Un mirto con... Francesco Baiano: "La riconferma di Pisacane? A Cagliari ha prevalso la meritocrazia. Ora servono rinforzi a centrocampo: io sono per puntare su giovani talenti in erba, 'svezzati' e guidati in campo da compagni più esperti"
L’ex attaccante di Foggia e Fiorentina Francesco “Ciccio” Baiano, intervistato da Tuttocagliari.net, considera “decisamente positivo” il campionato del Cagliari e dispensa preziosi consigli sulla gestione della campagna acquisti in vista di una stagione, quella ventura, in cui il club rossoblù vorrebbe compiere un piccolo salto di qualità.
Francesco, il Cagliari ha ottenuto 43 punti vincendo partite sulla carta proibitive contro avversari di alto livello e, al contrario, deludendo in diverse occasioni contro le parigrado. Il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno?
“Il bicchiere, per conto mio, è pieno fino all’orlo. Ad agosto tutti ci aspettavamo un Cagliari destinato a lottare strenuamente per la salvezza fino all’ultima giornata. Beh, direi che i sardi sono andati oltre le aspettative: si sono salvati brillantemente e, a ben vedere, non si sono mai ritrovati con l’acqua alla gola. Di fatto l’obiettivo della permanenza in serie A è stato virtualmente raggiunto molto prima della penultima giornata. E il lavoro di Pisacane, esordiente nella categoria regina, è stato straordinario. In più a tratti il suo Cagliari ha pure espresso un calcio piacevole e propositivo. È vero che contro le cosiddette ‘piccole’ ha perso qualche punto di troppo, ma questo è accaduto per via della tensione che ha attanagliato i rossoblù in occasione degli scontri diretti. Si sa che in quei match i punti valgono doppio: di conseguenza ci si concentra sul risultato e raramente si riesce a veicolare un bel calcio. Infatti quando Gaetano e compagni hanno avuto la possibilità di scendere in campo a mente sgombra e di giocare a briglie sciolte, ad esempio a San Siro contro il Milan, hanno messo in mostra tutte le loro qualità tecnico-tattiche. Viceversa i rossoneri erano schiacciati dalla pressione, e hanno perso la trebisonda e la partita…
In definitiva, secondo me Giulini ha giustamente rinnovato il contratto a Fabio Pisacane: in questo caso ha trionfato la meritocrazia.”
Forse il reparto in cui il Cagliari ha maggiore necessità di rinforzarsi è il centrocampo: a fronte di tanti mediani di quantità manca qualche costruttore di gioco dai piedi buoni.
“A me hanno sempre detto che il calcio nasce in mezzo al campo: tecnica e idee non devono mai mancare in una compagine di serie A. Non basta schierare centrocampisti muscolari. A Cagliari Fabio Pisacane ha avuto la grande intuizione di piazzare Gianluca Gaetano davanti alla difesa: ora se il regista napoletano dovesse partire andrebbe giocoforza sostituito con un elemento di qualità, dinamico e capace di dettare i tempi della manovra. Potrebbe trattarsi anche di un giovane talento: io sono sempre favorevole alla valorizzazione dei prospetti futuribili, purché siano davvero bravi. D’altronde qui in Italia non diamo mai il tempo ai giovani di sbagliare. Quando li lanciamo nell’undici titolare e magari sbagliano la prima partita li mandiamo subito via a farsi le ossa da qualche altra parte. Invece dovremmo dargli fiducia, esattamente come fanno all’estero. Occorre gettarli nella mischia in almeno quindici-venti partite: solo dopo averli visti all’opera con continuità li si può giudicare. Poi è chiaro che per allestire una squadra competitiva in serie A i talenti in erba devono essere affiancati da calciatori esperti che sappiano guidarli e farli maturare.”
Il Cagliari, stando alle parole del presidente Giulini, vorrebbe migliorare il piazzamento ottenuto nell’ultimo campionato. Qual è la strada giusta per perseguire questo obiettivo?
“Per fare un piccolo salto di qualità oggi come oggi bisogna prendere giocatori di un certo tipo. Nel calcio attuale un attaccante o un centrocampista veloce e tecnico allo stesso tempo molto difficilmente arriva in Italia. Piuttosto si accasa al Manchester City, al Bayern Monaco, al Barcellona o al Real Madrid. Da noi sbarcano frotte di stranieri totalmente sconosciuti anche nei loro stessi Paesi di provenienza. Oppure, nella migliore delle ipotesi, riusciamo a ingaggiare campioni ‘stagionati’ di 38-40 anni. In serie A né le big né tantomeno le piccole squadre possono permettersi di trattenere a lungo i loro elementi migliori: prima o poi sono costrette a cederli. L’unico modo per crescere e migliorarsi è dunque quello di scovare talenti in erba e allevarli in casa, dimostrando abilità e lungimiranza nella selezione dei profili più promettenti.”
