Paganin sul Bologna di Palladino: "Un bell'esame anche per lui, per crescere insieme alla squadra"
Massimo Paganin ha analizzato sulle pagine del Corriere di Bologna il momento dei rossoblù dopo la sconfitta contro l'Inter, soffermandosi sul lavoro di Raffaele Palladino, sulle difficoltà fisiche della squadra e sulla necessità di trovare maggiore equilibrio. L'ex calciatore ritiene che il Bologna sia sulla strada giusta, ma sottolinea l'importanza di migliorare la gestione delle partite e la solidità difensiva. Di seguito un estratto delle sue parole.
Massimo Paganin, la sua sintesi di Bologna-Inter?
"Mi è piaciuto il Bologna del primo tempo: aggressivo, ha preso l’Inter nella prima costruzione, ha giocato alto. Tutto questo mentre stai cambiando sistema di gioco. Non potendo mantenere quell’intensità per 90 minuti, contro la squadra più forte e attrezzata del campionato, ci sta che poi perdi".
Condizione fisica, certo, ma anche panchina.
"È indubbio. La qualità fa la differenza e Chivu nella ripresa ne ha messa tanta in campo, due gol e quella giocata di Mkhitaryan, strepitosa. Il Bologna però è sulla strada giusta, deve riprendersi dall’uscita di Italiano e dalla falsa partenza, dobbiamo contestualizzare bene tutto per leggere la partita di sabato".
Il Bologna ha una rosa un po’ ridimensionata?
"È inevitabile, è il passaggio che devono fare i club come quello rossoblù, anche l’Atalanta ha vissuto alti e bassi. Saputo avrà fatto le sue considerazioni sulla sostenibilità del club, ma intanto cerca di creare un’ossatura importante. Il Bologna deve tornare a essere appetibile ai giocatori di qualità, come quando venni io, sì quello del primo gol in Italia di Ronaldo (ride sereno, ndr): Signori, Andersson, Ingesson, Marocchi, Baggio…".
Il gruppo, che ha avuto evidenti difficoltà con Tedesco, dovrà dimostrare qualcosa in più: una responsabilità ulteriore?
"Sì, i giocatori lo sanno benissimo. Qualcosa non è andato, vediamo ora. Quando si cambia tecnico ci si deve mettere a disposizione, mentalmente si deve essere pronti a fare un cambiamento e con Palladino mi pare siano a un buon punto. Serve lavoro fisico per reggere 90 minuti, ma anche capacità di gestire la partita, perché non puoi andare sempre al massimo".
In una difesa passata a tre, manca ancora un leader centrale.
"Deve individuarlo Palladino, uno che guidi reparto e compagni. Casale è giovane e lì non ha mai giocato. La presenza di Darmian con l’Inter come braccetto di destra è un esempio: servivano esperienza e, conoscendo il sistema, capacità di dare input ai compagni (ha giocato la finale di Champions con il City, ndr). Il tecnico farà i suoi esperimenti, è un Bologna inevitabilmente in progress".
L’attacco fa fatica: due pivot ed Enem.
"Ha segnato poco, solo 6 gol, perché è partito male. Certo, il Bologna era abituato a creare e segnare di più. Sono andati via giocatori importanti, basta vedere cosa ha fatto Castro sabato, ma questo deve essere di stimolo per i presenti. È un reparto che deve sbloccarsi, Palladino dovrà trovare le soluzioni per mettere nelle migliori condizioni gli attaccanti".
In ultimo c’è anche l’imbarazzo del portiere.
"Una figura essenziale che deve trasferire serenità alla squadra. I portieri si assumono sempre le loro responsabilità, deve essere bravo l’allenatore a capire e scegliere".
In sostanza, al netto dei piedi dei giocatori, è tutto nelle mani di Palladino.
"D’altra parte se è subentrato c’era qualcosa che non andava e lui sa bene quali e quante cose deve superare. Un bell’esame anche per lui, per crescere insieme alla squadra".
