Mauro Esposito alla Gazzetta: "Ho perso il Mondiale perché ero del Cagliari. Cellino mi ha cambiato la vita, ero uno dei suoi figliocci"

Mauro Esposito alla Gazzetta: "Ho perso il Mondiale perché ero del Cagliari. Cellino mi ha cambiato la vita, ero uno dei suoi figliocci"TUTTOmercatoWEB.com
giovedì 23 aprile 2026, 09:30Rassegna stampa
di Redazione TuttoCagliari

L'ex attaccante del Cagliari, Mauro Esposito, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. Le sue parole: "Ero un’ala pura, ora segnerei 15 gol a stagione. Ormai gli esterni tornano indietro e la passano - esordisce Esposito -. Di cosa mi occupo oggi? Alleno l’Under 13 del Pescara, la città in cui vivo e dove ho iniziato a giocare, e mi dedico alla mia accademia. Insegno la tecnica. Ho più di cento iscritti dai 10 ai 15 anni. Il sogno è riuscire a far sì che uno di loro riesca a diventare professionista". 

Sul suo passaggio al Cagliari: "Nel ’99 Marino andò all’Udinese, e io con lui? Arrivavo dall’annata della vita: 12 gol, 7 rigori procurati, la fiducia di De Canio, anche lui in Friuli. Ma pagai il salto. Nel gennaio 2001 rientrai a Pescara in B e poi, in estate, sfiorai Salerno. Ma subentrò il Cagliari? Già, Cellino mi ha cambiato la vita. I sei anni sardi riassunti in una parola? Felicità. All’inizio giocavo seconda punta, poi Sonetti mi disse che avrei giocato in una big solo da ala. 'La Juve ha Del Piero, il Milan Sheva, l’Inter Vieri: tu dove giochi?'. Aveva ragione. E in quegli anni mi hanno cercato diverse squadre".

Quindi svela un retroscena: "Il Barcellona, che all’epoca aveva un giovane Messi,inviòdegli emissari. Mi osservarono un po’. Poi l’Inter e la Roma, che mi cercò nel 2005 dopo l’annata in cui segnai 16 gol in Serie A. Cellino disse che mi avrebbe lasciato andare l’anno dopo".

Sul rapporto con Cellino: "Che rapporto avevo col presidente? Ero uno dei suoi figliocci, sopravvivevo persino alle sue scaramanzie. Non voleva giocatori con la fascia tra i capelli, ad esempio. Io ero un’eccezione, ma un altro lo mise fuori rosa. Poi fece sparire lo sponsor Tiscali dalla maglia perché aveva il colore viola. Non potevamo partire di venerdì per i ritiri, solo il giovedì o il sabato. E guai a salire su un aereo il 17 del mese. Era vero, genuino, e mi ha sempre aiutato. Anche quando mi sono rotto il crociato nel 2007, prima di andare alla Roma. Colpa di un allenamento come tanti: una palla sbagliata, il campo bagnato, e niente, stock... Fisicamente non mi sono mai più ripreso".

Sul grande rimpianto: "Il rimpianto più grande è stato non aver giocato il Mondiale 2006. Se si fosse disputato nel 2005? Sarei stato titolare. Lippi mi convocò in tutte le partite di qualificazione e mi inserì tra i 30 preconvocati, poi mi tagliò. Come mai? Perché giocavo nel Cagliari e non in una big, come Camoranesi. Lippi e Gigi Riva mi dicevano che ero lì per meriti, ma la voce che girava era quella. E ovviamente non è colpa del mister, sia chiaro. Comunque, aver rappresentato l’Italia resta un orgoglio. Quando debuttai con la Slovenia a Polvica misero un maxischermo in piazza".