo. Il Cagliari arriva alla prima giornata di campionato dopo aver attraversato entrambe le dimensioni. Prima la paura. Quella vera. Poi la speranza. Infine il sollievo. E forse proprio per questo la vittoria al debutto assume un significato che va oltre i tre punti della classifica.
Ricomincio da 3P
Trepy. Tre pali. Tre punti. Tre immagini diversissime, unite da una settimana che potrebbe aver lasciato qualcosa di profondo dentro questo Cagliari.Tutto è cominciato quando il pallone ha smesso improvvisamente di rimbalzare. Yael Trepy, vent'anni, un ragazzo che sta provando a trasformare il sogno del calcio in una professione, ha rischiato di perdere qualcosa infinitamente più importante di una partita, di una carriera, persino di un sogno. La vita. Per qualche giorno il calcio rossoblù ha cambiato completamente prospettiva. Il mercato non interessava più. La formazione non interessava più. Non interessavano titolari, riserve, moduli, acquisti, cessioni. Interessava sapere come stesse Yael. Ed è accaduta una cosa che il calcio, nonostante tutte le sue degenerazioni, riesce ancora meravigliosamente a fare. Ha compattato. Ha cancellato temporaneamente le differenze e restituito alle parole la loro corretta dimensione. Ansia, paura, speranza, gioia. Quelle vere. Non l'ansia per una partita. Non la paura di perdere. Non la speranza di segnare al novantesimo. Quando un ragazzo di vent'anni lotta per la propria vita, persino il campionato torna a essere quello che dovrebbe essere: un gioco meravigliosamente importante, ma soltanto un gioco.
Una settimana che può avere cambiato lo spogliatoio
Non sappiamo cosa sia accaduto dentro ciascun giocatore. E sarebbe presuntuoso pretenderlo. Ma è difficile immaginare che una vicenda simile, vissuta così vicino, non lasci qualcosa. Ci sono esperienze che nessun allenatore può programmare. Nessuna seduta video può riprodurle. Nessun mental coach può costruirle artificialmente. La vita entra nello spogliatoio senza bussare e modifica improvvisamente la scala delle priorità. Forse, indirettamente e dopo aver sfiorato una tragedia, questa settimana è diventata anche una potentissima esperienza emotiva per il gruppo. Perché dopo aver aspettato notizie sulla vita di un compagno, come puoi avere paura di una partita? Come puoi essere terrorizzato da un errore? Come può diventare insopportabile la pressione di novanta minuti? Ed ecco allora quella che considero l'immagine più interessante del debutto del Cagliari. La serenità.
Il gomito fuori dal finestrino
Non è stata una partita dominata nel senso spettacolare del termine. È stata, piuttosto, una partita guidata. Il Cagliari ha dato spesso la sensazione di viaggiare con il gomito fuori dal finestrino. Attento, ma non impaurito. Concentrato, ma non contratto. Consapevole, ma non presuntuoso. Ha attraversato la partita senza trasformarla in un dramma. Ed è forse questa la prima risposta interessante del gruppo costruito intorno a Fabio Pisacane. La squadra è sembrata unita emotivamente e contemporaneamente riconoscibile tecnicamente. Meccanismi. Distanze. Collaborazioni. Disponibilità reciproca. Una squadra nella quale il compagno sembra essere progressivamente percepito non come concorrente per una maglia, ma come parte necessaria del sistema. E quando una squadra comincia a ragionare così, diventa più difficile destabilizzarla.
La seconda p: tre pali
Poi c'è il calcio. Quello che qualche volta sa essere persino ironico. Tre pali. Tre volte il confine sottilissimo tra il gol e niente. In un'altra giornata avremmo probabilmente costruito intorno a quei pali una narrazione fatta di sfortuna, occasioni sprecate, destino avverso. Scoraggiamento. Questa volta sembravano quasi dettagli. Il Cagliari ha continuato. Senza innervosirsi. Senza pensare che la porta fosse stregata. Senza trasformare un episodio negativo nel presagio di qualcosa. Ed è un altro segnale interessante. Perché la maturità di una squadra si misura anche nella capacità di non cambiare emotivamente quando il risultato non premia immediatamente ciò che sta facendo. Continuare. Insistere. Fidarsi del lavoro. Fino a quando il pallone entra.
Romano, il futuro che bussa
E poi quel pallone è entrato. Lo ha mandato dentro Alessandro Romano. Un giovane. Uno dei volti di quel progetto che il Cagliari sta provando a costruire non soltanto per sopravvivere alla stagione, ma per crescere attraverso di essa. E forse non poteva esserci firma più coerente. Perché se questo Cagliari vuole davvero diventare qualcosa di diverso, dovrà passare proprio dalla capacità di trasformare i giovani da promesse in protagonisti. Non proteggerli tenendoli fuori. Proteggerli preparandoli a entrare. Romano entra nella storia della prima giornata con un gol pesantissimo. Ma soprattutto entra nella stagione dicendo agli altri ragazzi qualcosa che vale molto più di qualsiasi discorso: il vostro momento può arrivare. Bisogna essere pronti.
La terza p: tre punti
E alla fine arrivano loro. I 3 punti. Tre punti al debutto in trasferta che riportano indietro fino al 2011 per trovare un precedente analogo: quella vittoria all'Olimpico contro la Roma, formalmente alla seconda giornata perché la prima era stata rinviata per lo sciopero dei calciatori. Quindici anni. È una statistica. E come tutte le statistiche racconta qualcosa senza spiegare tutto. Ma serve a dare la dimensione di quanto sia prezioso partire bene. Soprattutto per una squadra giovane. Perché vincere non porta soltanto punti. Porta conferme. Fa crescere la fiducia nel lavoro. Riduce l'ansia. Rende più facile continuare a credere nell'idea. E il calendario, quasi divertito da questa storia del ritorno alla realtà, non concede neppure il tempo di esaltarsi. Alla prossima arriva l'Inter. La prima della classe. E forse è perfetto così. Perché sarà immediatamente possibile capire qualcosa in più. Non necessariamente quanto sia forte il Cagliari. È troppo presto. Ma quanto sia solido. Se quella serenità rimarrà anche davanti alla grande squadra. Se i giovani continueranno a chiedere il pallone. Se il sistema continuerà a proteggere gli individui. Se l'ambizione resterà la stessa quando dall'altra parte aumenteranno qualità, velocità e pressione. Ma qualunque cosa accada, questa prima settimana di campionato ha già lasciato qualcosa. Ha ricordato a tutti che esiste una gerarchia che nessuna classifica può modificare. Prima la vita. Poi le persone. Poi la squadra. Infine il risultato. E allora sì. Il Cagliari può davvero dire: RICOMINCIO DA 3P. Da Trepy, e dalla gioia di poter tornare a sperare con lui. Dai tre pali, che non hanno tolto serenità e fiducia. Dai tre punti, che fanno benissimo alla classifica ma ancora meglio alla convinzione. Tre P per cominciare. E forse ce n'è una quarta, nascosta dietro tutte le altre: Pisacane. Perché adesso arriva l'Inter e ricomincia il calcio dei grandi. Ma dopo questa settimana, almeno una cosa dovrebbe fare molta meno paura. Una partita di pallone.
