Giuffredi: "Esposito? Offerta Atalanta rifiutata. Cagliari, per Gaetano ho portato quasi 13 milioni senza neanche un grazie"
Dopo l’esclusiva rilasciata nella serata di ieri ai microfoni di TuttoCagliari.net, l’agente di Sebastiano Esposito, Mario Giuffredi, è tornato sulla rottura tra l’attaccante e il Cagliari nel corso di un’intervista concessa a Sportitalia.
Il procuratore ha fornito la propria ricostruzione dell’uscita del calciatore dal ritiro, ribadendo che sarebbe stata concordata con il direttore sportivo Pietro Accardi e con il tecnico Fabio Pisacane. Giuffredi ha inoltre risposto duramente alle dichiarazioni del direttore generale Stefano Melis, annunciando di aver intrapreso un’azione legale nei suoi confronti. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net:
Mario, ci ritroviamo ancora una volta a parlare della questione Esposito. Puoi chiarire cosa è successo quando Sebastiano ha lasciato il ritiro?
“Il discorso è molto semplice e lineare. Sebastiano stava vivendo un momento di grandissimo stress dovuto a questa trattativa con il Cagliari, che andava avanti da tanto tempo. Durante una telefonata con il direttore sportivo Accardi, alla quale erano presenti anche l’allenatore Pisacane e il calciatore, avevamo chiesto un permesso di tre giorni. Il ragazzo aveva bisogno di tranquillizzarsi perché era troppo coinvolto emotivamente e avrebbe dovuto giocare l’amichevole in Germania. Quando un giocatore è molto nervoso e stressato può essere maggiormente esposto al rischio di infortunio. Avevamo quindi concordato questi tre giorni di permesso e il 5 agosto, alla ripresa, si sarebbe presentato regolarmente con la squadra. Il permesso è stato accordato verbalmente sia da Accardi sia da Pisacane, che hanno anche organizzato telefonicamente il viaggio del ragazzo per tornare a casa. Se non avessimo avuto il permesso, non saremmo mai andati via dal ritiro: io sono un professionista serio e Sebastiano è un professionista serio. La cosa che mi dispiace maggiormente è che il giorno successivo mi sono ritrovato con una PEC del Cagliari nella quale si sosteneva che il giocatore non fosse stato autorizzato, accompagnata da un comunicato falso, quando invece era stato tutto concordato pacificamente con il direttore sportivo e l’allenatore”.
Qualche giorno prima della vicenda, Esposito aveva parlato alla Gazzetta dello Sport del proprio amore per Cagliari. Come sta vivendo questo momento?
“Il ragazzo non la stava vivendo bene e proprio per questo avevamo concordato i tre giorni di permesso. Oggi la sta vivendo ancora peggio. La volontà di Sebastiano, alla quale mi sono adeguato, era quella di restare a Cagliari. Si è trovato bene, credeva nel progetto e il suo pensiero era quello di continuare a indossare questa maglia. Non abbiamo mai pensato al mercato e non ho mai telefonato a un club per chiedere se fosse interessato a Sebastiano Esposito, perché la volontà del giocatore era un’altra. È normale che, a distanza di un anno, lo status del calciatore sia cambiato. Se per il Cagliari vale 20 milioni di euro, cambia anche il discorso economico che lo riguarda. Come accade in tantissime dinamiche di mercato, avevamo chiesto di rivedere la situazione contrattuale, visto che il suo valore era aumentato. Il giocatore si era messo completamente a disposizione del Cagliari, dimostrando anche di voler rinunciare a premi già acquisiti e manifestando la propria volontà di restare. Non entro nei dettagli economici perché sarebbe poco elegante. Sicuramente non sta vivendo bene questa situazione, perché era molto legato al Cagliari e a tutto l’ambiente. Purtroppo sono cose che non sono dipese da noi”.
Nelle ultime ore sono arrivate le dichiarazioni molto dure di Stefano Melis, che ha utilizzato il termine “estorsione” e ha definito imbarazzante il certificato medico.
