Marangio: "Tifosi del Napoli vedranno quello che temono, a meno che non torni l'Allegri di Cagliari..."
Vincenzo Marangio, giornalista di Tmw e di Radiobianconera, è intervenuto su Radio Tutto Napoli. Di seguito un estratto delle sue parole.
L'intervista
Che idea ti sei fatto della scelta di De Laurentiis di affidare la panchina ad Allegri?
"Sì Antonio, in realtà è veramente da quando si annusava la possibilità che Allegri potesse andare a Napoli che in tanti dicevano: per carità. Conosco bene Napoli, conosco bene quello che pensano a Napoli, ma anche quello che ultimamente pensano un po' ovunque. Allegri è un allenatore divisivo, questo lo sappiamo bene, ed è stato utilizzato un po' come l'emblema principale della lotta tra giochisti e risultatisti. Lui, per il suo modo di allenare, di gestire e di giocare, si schiera ampiamente tra i risultatisti. È sempre stato un allenatore estremamente attento, indirizzato verso il raggiungimento del punteggio e poco avvezzo a creare qualcosa di spettacolare dal punto di vista del gioco. Napoli è una piazza particolare, perché ha sempre anteposto la bellezza al risultato in sé. Tant'è che molti tifosi del Napoli con cui mi sono interfacciato, anche nel momento dello scudetto con Antonio Conte, lo hanno festeggiato, naturalmente, perché uno scudetto e una vittoria vanno sempre festeggiati, però in tanti hanno subito fatto il paragone tra lo scudetto di Conte e quello di Spalletti: uno spettacolare sul campo, l'altro pragmatico, meno spettacolare, meno piacevole, ma che ha portato comunque a un successo."
A Torino, in quegli anni, quanti meriti si davano ad Allegri?
"Questa è la riflessione che sicuramente va fatta. Io ho avuto in quegli anni una grande passione per Massimiliano Allegri, perché ho un concetto di calcio mio. Per me anche proteggere un risultato in modo forte, solido, è un aspetto che può piacere, così come può non piacere. Però arrivo alla tua obiezione, che è più che pertinente: quella era una squadra piena di campioni. Buffon, Barzagli, Chiellini, Bonucci, Khedira, Dybala, Higuain, Mandzukic, Tevez per un periodo. Stiamo parlando di una squadra che da sola faceva la differenza. Ho letto le parole di De Bruyne, che a me non sono piaciute a prescindere da un fondo di verità che magari poteva esserci, e mi sono venute in mente quelle contestazioni sul campo che Tevez e Ronaldo facevano ad Allegri, accusandolo di mancanza di coraggio. Allegri non spingeva al massimo la qualità che aveva a disposizione. Con quella squadra poteva fare sicuramente un gioco più piacevole, però arrivava il risultato, che a Torino, inteso come Juventus e anche come una parte della tifoseria, è la cosa principale."
Allegri può inserirsi bene nel Napoli di oggi?
"Allegri è un allenatore che capisco non faccia impazzire, però in un Napoli che ha una struttura societaria molto organizzata e precisa, e che secondo me è secondo solo all'Inter, può inserirsi molto bene. Le altre sono tutte dietro: la Roma non ha ancora il direttore sportivo, la Juventus ha i contrasti tra Comolli e Spalletti e di fatto le manca un presidente, il Milan manca di tutto. Il Napoli, invece, negli anni si è costruito e strutturato bene. Ha tanti giocatori in rosa, credo un doppione per ogni reparto, quindi ha ampie possibilità di scelta. In questi contesti, con giocatori di livello, possibilità di scelta e una società strutturata, Allegri si inserisce notoriamente molto bene, perché è un allenatore molto aziendalista. Non chiederebbe niente a De Laurentiis, anzi ne avallerebbe anche qualche giudizio e qualche scelta. Cercherà di far rendere al massimo i giocatori. È chiaro che, con un baricentro molto basso, i tifosi del Napoli vedranno quello che temono, a meno che non torni l'Allegri di Cagliari, ma non credo. Si vedrà un Napoli estremamente pragmatico, magari non bello da vedere, però Allegri è sicuramente un allenatore che i giocatori di qualità li sa far funzionare o rendere funzionali alla vittoria."
