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Jonathan Zebina: "Ai miei fantastici due anni vissuti a Cagliari darei un 10 pieno se solo non fossimo retrocessi con Ulivieri nel 2000: quel crollo fu inspiegabile. La squadra giocava perfino meglio rispetto all'anno precedente"

Jonathan Zebina: "Ai miei fantastici due anni vissuti a Cagliari darei un 10 pieno se solo non fossimo retrocessi con Ulivieri nel 2000: quel crollo fu inspiegabile. La squadra giocava perfino meglio rispetto all'anno precedente"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
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di Matteo Bordiga

Ha vestito - e onorato - sia la maglia rossoblù cagliaritana che quella giallorossa della “Lupa”. Ma la Sardegna occupa un posto più che speciale nel suo cuore: è stata l’eldorado da cui ha preso il via la sua carriera di difensore ad altissimi livelli.

Tutt’oggi Jonathan Zebina, parigino doc, serba un “ricordo meraviglioso” della sua permanenza nell’Isola, durata un biennio (dal 1998 al 2000). E Roma-Cagliari per lui non è mai una partita come tutte le altre.

Jonathan, sono passati tanti anni dal suo approdo in Sardegna. Cosa le è rimasto impresso di quell’esperienza?

“Indossare la maglia del Cagliari in serie A è stata un’avventura meravigliosa. All’epoca ero giovanissimo e passavo dalla lega francese al campionato italiano, allora di gran lunga il migliore e il più impegnativo del mondo. In più giocavo come difensore, quindi ricoprivo un ruolo delicato che richiedeva talento ma anche esperienza. Per fortuna trovai Massimo Cellino, che credette fortemente in me fin dal primo istante e seppe valorizzarmi, mettendomi nelle condizioni di esprimermi al cento per cento.

Ai due anni trascorsi a Cagliari darei un 10 pieno se solo alla fine della seconda stagione non fossimo retrocessi. Chi ha la fortuna di conoscere a fondo i sardi scopre ben presto che da quelle parti la gente è bella e accogliente tanto quanto il sole e il mare dell’Isola. In più trovai una società che non potrei definire senza ambizioni, ma comunque strutturata e concepita a misura d’uomo. Non c’era neanche l’ombra delle pressioni e delle isterie tipiche delle grandi piazze.”

La retrocessione vissuta nella famigerata stagione ’99-’00 rimane a tutt’oggi un mistero. Come fece quella squadra così ricca di talento a scivolare rovinosamente in serie B?

“Guardi, non me lo so spiegare nemmeno io. Eravamo certamente attrezzati per ottenere piazzamenti ben migliori. Praticamente quella era la squadra dell’anno prima, per giunta arricchita da ulteriori elementi di qualità. Infatti secondo me giocavamo anche meglio rispetto all’anno con Ventura in panchina. Il problema principale fu forse legato al fatto che non riuscimmo a raccogliere quasi mai punti nelle prime otto-dieci gare stagionali, pur sfoderando spesso delle grandissime prestazioni. E quando inizi con l’handicap, beh la serie A diventa una bestia difficile da domare. Sotto l’aspetto psicologico risentimmo molto di quella falsa partenza. Peccato, perché quel Cagliari era formato da professionisti seri - tra le altre cose anche ottimi ragazzi - e validissimi dal punto di vista tecnico.”

Stasera all’Olimpico andrà in scena Roma-Cagliari. Lei è molto legato ai suoi trascorsi in terra sarda, ma in maglia giallorossa ha conquistato un indimenticabile scudetto nel 2001. E allora glielo chiedo da doppio ex: che gara sarà quella tra capitolini e isolani?

“Per il Cagliari sarà una partita difficile, in uno stadio importante e davanti a un pubblico molto passionale. Però i rossoblù avranno dalla loro parte la forza della serenità: in queste gare hai ben poco da perdere. Certo, la cessione di un difensore importante come Sebastiano Luperto non è una buona notizia per mister Pisacane, anche se darà la possibilità ad altri elementi di esprimersi e magari, di esplodere. In questo periodo comunque Caprile e compagni si stanno disimpegnando benissimo; tra l’altro hanno ottenuto risultati sorprendenti contro avversari potenzialmente proibitivi. Ora l’importante è proseguire su questa falsariga fino al termine della stagione. Al di là di quello che succederà questa sera all’Olimpico.”