Mauro Esposito: "Sono spariti tutti, nel calcio non ho amici. Affezionato a Zola, a Cagliari lo guardavamo ed era uno spettacolo"
Nel corso di una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Mauro Esposito ha ripercorso alcuni aspetti più personali della sua carriera, soffermandosi in particolare sui rapporti umani costruiti nel mondo del calcio.
Tra i ricordi più significativi, spicca quello legato a Gianfranco Zola, figura che ha lasciato un segno profondo nella sua esperienza: "Il giocatore a cui sono più affezionato nella mia carriera? Zola. A 37 anni tornò a Cagliari in B ponendosi con umiltà. Arrivava al campo un’ora prima col preparatore e se ne andava un’ora dopo. Lo guardavamo battere le punizioni: uno spettacolo".
Un esempio, quello dell’ex fantasista rossoblù, che Esposito ricorda non solo per le qualità tecniche ma anche per l’approccio professionale e l’etica del lavoro.
Diverso, invece, il discorso sulle amicizie nel mondo del calcio, tema su cui l’ex attaccante si è espresso con grande schiettezza:
"Un amico nel calcio? Mah, nessuno. Perché? Nel corso degli anni sono spariti tutti. È chiaro che ho bei rapporti con Langella, Suazo, Abeijon, Daniele Conti e tutti quelli con cui ho giocato in Sardegna, la mia seconda casa. Il posto che mi ha amato di più. Ma per me un amico è un’altra cosa. Sono i ragazzi di Polvica e la mia famiglia, che non mi tradirà mai. Il nostro è un ambiente dove quando smetti di giocare ci si allontana. Condividi annate, stagioni, e poi, alla fine, svanisce tutto".
Un’analisi lucida e senza filtri, che racconta un lato meno visibile del calcio professionistico, fatto di rapporti spesso legati al campo e destinati a dissolversi con il passare del tempo.
Alla domanda finale, Esposito chiude con una riflessione essenziale:
"Se mi dispiace? È il calcio. E, più in generale, la vita".