Vittorio Sanna: "Pirlo? Il problema non è la panchina, il calcio italiano continua a mettere il rimmel sopra una ferita"
Sul suo canale YouTube, il giornalista Vittorio Sanna ha analizzato la crisi del calcio italiano e della Nazionale, evidenziando come si continuino a cercare soluzioni di facciata anziché affrontare i reali nodi strutturali del movimento. Di seguito un estratto delle sue parole, rielaborate dalla redazione di TuttoCagliari.net:
"Quando il trucco diventa più importante del volto, c'è una parola che continua a tornarmi in mente osservando la Nazionale italiana: Rimmel. Quel cosmetico che rende gli occhi più belli non cambia lo sguardo, lo trucca. Ed è ciò che rischia di fare il calcio italiano: truccare il problema, non risolverlo.
La prima immagine che lascia amarezza è una federazione che avrebbe bussato alla porta di Pep Guardiola con il cappello in mano. Il messaggio è devastante: come se bastasse il più bravo allenatore del mondo per sistemare un movimento che da 15 anni perde terreno. La crisi non nasce a Coverciano: nasce ogni fine settimana nei campi di periferia, nelle società, nelle scelte politiche. Pensare di risolverla cambiando commissario tecnico significa mettere il rimmel sopra una ferita. Ogni volta che si parla di rifondazione ricompaiono gli stessi nomi ed ex calciatori, ma la FIGC non è un circolo privato. Chi ha vissuto sempre nel calcio d'élite spesso conosce pochissimo il mondo dove il talento nasce davvero: quello del pane duro, dei campi spelacchiati e dei sacrifici. Il vero equivoco è un altro. Ogni anno selezioniamo migliaia di ragazzi definendoli eccellenze, ma quando arrivano alla Primavera spariscono tra Serie C e D. Se erano i migliori, perché il calcio professionistico non li usa? Le risposte sono due: o i settori giovanili producono calciatori impreparati per l'Europa, oppure manca il ponte verso il calcio adulto. Nel frattempo il mercato vive di plusvalenze e commissioni: il ragazzo diventa una pedina economica, non un patrimonio tecnico. Per questo non basta un nome come Andrea Pirlo. Il problema non è chi siede in panchina, ma ciò che succede prima. Il calcio italiano ha bisogno di aprire le finestre e accogliere idee anche da chi non ha giocato 300 partite in Serie A, perché le competenze si costruiscono anche studiando ed educando. I grandi campioni sono figli della fame, non della comodità. E il vero rimmel del calcio italiano è continuare a truccare i problemi, quando avrebbe solo bisogno di lavarsi il viso e guardarsi allo specchio".
