Pisacane: "Vorrei un regalo in avanti. Esposito? Non mi ha mai chiesto di andare via"
Fabio Pisacane ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Sky Sport Insider, affrontando diversi temi legati al ritiro del Cagliari, al mercato, alla crescita della squadra e al futuro di Sebastiano Esposito. Il tecnico rossoblù ha tracciato un bilancio del lavoro svolto in Val Camonica e si è soffermato anche sugli obiettivi della nuova stagione. Di seguito le sue dichiarazioni.
Siamo agli sgoccioli di questo ritiro in Val Camonica e ora si rientra in Sardegna. Con quali indicazioni?
“Abbiamo fatto sicuramente due test importanti, contro due squadre organizzate come Sampdoria e Modena che lotteranno, a mio avviso, per qualcosa di importante nella loro categoria. Sono contento, perché al netto della distribuzione dei minuti la squadra ha lavorato bene, ha caricato tanto. Non è facile, non è banale uscire da due partite contro un avversario di valore senza subire gol. Ci portiamo a casa spunti di luglio che ci permettono di guardare al futuro, consapevoli che anche i nuovi hanno capito cosa serva per stare qui”.
Il Cagliari lotterà presumibilmente per la salvezza dopo l'anno scorso, ma da quale base riparte? E soprattutto, da quale riparte anche Fabio Pisacane, tenuto conto dell'esperienza maturata nella sua prima stagione in Serie A?
“La stessa consapevolezza di cui parlavo per quanto riguarda la squadra vale anche per me e per il mio staff. Sappiamo cosa abbiamo sbagliato in passato e dobbiamo essere bravi a gestire i prossimi errori: nella vita è impensabile non sbagliare, ma ci auguriamo che non siano scivoloni da matita rossa nel lungo periodo. Facciamo tutto con coerenza e coscienza, abbiamo una base importante che ci permette anche di far inserire i nuovi”.
A proposito del mercato: qualcuno arriverà, qualcuno andrà via, come succede a tutte le squadre in questo momento. Cosa serve per alzare il livello? Quale reparto andrebbe potenziato maggiormente?
“Vorrei un regalo in avanti, la società lo sa. Dietro aspettiamo un calciatore, ma ci saluteranno in due: siamo veramente corti in difesa, aspettiamo il ritorno di Mina. A centrocampo penso che abbiamo subito sostituito quelli che sono partiti e di questo posso solo ringraziare. La cosa che mi ha stupito di più è che sono arrivati dei ragazzi che hanno una cultura del lavoro importante”.
Parliamo di un gruppo molto giovane, si sente più come un padre o un fratello maggiore di questi ragazzi?
“Un fratello maggiore. Papà è troppo, e vale esattamente come per la mamma: ce n’è uno solo e non mi permetterei mai di sostituire questa figura. I miei giocatori lo sanno: tutto quello che cerco di trasferire lo faccio sempre molto umilmente. Fazzini, che è arrivato da poco, ha detto che mi vede proprio come un fratello maggiore e sono felice di questo. Anzi, proprio orgoglioso”.
In una sua intervista, ha detto di aver studiato la generazione Z per approcciarsi meglio con lo spogliatoio. Il suo metodo qual è? Più bastone o carota?
“Qui la generazione entra poco in gioco. Penso che alla base ci sia quello che ognuno di noi ha dentro: io sono per il bastone e la carota, entrambi. Non sono qui per giudicare o condannare, ma per supportare e aiutare, perché come posso sbagliare io, possono farlo i miei calciatori. L'importante è avere sempre coerenza e coscienza delle proprie azioni”.
E proprio in questo senso, che consiglio si sente di dare a Sebastiano Esposito, visto quello che è successo negli ultimi giorni?
“Lui sa che gli voglio bene. Tutto quello che appartiene ai contratti riguarda la società e il suo agente. Esposito sa che per vestire questa maglia, e l'ha fatto anche lo scorso anno, ci vuole rispetto, convinzione e grandissimo senso di appartenenza, caratteristiche che lui fino ad oggi ha messo dentro. Io mi concentro su quello che mi dice il campo e cerco di parlare meno, ché in questo momento sicuramente aiuta”.
Il Presidente ha detto che rimanere un altro anno a Cagliari lo aiuterebbe a completare il suo percorso di crescita.
“Penso che di questo avviso sia anche il ragazzo. Lui non è mai venuto a bussare alla mia porta per dirmi di voler andare via, perché nel momento in cui lo dovesse fare, troverebbe serenamente la porta aperta. Ripeto, chi rimane a Cagliari deve essere convinto, anche perché si veste una maglia gloriosa. A oggi posso solo ringraziarlo perché mi ha dato tanto, mi sta dando tanto e sono convinto che possiamo fare ancora grandi cose insieme”.
