L'ex ad Juve Giraudo rompe il silenzio dopo 20 anni: "Calciopoli nata dall’invidia. Sorteggi e campionatii giudicati regolari. Mai condannato, un giudice riscriverà la storia anche sul piano sportivo"
A vent'anni da Calciopoli, Antonio Giraudo torna a parlare pubblicamente di uno dei capitoli più controversi della storia recente del calcio italiano. L'ex amministratore delegato della Juventus lo fa in un'intervista esclusiva concessa a La Stampa, mentre porta avanti una battaglia davanti alla giustizia europea che potrebbe avere conseguenze sul sistema della giustizia sportiva italiana.
Giraudo rompe il silenzio a vent'anni da Calciopoli
Durante gli anni alla guida della Juventus, Giraudo fu uno degli artefici della trasformazione economica e societaria del club, tra quotazione in Borsa, sviluppo di nuove attività commerciali e gestione dei diritti televisivi. Insieme ad Adriano Galliani era considerato tra i dirigenti più influenti del calcio italiano dell'epoca.
Poi arrivò Calciopoli. Nel 2011 Giraudo fu radiato dalla Figc. Sul fronte della giustizia ordinaria ha ottenuto due assoluzioni nei procedimenti relativi al doping e al falso in bilancio, mentre il processo legato a Calciopoli si è concluso con la prescrizione. Da allora vive a Londra, dove opera nei settori immobiliare, finanziario e della consulenza sportiva.
Giraudo spiega perché ha deciso di parlare
Dopo un silenzio durato due decenni, l'ex dirigente bianconero spiega perché abbia scelto proprio questo momento per raccontare la propria versione.
«Perché è cambiato il contesto in cui la storia può essere raccontata. Ad oggi tutti i processi ordinari si sono conclusi senza alcuna condanna. Ma c’è una novità che riguarda la giustizia sportiva».
Alla contestazione secondo cui sul procedimento di Calciopoli non arrivò una condanna per effetto della prescrizione, Giraudo replica:
«Avevo chiesto il rito abbreviato, senza atteggiamenti dilatori, perché volevo un giudizio veloce. Ho la sensazione che i giudici l’abbiano tirata per le lunghe perché l’alternativa era assolvermi. E l’hanno mandata in prescrizione».
E motiva così la propria convinzione:
«Agli atti non ci sono mie telefonate rilevanti. Il sorteggio arbitrale poi è stato giudicato regolare. Così come i campionati».
La sentenza europea e la battaglia sulla giustizia sportiva
Il passaggio che potrebbe aprire nuovi scenari riguarda la recente pronuncia della Corte di Giustizia europea, sulla quale Giraudo fonda la propria iniziativa.
«La recente sentenza della Corte di Giustizia europea. Chiarisce un principio fondamentale: chi si vede inflitta una sanzione sportiva deve avere diritto a rivolgersi a un giudice in grado di valutarne la legittimità».
Alla domanda sulla possibilità che un giudice possa arrivare a riscrivere quanto accaduto, la risposta è netta:
«Mi stupirei del contrario. Un giudice potrà annullare una pronuncia disciplinare “domestica” che si ritiene illegittima. Come ha sostenuto il mio avvocato Dupont, vittorioso alla Corte di Giustizia: l’attuale sistema è contrario ai principi del diritto europeo».
«Calciopoli? Una gogna mediatica senza precedenti»
Giraudo torna quindi direttamente sugli eventi del 2006 e sulle conseguenze che, a suo giudizio, ebbero non soltanto sulla Juventus ma sull'intero movimento calcistico nazionale.
«Una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo. Ma la vera conseguenza è stata quella di affossare il calcio italiano. A conti fatti è stato, per invertire la formula, un topolino che ha partorito una montagna».
L'ex amministratore delegato chiarisce anche cosa intenda con questa espressione:
«Il topolino è la fotografia che emerge alla fine dei lunghi processi: nessun campionato alterato. Come disse Sandulli, presidente della Corte Federale, “un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici”».
Interpellato sull'attualità del sistema arbitrale, aggiunge:
«Mi sembra si stia parlando molto di una certa “arbitropoli”. E che il telefono sia ancora caldo. O no?».
Alla domanda sulla correttezza del proprio operato, risponde:
«Se si riferisce al rispetto delle regole, sì. Lo dicono anche le sentenze».
Giraudo e la Juventus dopo Calciopoli
Un altro capitolo riguarda il comportamento della società bianconera e il rapporto dell'ex dirigente con la proprietà. Sul periodo successivo all'arrivo di Gabetti, Giraudo afferma:
«Di fatto, con l’avvento di Gabetti, è cambiata proprietà. Da lui non mi sono mai aspettato nulla».
Quanto ai rapporti mantenuti con la famiglia Agnelli:
«È una famiglia che sarà di circa duecento persone. Qualcuno l’ho incontrato a Londra in questi vent’anni...».
