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Vittorio Pusceddu: "Ieri ho visto due squadre mediocri, Juve e Cagliari non mi sono per nulla piaciute. Rossoblù troppo fragili: persa grande occasione per centrare risultato di prestigio

Vittorio Pusceddu: "Ieri ho visto due squadre mediocri, Juve e Cagliari non mi sono per nulla piaciute. Rossoblù troppo fragili: persa grande occasione per centrare risultato di prestigioTUTTOmercatoWEB.com
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di Matteo Bordiga

Vittorio Pusceddu, terzino sinistro di un Cagliari glorioso e a tratti gigantesco, ai microfoni di Tuttocagliari.net commenta senza peli sulla lingua la prestazione in quel di Torino di una compagine - quella attuale guidata da Fabio Pisacane - al contrario piccola piccola.  

Vittorio, la sensazione chiara e vivida è che contro la Juventus di ieri si sia persa una grande occasione per fare punti. Lei è d’accordo?

“Io dico che all’Allianz Stadium ho visto due squadre piuttosto mediocri. L’unica differenza è che il Cagliari insegue la salvezza, mentre teoricamente la Juventus dovrebbe lottare per lo scudetto. Ma sia i bianconeri che i rossoblù non mi sono piaciuti per nulla. Luperto e compagni si sono impegnati, ma sono decisamente troppo fragili: non puoi prendere gol trenta secondi dopo essere passato in vantaggio. Ma il rischio era tangibile: quelle - poche - volte che la Juve affondava con convinzione la difesa cagliaritana andava in apnea.

Trovo che anche mister Pisacane abbia operato delle scelte un tantino rivedibili: in una gara così importante personalmente non avrei rischiato Liteta dal primo minuto. E poi Folorunsho sta giocando palesemente fuori ruolo: dovrebbe imperversare sulle corsie esterne e furoreggiare a tutta fascia. Lui ha corsa e gamba. Impiegato da mezzala in mezzo al campo non riesce a dare il suo contributo.

In linea generale, della prestazione del Cagliari salvo solo la buona volontà e l’impegno che hanno profuso tutti i rossoblù, nessuno escluso. Ma per il resto non ci siamo. E si è trattato sicuramente, come dice lei, di un’occasione persa.”

Sono letteralmente anni che i sardi non riescono a fare punti contro le cosiddette big del campionato: caso più o meno unico in serie A. Cosa manca a questa squadra per regalare, almeno una volta ogni tanto, qualche gioia ai propri tifosi?

“Da tanto tempo purtroppo non solo non vinciamo con le grandi, ma fatichiamo dannatamente anche a battere le medio-piccole. Questo da cosa dipende? Onestamente non saprei dirlo. Recentemente perfino un signore del calcio come Claudio Ranieri a Cagliari, nonostante i risultati ottenuti, ha incontrato enormi difficoltà. Segno che ormai l’andazzo è questo. Detto in altri termini, evidentemente il valore, la collocazione e la dimensione del Cagliari attuale è questa. Noi, una trentina d’anni fa, giocavamo un calcio molto diverso e ottenevamo piazzamenti in classifica ben più lusinghieri. Ma all’epoca in maglia rossoblù militavano fior di campioni che poi, non a caso, sono andati a giocare in grandissime squadre. Parliamoci chiaro: oggi tra i giocatori che compongono la rosa del Cagliari chi avrebbe le qualità per approdare in una big? Forse il solo Esposito, che dopo un avvio di stagione col freno a mano tirato ha segnato tre gol e ha mostrato sprazzi della sua classe. Per il resto mancano come l’aria le reti dei centrocampisti. E poi vogliamo parlare di Luvumbo? In tre anni ha segnato meno di Deiola…”

La sterilità offensiva è frutto del fatto che la squadra produce pochissimo dalla cintola in su. Da cosa deriva l’incapacità di orchestrare una manovra corale credibile ed efficace, spesso rimpiazzata da lanci lunghi per la punta isolata in mezzo ai difensori avversari?

“Non abbiamo un leader, un vero e proprio regista a centrocampo. Prati gioca bene solo quando viene convocato in Nazionale, ma a livello di club deve ancora crescere tanto. Anche oggi è entrato nel secondo tempo e, sostanzialmente, non ha inciso. Non mi sembra in grado di verticalizzare per gli uomini del pacchetto avanzato e di legare il gioco dalla metà campo in su. Ieri nella ripresa, contro una Juventus che ha giocato da squadra di medio-bassa classifica, abbiamo creato solo due occasioni con Idrissi e Felici. Troppo poco. Tra l’altro pure Borrelli sembrava avere le polveri bagnate.

E poi c’è un altro problema: Pisacane sta cambiando troppi giocatori ogni domenica. Dovrebbe trovare una formazione base da proporre con continuità. Ad esempio Mattia Felici a me non dispiace: perché non parte mai titolare? Dovrebbe poter dimostrare il suo valore fin dal primo minuto. È vero che certi calciatori a volte incidono di più da subentranti, ma non è possibile entrare nel secondo tempo e riuscire sempre a ‘spaccare’ le partite. Infine mi sento di fare una riflessione su Palestra: è forte, ma anche lui a Torino è calato alla distanza. Stiamo parlando di un ragazzo talentuoso, che ha le qualità per trascinare i compagni per tutti i novanta minuti: deve solo imparare a dosare le energie. Ad esempio, e lo dico da ex terzino fluidificante, meglio fare meno discese a tutta fascia e risparmiare un po’ di fiato, per essere qualitativamente più incisivi in occasione di ogni sgroppata.

Nel prossimo turno di campionato contro la Roma dovremo fare punti, anche perché Genoa e Fiorentina si tireranno presto fuori dalla lotta per la salvezza. Alla fine dovremo battagliare con le solite note: Parma, Lecce, Pisa, Verona. Auguriamoci che a gennaio, anche grazie all’ingresso in società dei nuovi investitori americani che porteranno entusiasmo e liquidità, arrivino un regista e un centrale difensivo esperto: sono i due ruoli chiave - attualmente scoperti - che sistemerebbero tatticamente e tecnicamente la squadra.”