Donadoni: "Nel Milan di Berlusconi era tutto perfetto"

Donadoni: "Nel Milan di Berlusconi era tutto perfetto"TUTTOmercatoWEB.com
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di Martina Musu

Nel corso del quarto appuntamento del podcast "Derbyssimo Legends x MilanNews", Stefano Fisico e Stefano Eranio hanno intervistato Roberto Donadoni, ex centrocampista che ha vestito la maglia del Milan tra il 1986 e il 1999, periodo intervallato da un prestito di una stagione ai NY MetroStars.

Di seguito un estratto delle sue parole. 

ll Milan in cui hai giocato era più una squadra o un insieme di talenti?
"Ho la sensazione che il termine talento sia un po' abusato, quanto meno difficile da identificare o renderlo così fine a se stesso. Quello era una squadra che aveva capito, grazie a un allenatore che aveva portato una determinata mentalità e che aveva avuto la fortuna di creare un gruppo da un punto di professionale di altissimo livello. È chiaro che non basta solo quello, servono anche qualità tenciche, ma quel Milan era abbastanza apprezzato da quel punto di vista. L'insieme delle cose ha fatto venire fuori un prodotto che non puoi creare in laboratorio. Lì c'era un'insieme di cose che si sono incastrate alla perfezione". 

C'è stato qualcuno che ti prese sotto la sua ala quando ti sei trasferito al Milan?
"Qualcuno già lo conoscevo, quindi c'era già un affiatamento che mi ha aiutato. Non dimentico il fatto che il primo anno al Milan è stato un anno difficile, dove abbiamo faticato parecchio, siamo arrivati allo spareggio con la Sampdoria per entrare in Coppa UEFA. Io che arrivavo dall'Atalanta e ho dovuto scegliere tra Milan e Juventus, non ti nascondo che un pensiero "Forse era meglio..." mi era venuto. Ma nel momento in cui l'ho pensato c'è stata subito in me la voglia di dimostrare le mie capacità, quindi le cose si sono aggiustate. Fondamentale in questo processo quello di avere alle spalle un club e il presidente Berlusconi".

Un episodio che racconta cos'era quel Milan?
"È chiaro che quando si parla di un periodo di militanza così lungo in un club di cose ne succedono parecchie. Penso però che sia stato fondamentale il fatto che fossimo un gruppo che si viveva quotidianamente sul campo, mentre fuori no. C'era incosciamente la consapevolezza che quando si oltrepassava il cancello di Milanello trovavi i tuoi migliori amici. Però comunque ripeto, siamo stati fortunati ad avere un club che ci ha sempre messo nelle condizioni di lavorare al meglio, senza avere alibi. Era tutto perfetto".