Cecchi: "Altro che Mbappé, il calcio ha bisogno di storie come quella di Daniele Conti"
Nel corso del Microfono Aperto di Radio Sportiva, il giornalista Stefano Cecchi ha parlato di Daniele Conti, storica bandiera del Cagliari, tra le ultime vere bandiere del calcio italiano. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "Daniele Conti? La sua è una di quelle storie del calcio che, non so perché, il calcio di oggi dimentica. Sicuramente Daniele Conti non finirà mai a fare la Kings League. Daniele Conti è un signore che sente, che non arriva dal Poetto o da Elmas, arriva da un'altra terra, eppure, come altro è capitato, da giro in giù, sente profondamente il rispetto per quella terra e quella maglia e vuole vestire soltanto quella. E si cuce quei colori sulla pelle. È una storia meravigliosa, perché Daniele Conti è un giocatore che non è sicuramente Gigi Riva, però è un giocatore che poteva, per le caratteristiche, ambire anche ad altre squadre. Non lo fa, legando sull'idea più alta. L'idea è l'appartenenza, e oltre anche i centomila euro, il milione in più in banca, o la Coppa Italia vinta, o la bacheca vuota. Nella bacheca di chi lo abbraccerà sempre, riconoscendolo come un figlio proprio. Perché nel calcio non le raccontate più queste storie? Perché vi piacciono più le storie di Mbappé e le storie? A proposito, ha visto Mbappé? Beh, è venuto in Italia. Ha visto Mbappé che l'ha fatta a Madrid? Ha visto Mbappé? Sì, vabbè, si sono un po' lamentati. Quella piccola emozione dei tifosi madridisti. Quella raccolta firme dei tifosi madridisti, quindi stia bene, non del Rayo Vallecano. Ha scelto un grande momento per andare a fare la vacanza in Iota e in Italia, per quanto sia venuto dalla nostra parte. Che cosa hanno fatto, mentre fossero madridisti? Hanno fatto la raccolta firme per dire: “Vabbè, non ti si vuole più”. Quante firme ha raccolto? Trentadue milioni addirittura. Probabilmente c'è anche qualcuno di Barcellona (ride, ndr). Ma allora, io dico, la storia di Daniele Conti, secondo me, quelle storie lì, non ci spegniamo il riflettore sopra, perché sono la salvezza del calcio. Il calcio ha bisogno di Daniele Conti, non degli Mbappé che ti fanno quasi il piacere di giocare. Attenzione, la classe è fondamentale. Ma se la classe non è accompagnata da un senso d'appartenenza... Maradona è enorme. È il più grande del mondo perché racconta anche un senso d'appartenenza altissimo".
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