Giraudo ricorre poi a una citazione di Marco Pannella per descrivere uno degli aspetti che maggiormente lo colpirono in quella vicenda:
«Cito Pannella a proposito di Tangentopoli: si passa dal “conformismo dei clienti alla rivolta dei pezzenti”. E tutti si uniscono alla folla per avere il proprio brandello».
Il trasferimento a Londra e il progetto interrotto alla Juventus
L'ex dirigente sottolinea di aver già cominciato una nuova fase professionale quando lasciò definitivamente Torino:
«Avevo già voltato pagina prima. Ero già a Londra per sviluppare importanti progetti immobiliari e finanziari».
La sua intenzione, tuttavia, sarebbe stata quella di continuare alla Juventus soltanto mantenendo la direzione strategica intrapresa negli anni precedenti:
«Avrei proseguito, ma solo andando avanti sul progetto iniziato. Quando siamo andati in Borsa, avevamo individuato un percorso: passare da società sportiva a media company, con i diritti televisivi, e poi a entertainment company».
Il cambio di strategia gli venne comunicato direttamente:
«Mi chiamò l’Ingegner Elkann: si ritornava a essere una società solo sportiva. Era il 26 dicembre 2006, ironia della sorte, stessa data che aveva segnato l’inizio 12 anni prima con una telefonata di Umberto Agnelli».
«Con Gianni e Umberto Agnelli non sarebbe successo»
Uno dei passaggi più significativi dell'intervista riguarda Gianni e Umberto Agnelli. Alla domanda se Calciopoli sarebbe esplosa qualora fossero stati ancora in vita, Giraudo risponde:
«Non sarebbe successo nulla di quello che è successo».
E ne spiega le ragioni:
«Ci hanno seguiti, intercettati e spiati privatamente. Non si sarebbero mai permessi nemmeno di immaginare certe cose con Gianni e Umberto Agnelli. Sarebbe prevalso il codice di rispetto che vigeva nel capitalismo italiano».
Le critiche alla gestione della Juventus
Il giudizio sull'atteggiamento assunto dal club durante quella fase rimane critico:
«Mi ha sempre lasciato perplesso. Ha chiesto il patteggiamento nel processo sui bilanci e i suoi dirigenti sono stati assolti. Ha accettato la Serie B, senza neanche aver letto le intercettazioni. Bah. L’errore di valutazione fu enorme».
Giraudo ricorda quindi quanto accadde sul fronte giudiziario:
«Grande Stevens, allora presidente della Juve, presentò una querela per infedeltà patrimoniale riferita alla mia gestione. E, come Juventus, chiese di patteggiare una pena per gli stessi fatti. Morale: io assolto, la Juve anche nonostante la proposta di patteggiamento del suo avvocato Zaccone. Quello della C con penalizzazione!».
Alla domanda su un possibile collegamento con le vicende che interessarono Gabetti e Grande Stevens, risponde:
«Erano entrambe persone troppo corrette perché si possa accusarli di aver affondato la Juventus per distrarre l’attenzione dal loro processo o per indebolire concorrenti alla guida del Gruppo».
Il ricordo di Gianni Agnelli e lo Stadium
Giraudo riserva parole particolarmente significative a Gianni Agnelli, descrivendone così il peso all'interno dell'universo Juventus:
«L’Avvocato non era presente: era immanente. Appariva fisicamente nei momenti topici. Senza il suo appoggio, non avrei mai vinto la battaglia per lo stadio».
Lo stadio sarebbe stato poi inaugurato quando Giraudo aveva ormai lasciato il club. Per molto tempo l'ex amministratore delegato ha evitato di tornarci:
«Non ci sono mai più voluto tornare. Ho ceduto solo una volta. Mio figlio aveva comprato tre biglietti ai distinti, per me e il mio nipotino. Non ho potuto dire di no».
Quella visita si trasformò però in un incontro particolare con i tifosi:
«Mi hanno riconosciuto. E non riuscivo a uscire dallo stadio tra foto e selfie. E il coro. “Torni, torni”».
Giraudo: «Tornerei solo se mi invita Elkann»
Oggi esiste soltanto una condizione che potrebbe convincerlo a tornare in tribuna allo Stadium:
«Solo se mi invita l’Ingegner Elkann».
Il giudizio su John Elkann è decisamente positivo:
«Sì, ha preso una Exor che capitalizzava due miliardi: oggi ne capitalizza ventidue. La sua riservatezza non deve ingannare. Ha retto, da giovanissimo, personalità come Romiti, Gabetti, Marchionne. Oggi li ha superati partecipando ai consigli di amministrazione dei principali gruppi del tech americano. E viene ricevuto alla Casa Bianca, all’Eliseo e al Quirinale».
Infine, Giraudo racconta un episodio relativo ai rapporti personali con Elkann. Dopo l'assoluzione nel processo sui bilanci, ricevette un messaggio dall'attuale numero uno di Exor:
«Ho molto apprezzato, dopo l’assoluzione nel processo sui bilanci, un suo sms in cui si complimentava con me perché il fatto non sussisteva. Perfetto stile Juve».
