Pisacane: “Milan-Cagliari? Con quella partita sono divenuto pienamente e definitivamente allenatore”
Fabio Pisacane, allenatore del Cagliari, ha rilasciato una lunga intervista a Il Fatto Quotidiano, ripercorrendo il proprio percorso umano e professionale, dalla malattia che rischiò di interrompere la sua vita alla carriera da calciatore e tecnico, fino alla sua idea di calcio e di felicità.
La malattia
L'ex difensore ha ricordato il momento più difficile della sua esistenza, quando gli venne diagnosticata la sindrome di Guillain-Barré: «Mio padre chiese ai medici: Fabio potrà giocare? Gli risposero: è già fortunato se continuerà a campare».
Un'esperienza che ha profondamente influenzato il suo modo di vivere e di allenare: «Qui la radice quadrata della mia felicità. Non sono i soldi, il successo, la carriera che pure contano. La felicità è la vita che mi sono ripreso e fare ciò che mi piace fare. Perdutamente».
Il rapporto con i giocatori
Pisacane ha poi spiegato il rapporto instaurato con i suoi giocatori, fondato sul dialogo e sull'ascolto: «Più di quattrocento incontri, 227 dei quali singolarmente. Sono ragazzi della generazione zero, vissuti nell’era tecnologica e non abituati alla parola. È il video che li rapisce, li coinvolge. Sono figli dei reels».
Particolare importanza riveste la gestione del gruppo e dei calciatori meno impiegati: «Se c’è un calciatore poco funzionale nel modulo che ispiri devi assolutamente trovare un modo per fargli capire e accettare una situazione che lo vede giocare poco. La chiave è parlare, spiegare, comunicare, indicare una nuova strada».
La partita contro il Milan
L'allenatore rossoblù ha inoltre ricordato l'ultima giornata di campionato, quando il Cagliari fermò il Milan: «Quella non è stata una vittoria ma una dichiarazione di probità, di integrità, di dedizione. Con quella partita sono divenuto pienamente e definitivamente allenatore».
Il calcio moderno
Nel corso dell'intervista Pisacane ha affrontato anche il tema del denaro nel calcio moderno: «Ce l’ho in mente quella forma di sudditanza alla necessità, all’urgenza, e ora dei soldi so quel che basta sapere».
E ancora: «Io sono felice perché ho vissuto due vite, ho conosciuto il male e ora il bene, ho giocato in serie A, cosa che per un calciatore è il top, e ora alleno in serie A, cosa che per un allenatore è il top».
Infine, una riflessione sul sistema calcio e sulle sue dinamiche economiche: «In Italia nessuno aspetta. Il tempo non dà tempo».
E sul futuro del calcio: «Girano tanti soldi, a volte mi domando: ma dove finiremo, a quanti milioni di euro si arriverà».