“Se fossi in Melis mi vergognerei di aver utilizzato la parola ‘estorsione’, che appartiene a un mondo criminale. Noi facciamo fortunatamente parte del mondo dello sport. Un dirigente di un club importante come il Cagliari non dovrebbe mai usare quel termine e il presidente avrebbe dovuto prendere immediatamente le distanze da un dirigente che utilizza un’espressione appartenente al mondo criminale e non a quello sportivo. Io ho fatto semplicemente il mio lavoro, che consiste nel provare a ottenere le condizioni economiche che riteniamo adeguate al valore del calciatore. Se svolgere il proprio lavoro significa compiere un’estorsione, allora vorrebbe dire che tutti gli agenti italiani fanno questo tipo di attività. Gli agenti sono persone serie che svolgono il proprio lavoro cercando di tutelare i loro assistiti. Se una trattativa serrata viene considerata un’estorsione, significa che il signor Melis vive in un altro mondo. Forse ha utilizzato quella parola perché conosce persone che compiono quel tipo di attività, ma io non le conosco. Si deve vergognare profondamente. Fossi nelle associazioni di categoria, mi sentirei indignato. Anche il presidente della Federazione e la Lega dovrebbero prendere provvedimenti quando a un soggetto viene permesso di usare determinate terminologie. Melis, inoltre, non è mai stato presente a uno degli incontri della trattativa. Parla quindi di qualcosa che non conosce direttamente, ma soltanto per sentito dire. In tre anni durante i quali ho avuto dei giocatori al Cagliari non l’ho mai conosciuto e non so neanche come sia fatto. Questo mi fa comprendere la sua scarsa partecipazione alla vita del club. Avevo tre giocatori nel Cagliari e il direttore generale non è mai stato presente a una trattativa importante. Rimango perplesso, turbato e soprattutto deluso dal fatto che a certe persone vengano assegnati ruoli importanti in un club prestigioso come il Cagliari”.
Cosa pensi delle dichiarazioni sul certificato medico?
“Mi auguro che il medico che ha emesso il certificato lo denunci, perché non capisco su quali basi Melis possa permettersi di giudicarne la validità. Se fa contemporaneamente il direttore generale, il procuratore e il medico è un problema suo. Secondo me, però, non esercita bene neanche le funzioni di direttore generale. Una persona con esperienza e intelligenza dovrebbe stemperare gli animi, non intervenire con uscite infelici e termini inappropriati per il nostro mondo. Non sa fare bene neanche il proprio lavoro”.
Quale sarà il futuro di Sebastiano Esposito? Si parla di diverse trattative.
“Credo che lunedì l’Atalanta abbia presentato un’offerta al Cagliari, che è stata rifiutata. Avranno avuto le loro ragioni. Fino al 31 agosto, o al primo settembre, giorno della chiusura del mercato, mi metterò sempre a disposizione del club. Al signor Melis, che ha usato la parola ‘estorsione’ nei miei confronti, ricordo che sono lo stesso agente che un mese prima ha portato quasi 13 milioni di euro al Cagliari attraverso la cessione di Gianluca Gaetano, senza ricevere neanche un ringraziamento da parte sua. Come ho fatto per Gaetano, mi sono comportato per tutta la mia carriera. Anche quando entro in contrasto con un club rimango una persona paziente e collaborativa, perché agisco nell’interesse del mio calciatore. Le questioni personali le metto da parte. Sono una persona intelligente e cercheremo di fare il massimo per concludere una trattativa che tuteli sia il calciatore sia il Cagliari. Sono una persona equilibrata, sempre disponibile nei confronti dei club e capace di tendere la mano anche durante una guerra. Non tendo però la mano a persone come Melis, che utilizzano termini che appartengono a loro e non alla mia persona”.
Come pensi che si concluderà questa vicenda?
“Spero sempre che finisca nel modo migliore per tutti, ma per amore della verità non farò un passo indietro. Nella vita vale il principio: male non fare, paura non avere. Quando una persona dice la verità e non racconta bugie, può avere la consapevolezza di metterci la faccia ovunque, come sto facendo io in questo momento. Non farò assolutamente un passo indietro. Quando si ha ragione e non si ha niente da nascondere, bisogna andare avanti per amore della verità e delle cose giuste. Spero che tutto si concluda nel migliore dei modi, ma sono pronto a portare questa situazione in tutte le sedi opportune perché non ho nulla da nascondere. Ho denunciato il signor Melis per diffamazione aggravata e procederò con una messa in mora per il danno reputazionale. Andrò avanti per la mia strada, perché una persona che utilizza un termine del genere offende i sacrifici compiuti quotidianamente da un professionista. Il signor Melis verrà con me in tutte le sedi opportune. Naturalmente spero che la vicenda si concluda bene per il calciatore e per la proprietà del Cagliari”.
© Tuttocagliari.net - Trascrizione a cura della nostra redazione. Riproduzione del virgolettato consentita solo previa citazione della fonte Tuttocagliari.net
